
Ci sono donne che trasformano il dolore in impegno civile, che fanno della propria esperienza una battaglia per i diritti degli altri. Donne che abbattono barriere nello sport, nella scienza e nelle professioni, che guidano imprese, costruiscono opportunità e restituiscono dignità a chi rischia di rimanere invisibile. E ci sono uomini che condividono questa visione, scegliendo di mettere competenze e responsabilità al servizio di una società più equa e inclusiva. Storie diverse, accomunate dalla capacità di lasciare un segno concreto nella vita delle persone. È questo il filo conduttore dello Standout Woman & Man Award 2026, il premio internazionale che celebra non soltanto il successo individuale, ma soprattutto il valore sociale delle scelte e delle azioni quotidiane.
Un riconoscimento che, giunto alla sua undicesima edizione, continua a dare visibilità a quell’Italia capace di distinguersi per talento, coraggio, sensibilità e spirito di servizio. Perché l’eccellenza non si misura soltanto attraverso i risultati raggiunti, ma anche nella capacità di generare cambiamento, aprire nuove strade e diventare un punto di riferimento per le generazioni future.
La cerimonia si è svolta il 22 ottobre nella Sala della Regina di Palazzo Montecitorio, a Roma, su iniziativa dell’onorevole Cristina Rossello, in collaborazione con l’associazione Promazioni360 di Darfo Boario Terme, presieduta da Loretta Tabarini, e conl’ideazione di Anna Maria Gandolfi, Consigliera di Parità della Regione Lombardia, che ha concesso il patrocinio. A testimoniare il valore dell’iniziativa, l’adesione di numerosi enti pubblici e privati e delle associazioni rappresentate nella Commissione di valutazione, tra cui Soroptimist International, con Lucia Taormina, EWMD, con la presidente nazionale Daniela Busà, FIDAPA, con Anna Maria Musacchio, e ANDE, con Marisa Fagà.
Oltre 300 le candidature pervenute, tra le quali la Commissione ha selezionato personalità che si sono distinte nei campi dell’arte, della cultura, dello spettacolo, delle professioni, dell’imprenditoria, della ricerca e dell’impegno sociale. Un lavoro di valutazione che ha privilegiato non soltanto i traguardi professionali, ma anche la capacità di affrontare sfide complesse, promuovere i diritti e contribuire al benessere collettivo.
Un premio nato per raccontare l’eccellenza
La storia dello Standout Woman Award affonda le radici nell’Expo 2015, quando, nell’ambito della Commissione europea, prese forma l’intuizione dell’americano Beau Toskich, convinto che il contributo femminile rappresentasse una risorsa imprescindibile per lo sviluppo della società, nella famiglia come nel mondo del lavoro.
Da quella prima esperienza, il riconoscimento ha progressivamente ampliato il proprio orizzonte. Nel 2016 è stata introdotta la sezione dedicata agli uomini, seguita dai premi rivolti alle aziende capaci di sviluppare progetti innovativi e politiche di welfare, fino ai riconoscimenti alla memoria e alle menzioni speciali. Un’evoluzione che riflette una concezione sempre più ampia della parità: non una questione esclusivamente femminile, ma una responsabilità condivisa, che coinvolge istituzioni, imprese, professionisti e società civile.
Le storie di chi ha scelto di fare la differenza
Il momento più intenso della cerimonia è stato quello dedicato alle testimonianze delle premiate. Donne che spesso descrivono il proprio impegno come qualcosa di naturale, quasi ordinario, ma che attraverso le loro scelte hanno saputo incidere profondamente sulla realtà.
Tra loro, Alganesh Fessaha, eritrea, fondatrice e presidente dell’ONG Gandhi, e Asmae Dachan, giornalista, scrittrice e testimone di pace italo-siriana, espressioni di un impegno che mette al centro i diritti umani, la solidarietà e la dignità delle persone. Il riconoscimento è andato anche a Rosa Alfaro Guevara, peruviana, fondatrice di Provida ETS, e a Liliane Babin, medico chirurgo e presidente della piattaforma Mwasi.
Il mondo dello sport è stato rappresentato da Monica Boggioni, campionessa paralimpica di nuoto e medaglia d’oro ai Giochi di Parigi 2024, simbolo di determinazione e capacità di superare i limiti, da Nausicaa Dell’Orto, NFL & IFAF Flag Ambassador e fondatrice di Open Field Advisory, e da Alessandra Marzari, presidente del Consorzio Vero Volley.
Spazio anche alle protagoniste dell’imprenditoria e delle professioni, con Laura Facchetti, imprenditrice e presidente di Coldiretti Brescia; Olga Urbani, presidente di Urbani Tartufi; Rosaria Maria Bono, notaio e presidente della Fondazione Italiana del Notariato, e Daniela Missaglia, avvocata familiarista.
Tra le premiate figurano inoltre Marzia Chiesa, direttrice Strategie, Sostenibilità e Relazioni istituzionali di SODAI, e Laura Maria Squillace, HR Director del Quirinale, a testimonianza del ruolo sempre più significativo delle competenze femminili nei processi decisionali e organizzativi.
Un posto di rilievo è stato riservato anche al mondo dell’informazione, con Isabella Di Chio, giornalista della Tgr Lazio, e Maria Elena Viola, direttrice di Donna Moderna. Due professioniste che operano in un settore nel quale la qualità dell’informazione e la rappresentazione delle donne contribuiscono a orientare il dibattito pubblico.
