Cambiamento climatico e salute mentale: l’emergenza sottovalutata

scritto da il 20 Luglio 2022

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Ogni volta che la temperatura media mensile aumenta di 1°C, i decessi legati alla salute mentale incrementano del 2,2%. È quanto riportato dal Word Economic Forum in una recente pubblicazione.

L’ondata di caldo di questi giorni – l’ennesima di una lunga serie – non influisce dunque solamente sulla nostra salute fisica – congestioni, svenimenti, disidratazione – ma anche su quella psicologica.

Le ricerche dimostrano che le alte temperature comportano l’aumento di sintomi nelle persone con depressione, disturbo d’ansia generalizzato e disturbo bipolare. Anche in assenza di patologie, il calore impatta sulle capacità cognitive del singolo, influenzando pensiero e ragionamento. Lo stress derivante dal caldo, ad esempio, compromette le aree del cervello utili alla risoluzione di problemi complessi e rallenta i tempi di reazione. La frustrazione che ne deriva, può inoltre favorire l’aggressività: si stima che entro il 2090 il cambiamento climatico potrebbe portare, a livello globale, un aumento della criminalità del 5%.

Gli effetti del clima sulla salute mentale non si fermano però qui. La preoccupazione per il futuro del pianeta dà origine a vissuti d’ansia inediti, che vengono spesso raccolti sotto il nome di eco-ansia. “La sensazione generalizzata che le basi ecologiche dell’esistenza siano in procinto di crollare” (Albrecht, 2019)

Un vissuto che ha impatti profondi sul benessere delle persone e che si genera a partire dal timore legato a tutti quei cambiamenti influenzati dall’essere umano: riscaldamento globale, eventi meteorologici considerati tradizionalmente rari, innalzamento del livello del mare e così via. Ne derivano angosce profonde e veri e propri attacchi di panico, alimentati dalla costante percezione di minaccia, unita all’incertezza – riguardante tempistiche e portata degli esiti – che la contraddistingue.

Non è dunque un caso se l’OMS esorta i diversi Paesi a includere il supporto per la salute mentale nelle strategie da individuare per gestire la crisi climatica. Un recente documento, identifica alcune raccomandazioni per i Governi, utili a fronteggiare proprio gli impatti del clima sul benessere psicologico. Si invita a integrare, in maniera biunivoca, i programmi rivolti alla salute mentale con le azioni per l’ambiente e si sprona a definire impegni globali e trasversali tra i diversi paesi. Nonché a ridurre i fattori di rischio e vulnerabilità, tra cui la povertà.

Nonostante le evidenze scientifiche e l’azione di sensibilizzazione dell’OMS, manca tuttavia la consapevolezza diffusa alla base. Se il cambiamento climatico è ormai evidente ai più, spesso si sottostima – o si ignora completamente – il suo ruolo nel provocare malessere psicologico. L’ineluttabilità della crisi e il senso di impotenza che l’accompagna, sono gli elementi che più incidono in questo meccanismo. Le emozioni che si generano – paura, senso di colpa, rabbia, tristezza – si ancorano all’individuo, finendo per influenzarne non solo la salute, ma anche i comportamenti e le scelte di vita.

Eppure, ancora troppo spesso, si fatica a legittimare i vissuti d’ansia legati al cambiamento climatico, affermando, ad esempio, come questi siano esagerati o – addirittura – infondati. Un atteggiamento che non solo contribuisce a ledere la salute delle persone, ma che mette drammaticamente in evidenza la cecità umana nei confronti della crisi ambientale.

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