Lo stupro di Rimini, i femminicidi e il rapporto Cox

scritto da il 06 Settembre 2017

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Un’estate calda anche sul fronte della violenza di genere. I fatti di Rimini, cioe’ lo stupro di gruppo della ragazza polacca, sono sotto gli occhi di tutti. Ma quest’estate è stata funestata anche da episodi di violenza fisica, oltre che sessuale, nei confronti delle donne. Basti ricordare il femminicidio commesso a Palmanova i primi di agosto. Al di là della cronaca, che si commenta da sé, la cornice che ospita siffatti episodi di violenza e’ ben circoscritta dai lavori della commissione Jo Cox, denominata cosi’ in ricordo della deputata britannica assassinata. La relazione della commissione, fortemente voluta dalla presidente Laura Boldrini, e’ dedicata a Intolleranza, xenofobia, razzismo e fenomeni di odio. Quanto, in particolare, alla violenza sulle donne, che riguarda oltre sei milioni di italiane, si sottolinea l’importanza di combattere il fenomeno estirpandolo a livello culturale, puntando sulla prevenzione. A partire da scuola e linguaggio dei media.

DIMINUISCONO FORME DI VIOLENZA LEGGERE, MA NON STUPRI E FEMMINICIDI

L’origine delle discriminazioni di genere e’ da ricercare, secondo la Commissione, nella mancata accettazione del superamento delle asimmetrie di genere storicamente a sfavore delle donne. È questa spesso la matrice di fenomeni di aggressività e violenza, verbale o anche fisica. Da segnalare, inoltre, il recente fenomeno della crescita esponenziale della violenza verbale via web.
I dati segnalano che nell’arco di otto anni in Italia sono diminuite le forme di violenza più leggere (schiaffi, insulti, valutazioni squalificanti). È un segnale positivo di un cambiamento culturale che rende sempre meno accettabili questi comportamenti nelle relazioni interpersonali. Non sono, tuttavia, diminuite le forme più gravi, dallo stupro alla violenza fisica pesante.

OLTRE SEI MILIONI DI DONNE HANNO SUBITO VIOLENZA

Nel 2014, anno della rilevazione Istat riportata anche dalla commissione Cox, risulta che il 31,5 % delle donne tra i 16 e i 70 anni, cioe’ 6,7 milioni, ha subito nel corso della propria vita forme di violenza fisica o sessuale. In particolare il 20,2% ha subito violenza fisica, il 21% violenza sessuale, il 5,4% forme piu’ gravi, come stupri o tentati stupri.

L’IMPORTANZA DELLA PREVENZIONE, A PARTIRE DA SCUOLE E LINGUAGGIO DEI MEDIA
Per combattere la violenza di genere, accanto alla repressione, ha un ruolo fondamentale la prevenzione. L’educazione al rispetto e all’uguale valore dovrebbe essere una parte importante dell’educazione, fin da piccoli, come raccomanda anche, proprio in riferimento all’Italia, il Consiglio d’Europa. Purtroppo, precisa il rapporto, “questo è un tema che trova difficoltà ad entrare sistematicamente nel curriculum educativo, anche se non mancano iniziative di singole scuole o insegnanti. Malintesi su che cosa si intenda per ‘educazione di genere’, sospetti infondati che si tratti di insegnare ai bambini e ragazzi che ciascuno può scegliere il sesso che crede, creano divieti e ansie che non giovano ad affrontare con serenità il tema”. Ovviamente, nota ancora la Commissione, “questa opera di educazione preventiva avrebbe più successo se i primi a utilizzare un linguaggio sessista e offensivo non fossero i politici, come purtroppo avviene troppo spesso.”

Per quanto riguarda la formazione dell’opinione pubblica, importanti, e da rinforzare, sono le misure messe in campo da alcuni dei principali quotidiani, per quanto attiene sia al linguaggio verbale e iconografico-giornalistico, seguendo le indicazioni della Carta di Roma, sia al monitoraggio degli scambi che avvengono sui propri siti on line. A questo proposito c’è anche chi sostiene, come Anton Giulio Lana, presidente dell’Unione nazionale forense per i diritti dell’Uomo, che occorrerebbe una carta deontologica ad hoc. Quanto alla televisione, “mentre c’è qualche attenzione per quanto riguarda l’informazione vera e propria, pur in un contesto di forte asimmetria di genere tra i ‘comunicatori’, gli spettacoli di intrattenimento e di infotainment sembrano essere più spesso uno spazio dove hanno libero sfogo gli stereotipi di genere più vetero e talvolta vere e proprie volgarità sessiste”. Appare “più fuori controllo” il mondo dei social media. Anche qui sembra
cruciale l’azione preventiva, che affronti specificamente la questione delle norme di convivenza civile da osservare anche nella interazione on line. Ma è anche importante, secondo il rapporto, “che le piattaforme on line siano costrette ad affrontare le loro responsabilità”.

REGOLE CERTE E MONITORAGGIO PER CENTRI E CASE DI RIFUGIO

Il sostegno alle vittime di violenza, ricorda la Commissione, avviene attraverso reti formali e informali di centri ‘dedicati’, a volta in collaborazione con le questure. In particolare il rapporto ricorda la federazione nazionale che riunisce 71 centri antiviolenza in tutta Italia dal nome ‘D.i.Re: Donne in Rete contro la violenza alle donne’. Accanto ai centri antiviolenza, la Commissione ricorda le case rifugio, spesso a indirizzo segreto, che ospitano le donne e i loro figli minorenni per un periodo di emergenza. I centri e le case protette in parte ricevono finanziamenti pubblici stanziati dal Piano nazionale anti violenza e dati alle Regioni. Va osservato che questi fondi sono rimasti a lungo bloccati per diversi motivi. Al punto che a luglio 2016 molti centri hanno denunciato, insieme ai problemi di mancanza di trasparenza nella assegnazione dei fondi, il rischio di chiusura appunto per mancanza di risorse. La situazione si è successivamente sbloccata, ma quanto è successo, secondo la Commissione “suggerisce la necessità di procedure più regolari, di attribuzione di responsabilità certe, oltre che di attività di attento monitoraggio” .

Ultimi commenti (1)
  • Anto Marincolo |

    Avete omesso un particolare all’inizio dell’articolo, lo stupro di gruppo è stato anche su una transessuale che è stata la chiave per arrivare ai 4 mostri. Un dettaglio da poco?