“Panni sporchi”, un’adolescenza alla ricerca di sé

scritto da il 07 Luglio 2019

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“Le famiglie vivono fra i muri delle loro case per poter avere uno spazio protetto, ci dicono. E invece è solo per poterci accumulare i panni sporchi, nascondere, nascondere, nascondere finché si può, tutto quello di cui ci si vergogna, che non si accetta, non si digerisce, né dentro né fuori”.

La vita, invece, è fuori. Ma per uscire, uscire davvero, senza fuggire, senza scappare ma camminando seguendo se stessi, la strada è lunga e a tratti dolorosa. “Panni sporchi”, dice l’autrice, parla di femminilità, di violenza sia psicologica che fisica. Ma parla anche di molte altre cose: di ricerca, di tristezza, di passioni, di gioia, di rabbia, di desideri e di strade contorte per realizzarli, di risposte da trovare, di vite che si incontrano e si sfiorano e si scontrano.

“Cosa desideri più di tutto dalla vita?”

“Andarmene”, risposi senza neanche riflettere.

La protagonista di “Panni sporchi” vive la sua adolescenza in un paesino della Calabria, in una famiglia benestante e molto tradizionalista, in cui lei fatica ad essere vista, guardata. E questa fatica, in quegli ultimi anni di liceo in cui lo sguardo dell’altro è fondamentale per la definizione di un’identità ancora in costruzione, si fa sempre più profonda e dolorosa. Il contesto che fa cornice agli anni raccontati è fondamentale per definire quel senso di straniamento e di inadeguatezza a un paesaggio fatto di regole rigide e prefissate, impossibili da trasgredire, che nulla lasciano alla personalità del singolo ma si rifanno prevalentemente alla convenzione. In questo, emerge nel racconto – in prima persona – la passione della musica, del pianoforte, che sarà in qualche modo lo sfondo e il sottofondo del percorso di emancipazione e di definizione di sé.

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Mai banale nella scrittura, asciutta e con una notevole capacità di descrizione delle emozioni e del percorso interiore che rendono la lettura appassionante e piacevole, mai pesante anche nei momenti che pesanti sono, per le situazioni narrate. Quello che colpisce nel testo è la gentilezza con cui viene raccontato il dolore, il difficile passaggio di rottura con le radici per dare spazio alla scoperta di sé, con una leggerezza nel descrivere la gravità che resta impressa.

L’autrice è al suo debutto come scrittrice, finora la sua sensibilità e la sua arte le ha espresse al piano: le sue composizioni, spesso, le sogna di notte e al mattino le registra. Così, come fosse cosa da tutti, ha inciso quattro dischi. E così ha raccontato lo sbocciare di un fiore (come quello della bellissima copertina del libro), con la stessa apparente semplicità che nasconde in realtà il coraggio di una ricerca profonda di una vita che abbia davvero “il” senso.

“Panni sporchi” di Stefania Surace è un libro intenso, denso, forte e delicato al tempo stesso, con una levità nella descrizione del dolore che è rara. Uno di quei libri per cui non vedi l’ora di tornare a casa, a leggere, o che leggi anche camminando, perché da lì, da quelle emozioni, da quelle parole e da quella storia di vita non hai voglia di staccarti.


Titolo: “Panni Sporchi

Autore: Stefania Surace

Editore: Libreria Dante & Descartes

Anno: 2019

Prezzo: 10 euro

Ultimi commenti (1)
  • Reimondo Di Maio |

    Bellissima e sensibilissima la lettura di Chiara Di Cristofaro, capace di andare al fondo del libro e riportare alla luce una nuova narrazione. Il racconto gentile del dolore mi era sfuggito. Continuano letture tutte suggestive di un romanzo, che ha, tra i suoi tanti meriti, quello di ridare voce alla letteratura calabrese e non erafacilené scontato. A voler far gli ultimi nomi la tragica voce del poeta Franco Costabile e il felice narrare di Saverio Strati.