Binge eating: ecco quando le abbuffate diventano una malattia

 

Aver sofferto di binge eating è stato come “trattenere il fiato”. Trattenere il fiato per il troppo cibo inserito in bocca. Trattenere il fiato per nascondermi quando qualcuno tornava a casa, per non fare rumore. […] ” –  Erika

La mia esperienza con il binge può essere riassunta in una parola: vergogna. Avevo paura di stare da sola, paura di me stessa e del mio modo di gestire le emozioni” – Claudia

Dentro sentivo un vuoto pieno di domande, paure, pensieri cupi, e l’unico modo per non sentire tutto quel dolore era soffocarlo con il cibo. Solo nell’atto dell’abbuffata c’era silenzio interiore […] Per me le abbuffate erano una dipendenza. Il cibo era ciò che mi faceva del male e allo stesso tempo, materialmente, ciò che mi teneva in vita”  – Lucrezia

Sono solo alune delle testimonianze raccolte da Animenta, associazione no profit che opera sul territorio e molto attiva sui social media. Ma cosa si intende per binge eating? Lo abbiamo chiesto ad Aurora Caporossi, founder di Animenta, intervistata in esclusiva per Alley Oop. A lei abbiamo rivolto alcune domande sul binge eating per comprenderne le cause multifattoriali, andando a fondo su stereotipi e tabù dei disturbi del comportamento alimentare. 

Per chi non ha mai sentito parlare di binge eating disorder (Bed), o disturbo da alimentazione incontrollata, ci riferiamo innanzitutto ad una malattia socialmente molto sottovalutata e marginalizzata. Il binge eating vuol dire letteralmente abbuffate ricorrenti di cibo che, al contrario della bulimia, non prevedono fenomeni di compensazione come il vomito. Il Bed è stato inserito nel DSM-5 (il Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali) solo nel 2013, a fronte di criteri particolarmente restrittivi che non sempre permettono di poter ricevere una diagnosi e quindi curarsi. Perché si tratti di disturbo da alimentazione incontrollata, infatti, devono verificarsi episodi di abbuffate almeno due volte a settimana e per tre mesi consecutivi

Le diagnosi

La diagnosi non incontra il 100% dei casi di Bed proprio per la complessità dei corpi e delle origini della malattia. Dietro un disturbo del comportamento alimentare c’è un grande dolore, sovraccaricato da fattori culturali discriminanti rispetto a chi prova vergogna o non sa come chiedere aiuto. Se nel 2019 i casi di disturbo del comportamento alimentare (anoressia, bulimia e binge eating) erano circa 680mila, nel 2022 i numeri raddoppiano con una cifra di circa 1.450.567, secondo la survey nazionale del ministero della Salute 2019-2023. Tra i fattori legati alla crescita di questi disturbi in italia, c’è la mancanza di fondi necessari per le strutture di cura e l’esiguità del supporto ai professionisti coinvolti nel percorso terapeutico. 

Identikit di un disturbo alimentare

Il binge non gode inoltre di una rappresentazione culturale adeguata. Alberta Angiulli, psicologa specializzata nel trattamento dei disturbi Alimentari e volontaria professionista di Animenta, ci fornisce una definizione: “Le persone che soffrono di binge eating sono perlopiù, ma non sempre, persone in sovrappeso che si trovano a vivere in una società permeata da una mentalità grassofobica. A queste persone vengono infatti associati giudizi e caratteristiche negativi, come ad esempio la trascuratezza. Gli stigmi e i giudizi sociali non hanno effetti benefici sulla salute psicofisica“. 

“Noi non siamo una diagnosi, nasciamo per raccontare le storie delle persone”, afferma la founder Aurora Caporossi a cappello dell’intervista per descrivere l’anima di Animenta.

Come nasce l’associazione e come opera nel settore formativo

Animenta nasce nel 2021 ed è un’associazione no profit che, come racconta il claim  – Raccontare per sensibilizzare – , parte dalle storie delle persone che soffrono di disturbi del comportamento alimentare e da quelle di chi li vive insieme a loro. Non sempre una persona che soffre di disturbi del comportamento alimentare è visibilmente malata. Il disturbo si sviluppa a causa di un rapporto complesso con il corpo e con il cibo ma racconta un dolore più profondo.

Animenta opera per rendere l’informazione sui disturbi del comportamento alimentare accessibile a licei, università e aziende. Nelle scuole intercettiamo il disagio giovanile per creare un ponte, ma non parliamo mai della patologia in senso stretto. Diverse ricerche scientifiche dimostrano che questo non porterebbe un valore aggiunto, quindi lavoriamo molto sui social media (qui il nostro profilo Instagram), sulla dispercezione corporea e sulla rappresentazione del corpo nella società, incluse le rappresentazioni audiovisive.

