
«La matematica è la nuova alfabetizzazione. Sentirsi inadeguati nei confronti di questa materia significa non avere gli strumenti per capire un mondo che cambia». Parola di Ersilia Vaudo, special advisor on future talents dell’Agenzia spaziale europea (Esa) e da sempre impegnata ad abbattere gli stereotipi che frenano l’accesso femminile alle discipline scientifiche avanzate, incluse quelle connesse all’intelligenza artificiale e alle tecnologie emergenti.
Parliamo di ingegneria, fisica, informatica, la stessa matematica, ma anche le professioni spaziali, dove la presenza femminile sta avanzando ed è triplicata nell’arco di pochi anni. Una buona notizia se pensiamo allo spazio non più solo come arena di conquiste tecnologiche ma come «perimetro costituzionale dove si affrontano questioni globali come pace, povertà e cambiamento climatico», dice ad Alley Oop.
Vaudo è una figura di riferimento per la scienza e la divulgazione scientifica ed è stata tra le protagoniste della quarta edizione del Women Economic Forum Italia, ospitato a Torino dal 24 al 26 ottobre. Ad aprire i lavori, i saluti istituzionali della presidente del Comitato d’onore, Laura Mattarella, la vicesindaca di Torino Michela Favaro, la presidente della Fondazione Crt Anna Maria Poggi e la presidente del Women Economic Forum Italy, Marilena Citelli Francese. A seguire nove sessioni plenarie dedicate a sfide del futuro quali l’impatto dell’intelligenza artificiale sull’educazione e sul lavoro, la moda come leva di trasformazione culturale, il futuro della salute, la transizione energetica e climatica, fino ad arrivare alla leadership femminile nell’economia e nella finanza.
Divario all’italiana
Il nostro Paese è caratterizzato da uno dei divari di genere più profondi per quanto riguarda le competenze matematiche. A cristallizzarlo sono state anche le rilevazioni Pisa 2022, secondo cui i ragazzi italiani hanno ottenuto un punteggio medio in matematica superiore a quello delle ragazze di circa 21 punti, un divario più che doppio rispetto alla media Ocse (che si attesta intorno ai 9 punti).
Non avere forti competenze in questi ambiti significa, mette in guardia Vaudo, «non potere andare a occupare quelle caselle dove si immagina il futuro. Pensiamo al digitale o a tutto ciò che è legato alla programmazione». Già oggi, la trasformazione tecnologica in corso vede le donne sottorappresentate, in particolare nei ruoli dirigenziali. E questo ha un forte impatto sociale, con conseguenti salari e trattamenti pensionistici penalizzanti se comparati a quelli degli uomini.
I rischi si allungano fino alla stessa tenuta democratica futura. «Nell’evoluzione dell’intelligenza artificiale – spiega l’astrofisica – una scarsa presenza femminile significa anche algoritmi che non tengono conto del punto di vista delle donne che, invece, necessariamente, deve essere integrato». La sfida è formare cittadini e cittadine capaci non soltanto di utilizzare l’intelligenza artificiale, ma anche di progettarla, comprenderne le implicazioni, in modo consapevole.
Oggi tra le nuove frontiere c’è anche lo spazio, inteso in modo ampio e dove difesa e cybersicurezza incontrano le sfide del futuro in tema di diritti (pace, povertà e cambiamento climatico). Qui la presenza femminile sta avanzando, «abbiamo avuto un aumento delle domande da parte delle ragazze per entrare all’Esa e per diventare astronaute e aumentano anche le ammissioni. Nel settore la percentuale di donne in posizioni di leadership inoltre è passata in pochi anni dall’8 al 24-25», dice l’esperta.
Proprio in queste settimane si festeggia il 25° anniversario della prima donna europea a bordo della Stazione spaziale internazionale. Nell’ottobre 2001, Claudie Haigneré trascorse otto giorni a bordo della Iss, svolgendo attività di ricerca scientifica e contribuendo a una nuova fase della storia spaziale europea.
