Ddl Pillon, un padre assente per 15 anni potrà chiedere di vivere con la figlia?

scritto da il 22 Novembre 2018

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Cara Alley,

Mia figlia ed io siamo sole da sempre, ma con una famiglia alle spalle come poche. LAura (il nome è di fantasia) è nata e voluta da una relazione con un ”bambino” di 4 anni meno di me: io ne avevo 24,lui 20. Decisa e cercata, forse con poca coscienza da parte di entrambi, ma sicuramente voluta.

Alla nascita la bambina prende il mio cognome,  perché lui non voleva prendersi la responsabilità. Cerco per tanti anni di fargli avere un rapporto responsabile con noi, non ci riesco in nessuna maniera. Lavoravo tutto il giorno e ho portato la bambina a crescere insieme ai miei genitori (vivo questa situazione con loro da 15 anni), sostenuta dal loro amore genitoriale. Faccio affidamento solo su di loro, consapevole che il padre della mia bambina non ha voglia e pensiero di vivere con noi.

Provo comunque a stabilire qualcosa di più nel corso dell’infanzia di Laura, provo in tutte le maniere a continuare a restare con questa persona per dare a padre e figlia la possibilità di amarsi…invano ovviamente. Ovviamente in tutto questo mio essere accondiscendente nei suoi confronti, chi ci rimette siamo sempre io e la mia piccina. Lui continua negli anni a non stare con noi, vivendo dai genitori. Ho provato anche a proporre una piccola casa ,di mia proprietà, da ristrutturare per poter vivere insieme, ma la risposta del padre di mia figlia è stata sempre veramente fuori luogo: non era un’abitazione adatta perché non aveva il garage. Indole la mia ,da crocerossina fallita evidentemente.

Nel frattempo i genitori di lui premono perché la bambina prenda il suo cognome con un’insistenza quotidiana. Motivavano la richiesta con la poca sensibilità infantile dei compagni di scuola che potrebbero prenderla in giro. Così all’età di 9 anni Laura prende il cognome di lui. Cosa che speraavo facesse sentire al padre una maggiore responsabilità nei confronti della figlia.

Nel corso di dodici anni provo a responsabilizzare lui sui suoi doveri di padre, ma purtroppo non mi riesce. AL punto che durante l’adolescenza di LAura la preoccupazione del padre è solo quella di cambiare auto e moto. Se ne contano 12 in tutto. Tutto questo a scapito del mantenimento di mia figlia e io solo grazie alla mia famiglia sono riuscita a non farle mai mancare nulla. Verso i 12 anni, prendo coscienza e consapevolezza del fatto che le cose non cambieranno mai, lui col suo ego rimarrà sempre così, e vista tanta poca voglia di rispondere ai miei appelli continui, decido di troncare lui.

La vita mia e di Laura non cambia sostanzialmente: viviamo con i miei e io continuo a lavorare come prima. Chiedo a questo punto al padre di Laura, vista anche la mancanza di sussidi per 12 anni, un sussidio mensile, che mi viene negato. Decido quindi di rivolgermi agli avvocati, con non poche difficoltà per pagarli. Mi viene proposto un contributo mensile di 100 euro, oltre a un “tfr” (che lui avrebbe richiesto alla sua ditta) di 10.000€ senza nient’altro a pretendere fino alla maggiore età di Laura. Il mio avvocato rilanciò chiedendo 250 euro con spese extra dividibili. Il padre in Tribunale accetta. Era il 2016 e LAura aveva 14 anni.

In tutti questi anni mi sono presa la responsabilità di una figlia a 360° DA SOLA, com’è giusto che sia. Non ho chiesto niente a lui. Adesso mi ritrovo che lui si è riscoperto padre, da che è uscito questo disegno di legge (Pillon), e chiede a mia figlia di poter fare questa cosa dell’abitazione una settimana da uno e una dall’altra. E lo fa solo per non pagare il mensile per la figlia. Ma quello che mi fa più star male è che Laura, trovandosi davanti un padre biologico presente adesso (e dico che sia giusto che lo veda e che abbia rapporti sereni con lui) ma presente solo per comodità economica, voglia fare questa cosa per poter dare al padre la possibilità di non dare più il mantenimento e quindi per evitare che lui discuta con me (motivazione spiegatami da Laura stessa).