C’è una maggiore apertura rispetto agli anni in cui io ho sofferto di anoressia nervosa e il fiocco lilla non è ancora tanto conosciuto, allo stesso tempo sussiste un enorme gap sulla complessità della malattia, sui fondi necessari, sul costo economico e umano che una famiglia deve affrontare per il percorso di guarigione di un figlio. Noi abbiamo tantissime persone adulte che si rivolgono al nostro servizio di psicologia online con Unobravo, perché a volte i centri sul territorio sono costretti a dare la precedenza ai giovani, proprio per carenza di fondi e personale.

Cosa vuol dire che la malattia non è sempre visibile fisicamente?

C’è un articolo del New York Times dal titolo “You don’t look anorexic” e racconta storie di donne americane con corpi grassi che soffrono di anoressia nervosa atipica. L’atipicità consiste nel non essere sottopeso nonostante i comportamenti restrittivi. Quindi non riescono ad avere diagnosi, e se non hai una diagnosi non sai come muoverti. Io non ho avuto una diagnosi per quasi due anni. Ti chiedi: se non sono malata che cosa ho? cosa c’è che non va in me? E allora ti isoli sempre di più, perché i disturbi del comportamento alimentare sgretolano ogni relazione interpersonale e intrapersonale.

Perché si parla di binge eating meno rispetto agli altri distrubi?

Di binge eating si parla molto poco ma è uno dei disturbi alimentari più diffusi e nascosti. Proprio pochi giorni fa abbiamo fatto una storia su Instagram chiedendo perché si parla ancora poco di binge eating e qual è la percezione sociale che le persone hanno sull’argomento. È emerso che c’è molto stigma sulla malattia e sui corpi grassi. La persona che è affetta da binge spesso ha un corpo grasso, è vero, ma è anche uno stereotipo.

Nel nostro immaginario una ragazza affetta da un disturbo alimentare è una ragazza bianca cis in età adolescenziale con un corpo molto emaciato, perché l’unico disturbo del comportamento alimentare esistente nell’immaginario comune è l’anoressia nervosa. Alcune persone non ricevono una diagnosi di binge perché non si abbuffano abbastanza nel rispetto dei criteri descritti del DSM-5, la parte dei manuali clinici è fondamentale certo, però bisogna sempre considerare la persona e chiederle prima come stai, quale dolore vivi?

Quali sono le differenze del binge eating con la bulimia e quali invece gli elementi in comune?

Durante un episodio di binge eating mangi grandissime quantità di cibo in un tempo molto breve, è un impulso incontrollato dove perdi la percezione di cosa stai facendo. A differenza della bulimia nervosa non ci sono meccanismi di compensazione, quindi non c’è vomito. Dopo l’abbuffata provi un grande senso di vergogna e schifo nei confronti di quello che hai fatto. Tutto quello che cerchi di colmare con il cibo è un disagio, per esempio la solitudine o non sentirsi abbastanza rispetto a uno standard sociale. Io ho sofferto di anoressia nervosa e ho avuto diversi episodi di binge sia prima che dopo la malattia. Le abbuffate avvengono in solitaria, a volte si fanno spese solamente per comprare il cibo necessario all’abbuffata, e potresti sentirti giudicato da un cassiere che ti chiede se il cibo è tutto per te.

Con Animenta affrontiamo l’argomento del linguaggio, e nello specifico facciamo riferimento ai famosi titoli come “Rimedi per le abbuffate natalizie”, il problema è che le abbuffate sono un’altra cosa, e bisogna lavorare moltissimo sull’approccio comunicativo e culturale. Abbiamo l’abitudine a invadere lo spazio degli altri attraverso commenti sul cibo, ma pochi si chiedono se questo possa essere doloroso per chi soffre di disturbi del comportamento alimentare. 

Il binge eating è un disturbo femminile o riguarda anche gli uomini?

Se i dati, probabilmente sottostimati, ci parlano di una maggioranza al femminile, io dico sempre che i numeri nascondono le persone. Abbiamo sempre fatto una rappresentazione del disturbo del comportamento alimentare al femminile perché il corpo delle donne è quello più oggettivato, auto-oggettivato, e iper sessualizzato. I Dca sono malattie psichiatriche complesse che colpiscono donne, uomini, adolescenti e adulti, e necessitano di maggiore accessibilità di informazione oltre che di una narrazione estremamente diversa e meno stereotipata di quella attuale. 

***

La newsletter di Alley Oop

Ogni venerdì mattina Alley Oop arriva nella tua casella mail con le novità, le storie e le notizie della settimana. Per iscrivervi cliccate qui.

Per scrivere alla redazione di Alley Oop l’indirizzo mail è alleyoop@ilsole24ore.com