Il regalo della solitudine: fermarsi per ripartire

scritto da il 21 Maggio 2020

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Viviamo costantemente con la paura della solitudine e in una società in cui si evita ad ogni costo di ritrovarsi soli ,ecco che una pandemia scoppia all’improvviso e lascia tutti chiusi dentro quattro mura in compagnia di se stessi e del proprio Io.

In questi giorni ho osservato, attraverso i social network, il comportamento dell’essere umano di fronte ad una condizione di solitudine forzata e analizzando attentamente non posso che arrivare ad una sola conclusione:”L’incontro del proprio sé spaventa la maggior parte degli individui.”

Nella prima settimana di reclusione in molti si sono affannati alla ricerca di un impegno, di uno svago, come se la solitudine fosse, citando il registra Bernardo Bertolucci, “una tremenda condanna,anziché una meravigliosa conquista”. Tutto questo darsi da fare ha un solo significato, l’uomo cerca di correre più veloce della propria anima.

Il sociologo e filoso polacco Zygmunt Bauman diceva che “l’introspezione è un’attività che sta scomparendo. Sempre più persone, quando si trovano a fronteggiare momenti di solitudine nella propria vita, per strada o alla cassa del supermercato, invece di raccogliere i pensieri ,controllano se ci sono messaggi sul cellulare per avere qualche brandello di evidenza che dimostri loro che qualcuno, da qualche parte, forse li vuole o ha bisogno di loro”.

Oggi più che mai queste parole esprimono la condizione umana poiché questo “riempire” conferma che l’uomo non riesce a stare per più di due ore con se stesso in una stanza senza avere contatti con l’esterno e che ha un disperato bisogno di qualcuno per non sentirsi solo, un qualcuno che molto spesso, serve solamente ad aumentare il proprio ego. Un ego che viene alimentato da persone, situazioni, interessi e che separa l’uomo da ciò che è realmente perché totalmente preso dall’apparire e dal mostrarsi.

L’essere umano cerca di fuggire dal proprio Io anziché ricercarlo e questo continuo fuggire non fa altro che allontanarlo dalla vita reale, dal valore delle piccole cose e soprattutto da se stesso.

Nella società liquida nella quale viviamo, in cui tutto scorre velocemente, forse noi dovremmo imparare a fermarci per ripartire. E allora lasciamo che la nostra anima ci parli, perché non serve a niente bloccare i mostri che ci portiamo dentro se non li lasciamo mai uscire. Questa solitudine è un opportunità. Facciamoci questo regalo.

Beatrice Cerroni

Ultimi commenti (4)
  • Alessandra Greco |

    Se fossi il famoso scrittore G. G.Marquez, scriverei “57 anni di solitudine”. Uno stato, il mio, spesso subito e sofferto. Specialmente durante il periodo dell’adolescenza, quando arrivava il weekend e non sapevi con chi uscire. Sì, proprio come nella canzone di Venditti. Gli anni sono passati, costellati di amicizie meteore. Mi sono anche arrovellato il cervello alla ricerca di un motivo, in genere una colpa, la mia, per quelli che consideravo dei fallimenti. Per carità, non sono una monaca in clausura, ho un marito, un figlio e due genitori anziani da accudire. A volte un lavoro. Ma c’è ancora chi mi urla “sei sola come un cane”, quando vuole ferirmi. Allora ho deciso di fare della mia solitudine un punto di forza, un modo per distinguermi dalla folla di perfetti sconosciuti che si credono ricchi di amici, magari solo perché su Facebook ottengono centinaia di like….grottesco: neanche fossero quindicenni!
    Sapete qual è il mio motto sotto la mia foto profilo? “Sono sempre stata sola come un gatto”, A. M. Ortese. Come i gatti sono sola perché mi basto e perché sono libera, anche se, a volte, incontro qualche essere solitario e sensibile come me con cui condividere passioni e desideri. È sempre stato così, sin da bambina, ma adesso non me ne dolgo più.

  • Bruna Tonani |

    Molto vero il contenuto dell’articolo e molto bello. Purtroppo pensiamo che la vita vada riempita di “fare” per paura di pensare a se stessi e leggerci dentro.

  • Manuela |

    Buongiorno, leggendo i libri di Bauman ” vita liquida”, ho trovato conforto in quello che pensavo. Tutto stava cambiando. Tutto troppo velocemente. Soprattutto i sentimenti. È vero l’essere umano fa fatica a stare con se stesso. Personalmente, a volte ricerco la solitudine, per raccogliere i pensieri. Ma poi la vita va condivisa, soprattutto con i propri cari. La solitudine serve anche a capire l’amore che si prova verso se stessi e verso le persone importanti della propria vita.

  • Antonio |

    Sto sperimentando questa condizione con un altro peso aggiuntivo (oltre alla pandemia) e pur essendo già una persona un po’ riflessiva, apprezzo questo post e vorrei provare a capire cosa di benefico ci può suggerire la nostra anima se la interroghiamo nei momenti di solitudine.