Mi sembra vergognoso. Una ragazza di 15 anni costretta a pensare ai suoi genitori per non sentirli litigare per il suo mantenimento. E’ veramente vergognoso.


Abbiamo deciso di pubblicare questa lettera perché al di là delle analisi dei giuristi, la vita delle famiglie è fatta di quotidianità e di questioni spicciole. E le famiglie sono tutte diverse. Decidere una formula, rigida, da applicare a tutte forse non è così funzionale come può sembrare sulla carta.

Ultimi commenti (9)
  • Teresa |

    Io invece vivo da vicino una storia ben diversa, quella di una madre che non lavora, che ha cercato di avere una mantenimento di 1.800€ per i figli che si mangia lei, con tante belle cose pure pagate e la casa… fregandosene della situazione e le difficoltà del padre… questa é la riconoscenza dopo oltre 20 anni di matenuta a casa… non per partorire una donna é madre… se tutta questa paura si ha al fatto che con il DDL Pillon vogliono dare gli stessi diritti ed obblighi ad entrambi le parti… é proprio perché tante vivono molto comodamente con il “mantenimento figli”… tutte queste femmeniste che vogliono diritti e diritti, gli hanno insieme agli obblighi ed adesso non piace più?!?

    se questa signora ha fatto valere il diritto di mantenimento della figlia quando la ragazza era “grande”… poteva farlo prima se lui comunque era disinteressato a farlo… e ricordiamoci… il ddl Pillon prevede mínimo rimanere 12 gg da ogni genitore o di conseguenza c’è un mantenimento previsto e comunque ci sarebbe una lista dettagliata con le spese da sostenere da entrambi… perciò prima di cercare di buttare cacca su una legge più paritaria… leggiamo tutti gli articoli di legge, e non che poi si scrivono degli articoli di giornale che portano alla gente, a giudicare una legge prima di sapere che sia… Ci dovrebbe essere un’agenzia di controllo contro articolo scritti per portare in confusione alla popolazione.

    Anche perché in questo caso é evidente che lui vuole la ragazza per i soldi, tanto quanto la mamma, già che alza il problema, anzi che essere contenta allora se questa può servire di scusa per avvicinarli… e per ultimo, con quell’etá la figlia può scegliere se andare o meno a vivere con lui perciò… se in teoria sempre se ne é fregato (come anche io ho vissuto lo stesso) dubito che abbia tutta questa voglia di vivere con lui…

  • Nicolò |

    Mi dispiace siete faziosi non vi leggerò più, raccontate le vite di tanti padri derubati della loro vita

  • mp |

    Il decreto Pillon cerca di dare la possibilità a chi vuole essere genitore di poterlo fare, a chi non vuole farlo non viene data questa possibilità. Leggete il decreto, molta gente qui come altrove non ha mai letto quanto scritto del ddl e parla solo per sentito dire e per slogan acritici.

  • mp |

    Buongiorno. Ritornando alla domanda della Signora pubblicata in questo spazio, la risposta secondo il decreto Pillon è semplice. A qualunque genitore abbia disatteso le condizioni di bigenitorialità e condivisione (come nel caso della signora, per ben 15 anni!) non può essere concesso l’affido condiviso. Finita lì. In ogni caso – e questo pensier mio – credo che un qualunque genitore che dopo tempo faccia ravvedimento e si “ricreda” su quanto ha fatto o non fatto in passato (non sto parlando di violenza ma di non accudimento o mancata condivisione riguardo i figli) debba essere data una possibilità. Come non farlo quando anche a un carcerato viene dalla nostra società data sempre una possibilità di riscatto? A maggior ragione per un genitore.

  • Luca PO |

    Anche io ho una storia di padre che vorrebbe essere presente ma invece diventa forzatamente assente in forza di una legge la 54/2006 mal applicata dai giudici con tanto piacere delle mamme