Ma il significato più profondo del premio emerge soprattutto dalle storie di chi ha trasformato le difficoltà personali in un impegno a favore degli altri. È il caso di Stefania Mattioli, indicata come “nonna coraggio” e mamma di Claudia, e di Vera Squatrito, presidente dell’associazione “Io sono Giordana” ODV. Accanto a loro, Elena Solinas, cofondatrice della Fondazione Soffierà ETS; Stefania Piccini, presidente della cooperativa sociale Made in Sipario Onlus; Roseline Eguabor, presidente della cooperativa sociale Al Revès, e Maria Suma, avvocata e cofondatrice dell’associazione Meter ETS. Personalità che, attraverso percorsi differenti, testimoniano il valore dell’impegno sociale, dell’associazionismo e della tutela delle persone più vulnerabili.
A completare il quadro delle ventidue donne premiate, Rita Sverdigliozzi, primo dirigente della Polizia di Stato a San Basilio, Roma, espressione di una presenza femminile autorevole anche nei ruoli legati alla sicurezza e alla responsabilità istituzionale.
Il valore della responsabilità condivisa
Il premio ha voluto riconoscere anche il contributo di uomini che, nei rispettivi ambiti, si distinguono per sensibilità e impegno. Lo Standout Man Award 2026 è stato assegnato a Giorgio Almasio, direttore artistico del Festival Donne In*Canto, e a Francesco Menditto, consulente della Commissione bicamerale sul femminicidio. Un riconoscimento che sottolinea come la promozione della parità, il contrasto alla violenza e la valorizzazione delle competenze femminili richiedano un’alleanza culturale e sociale capace di coinvolgere entrambi i generi.
Sul fronte imprenditoriale, il premio Sustainable & Friendly Company è stato conferito a Daniele Cirimbelli, amministratore unico di Star Brixia Srl, nell’ambito della sezione dedicata alle realtà aziendali attente all’innovazione, alla sostenibilità e al benessere delle persone.
La memoria come impegno contro la violenza
Particolarmente significativo il momento dedicato ai riconoscimenti speciali, che ha riportato al centro della cerimonia il tema della violenza contro le donne e della necessità di costruire una cultura fondata sul rispetto e sulla libertà. Il riconoscimento alla memoria è stato conferito a Teresa Buonocore, madre coraggio e martire civile, ed è stato ritirato dalla figlia Alessandra Cuevas. Un omaggio che assume il valore di una testimonianza civile, ricordando quanto possa essere alto il prezzo pagato da chi sceglie di difendere la verità e la giustizia.
La menzione speciale è stata invece attribuita a Franca Viola, figura simbolo dell’emancipazione femminile e della lotta contro la violenza. La sua storia continua a rappresentare una svolta culturale nella conquista del diritto delle donne all’autodeterminazione, alla dignità e alla libertà di scelta.
Due riconoscimenti che vanno oltre il valore celebrativo, richiamando la responsabilità collettiva di contrastare ogni forma di sopraffazione e di mantenere viva la memoria di chi ha contribuito, attraverso il proprio coraggio, a cambiare la società.
Anna Maria Gandolfi: «Abbiamo bisogno di modelli positivi»
A riassumere il significato dell’iniziativa sono le parole di Anna Maria Gandolfi, Consigliera di Parità della Regione Lombardia, che sottolinea il valore educativo e sociale del riconoscimento. «Abbiamo bisogno di modelli positivi sia di donne che di uomini, per essere punti di riferimento per i nostri giovani. Le persone che riceveranno questo riconoscimento lo sono veramente con le loro azioni quotidiane, esprimono il meglio della nostra società e il premio non è altro che la valorizzazione del loro operato».
Una riflessione che mette in evidenza uno degli aspetti centrali dello Standout Woman & Man Award: la necessità di raccontare esempi concreti, capaci di dimostrare come competenza, responsabilità e determinazione possano tradursi in opportunità per l’intera collettività.
Sulla stessa linea l’onorevole Cristina Rossello, che evidenzia la volontà di valorizzare non soltanto il talento femminile, ma anche quei contesti professionali e imprenditoriali nei quali le pari opportunità diventano una pratica concreta. «Un premio che valorizza il talento femminile ma anche la lungimiranza di imprese e l’eccellenza di uomini che valorizzano le donne per le loro competenze e capacità», ha dichiarato.
Oltre il riconoscimento, la forza dell’esempio
In una società nella quale le disuguaglianze, le discriminazioni e la violenza continuano a rappresentare ostacoli alla piena realizzazione delle persone, iniziative come lo Standout Woman & Man Award assumono un significato che supera la dimensione della premiazione. Raccontare le storie di chi si impegna per gli altri significa infatti contribuire a costruire una narrazione diversa, nella quale il successo non coincide necessariamente con la notorietà, il potere o il prestigio economico, ma con la capacità di produrre un cambiamento positivo.
Le protagoniste e i protagonisti dell’edizione 2026 rappresentano mondi e sensibilità differenti, ma condividono un tratto comune: non essersi fermati davanti agli ostacoli e aver trasformato le proprie capacità, esperienze e convinzioni in strumenti di crescita collettiva. È forse questo il messaggio più importante emerso dalla Sala della Regina di Montecitorio: dietro ogni conquista ci sono persone che hanno scelto di assumersi una responsabilità, spesso lontano dai riflettori. E in un tempo che ha bisogno di riferimenti credibili, dare voce a queste storie non significa soltanto celebrare delle eccellenze. Significa ricordare che il cambiamento nasce anche dai gesti quotidiani di chi, senza considerarsi straordinario, riesce a rendere migliore la vita degli altri.
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