Dalle aule scolastiche allo spazio
Laureata in astrofisica nel 1991, Vaudo è in prima linea nel promuovere l’inclusione femminile nelle discipline Stem fin dai primi anni di scuola. Prima dell’ingresso alla scuola primaria bambine e bambini mostrano capacità matematiche sostanzialmente equivalenti. Dopo pochi mesi, la distanza comincia già a comparire. E in poco tempo tra le ragazzine si insinua la convinzione di «non essere portate». Modalità di lavoro in classe così come i processi attivati nell’insegnamento e nell’apprendimento della matematica possono incidere sul divario.
Servirebbe quindi un nuovo modo di insegnare la materia, sperimentando metodi formativi innovativi. «La matematica attraverso le mani, oppure valorizzando l’errore come tappa dell’apprendimento, soprattutto se abbiamo di fronte delle bambine, che sono molto più sensibili al fallimento» suggerisce Vaudo che in passato è stata anche chief diversity officer per Esa ed è presidente de Il Cielo Itinerante, associazione no profit fondata nel 2021 per mettere la scienza al servizio del riscatto di minori provenienti da contesti svantaggiati e della crescita sociale. «Se le ragazze a 15 anni si allontanano dalla matematica è difficile che poi, dopo il liceo, scelgano carriere scientifiche che ne fanno un uso intensivo».
Vaudo smonta anche l’idea che cultura scientifica e umanistica debbano essere contrapposte: «Non c’è nessun antagonismo tra l’amore per un sonetto e il fascino per un’equazione differenziale».
L’età del disincanto
Partendo dall’esigenza di nuove tecniche di insegnamento, Vaudo apre una riflessione sul rapporto tra giovani e scuola: «Dall’ultima tornata Pisa emerge un aspetto preoccupante rispetto all’Italia: siamo al penultimo posto per senso di appartenenza alla scuola. Un 15enne su 5 ritiene che andare a scuola sia inutile. Ed è un problema che dovrebbe essere affrontato in maniera più globale, perché significa che i giovani non riconoscono più la scuola come una comunità di cui far parte».
L’abbandono scolastico precoce si attesta al 9,8%: quasi 10 studenti su 100 lasciano la scuola prima del diploma. Un divario che si amplifica nelle periferie e in alcune aree del Paese. Nel Sud Italia la dispersione tocca picchi superiori al 20% e oltre il 30% dei giovani si trova in condizione di Neet.
Anche i risultati dell’Ipsos Education Monitor 2026, presentati in esclusiva per l’Italia durante il Wellbeing Happiness Forum, ci restituiscono l’immagine di una fragilità emotiva diffusa. Se a livello globale l’ansia e la salute mentale rappresentano la prima minaccia, in Italia lo sono le prospettive interne, percepite come limitate. La maggiore preoccupazione è la precarietà economica e solo la metà degli italiani ritiene che la laurea ripaghi l’investimento.
Sul palco
Vaudo è stata tra le ospiti della quarta edizione italiana di Women Economic Forum Italia, piattaforma internazionale dedicata all’empowerment femminile che torna in Italia per la sua quarta edizione, ospitata dalla città di Torino.
Nel capoluogo piemontese, esperti internazionali, imprese e nuove generazioni discutono il ruolo delle donne nella trasformazione dell’economia, tra crescita, autonomia economica e nuove competenze. Sullo sfondo le stime dell’Ocse secondo cui colmare i divari di genere nella partecipazione al mercato del lavoro e nelle ore lavorate potrebbe generare un aumento medio del 9,2% del Pil entro il 2060.
In Italia, il divario si riflette anche lungo l’intero arco della vita con il gender gap nei redditi attesi che supera il 40%. Una sfida che oggi si intreccia con quella delle nuove competenze e della trasformazione tecnologica. E proprio l’educazione e come cambia l’esperienza educativa nell’epoca della trasformazione digitale e dell’Ai sono al centro del discorso di Vaudo nell’intervento “Education and truth in the age of AI”.
I dati dal World Economic Forum ci dicono che le donne costituiscono circa il 25-30% della forza lavoro nel settore dell’AI a livello mondiale. Una sottorappresentanza ancora più marcata nei ruoli dirigenziali, dove sono meno del 15%. Eppure – sottolinea Vaudo – «la piena partecipazione delle donne all’economia dell’intelligenza artificiale non riguarda solo l’accesso alle professioni di domani, ma anche la possibilità di contribuire a progettare e sviluppare le tecnologie che stanno ridisegnando il lavoro e la società di domani».
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