
È un’Italia aziendale sempre più strutturata sul fronte della Diversity & Inclusion quella che emerge dal Parks Lgbt+ Diversity Index 2026. Dalla nona edizione del report, che ha coinvolto 90 organizzazioni tra imprese, enti e istituzioni, arriva un segnale chiaro: le politiche Lgbtqi+ non sono più interventi isolati, ma stanno diventando parte integrante dei modelli organizzativi, con un aumento delle policy scritte, dei sistemi di monitoraggio e delle iniziative dedicate a famiglie, percorsi di affermazione di genere e community interne.
Il riconoscimento principale dell’edizione 2026 è stato assegnato durante il Business Forum “Lgbt+ People at Work” ospitato al Teatro Elfo Puccini, dove sono stati presentati i risultati dell’Index elaborato da Parks – Liberi e Uguali con il supporto tecnico di Ipsos Doxa e Strategoi.
Policy più strutturate
Il questionario ha analizzato sei aree chiave: policy contro l’omobilesbotransfobia, benefit per famiglie omogenitoriali, misure sull’affermazione di genere, organizzazione interna delle strategie D&I, attività di inclusione e impegno verso l’esterno.
Il 94% delle organizzazioni dichiara oggi di avere una policy scritta di non discriminazione legata a orientamento sessuale e identità di genere, in aumento rispetto agli anni precedenti. Cresce anche l’efficacia della loro applicazione: l’85% delle realtà partecipanti afferma di avere sistemi strutturati di monitoraggio, contro il 60% del 2024.
Sul fronte delle famiglie Lgbtqi+, il 51% delle aziende ha esteso benefit e permessi anche al cosiddetto “genitore intenzionale”, con un incremento di 7 punti percentuali rispetto al 2024. Significativi anche i dati sull’affermazione di genere: il 53% delle organizzazioni dichiara di avere policy o prassi dedicate, mentre il 64% affronta il tema nei percorsi formativi HR e talent acquisition, rispetto al 27% del 2024.
Sul piano organizzativo cresce il ruolo delle community interne: il 57% delle realtà intervistate dispone di un network Lgbtqi+ aziendale, in aumento di 13 punti rispetto all’anno precedente. Inoltre, l’87% ha realizzato iniziative formative o eventi dedicati nell’ultimo anno, mentre l’86% comunica il proprio impegno inclusivo già nelle attività di recruiting.
Premi e riconoscimenti: un ecosistema in evoluzione
Accanto ai risultati complessivi del report, il Parks LGBT+ Diversity Index 2026 assegna anche una serie di premi che fotografano le realtà più dinamiche nel percorso di inclusione Lgbtqi+ all’interno del tessuto aziendale italiano. Non si tratta soltanto di riconoscimenti simbolici, ma di indicatori che mettono in evidenza approcci diversi e complementari: dalla capacità di migliorare rapidamente i propri standard interni alla costruzione di reti aziendali solide, fino alla progettazione di iniziative strutturate di inclusione e formazione.
Baker Hughes si aggiudica il titolo di azienda più inclusiva di Italia per ciò che concerne le prassi e politiche dedicate alle persone Lgbtqi+ sui luoghi di lavoro. L’Oréal e Aeonvis vengono premiate ex aequo per il maggiore avanzamento rispetto alla precedente edizione, segnalando un’evoluzione significativa nei rispettivi percorsi di Diversity & Inclusion. Sul fronte dei network interni Lgbtqi+, il riconoscimento viene condiviso da Intesa Sanpaolo, con il network ISPROUD, e EY, con il network UNITY: due esperienze che evidenziano il ruolo sempre più centrale delle community interne come strumenti di ascolto, rappresentanza e attivazione culturale.
Il progetto “MAGNIFICI6” di Chiesi si distingue come miglior iniziativa di inclusione Lgbtqi+, premiata per la capacità di tradurre i principi di diversity in un progetto concreto e strutturato, capace di coinvolgere l’organizzazione in modo trasversale. Sul fronte delle alleanze interne, il riconoscimento ex aequo va a LATI, rappresentata dalla ceo Michela Conterno, e a Heineken Italia, con il contributo della DEI expert Irene Sarpato: due esempi che evidenziano il ruolo crescente delle figure manageriali e delle leadership aziendali nel promuovere ambienti di lavoro inclusivi. Il premio come miglior role model viene infine assegnato a Liam Percesepe di Intesa Sanpaolo, a sottolineare l’importanza delle testimonianze individuali nel rafforzare la cultura dell’inclusione e nel rendere visibili percorsi di cambiamento all’interno delle organizzazioni.
Il quadro generale
Il report evidenzia un passaggio ormai sempre più evidente nel sistema aziendale italiano: dalle dichiarazioni di principio alla loro effettiva integrazione nei processi organizzativi. La crescita dei sistemi di monitoraggio delle policy, l’estensione dei benefit alle famiglie Lgbtqi+, e il progressivo rafforzamento delle reti interne dedicate alla diversity indicano che l’inclusione non è più solo una dimensione valoriale, ma una componente sempre più strutturata della governance aziendale.
In questo scenario, il fatto che il 94% delle organizzazioni disponga oggi di una policy scritta contro le discriminazioni e che l’85% abbia strumenti di verifica della loro applicazione mostra un salto di maturità significativo rispetto agli anni precedenti. Allo stesso tempo, l’aumento dei network Lgbtqi+ aziendali e la crescente presenza del tema nei processi HR e di recruiting segnalano un’estensione dell’impatto oltre le funzioni specialistiche, fino a coinvolgere in modo diffuso la cultura organizzativa.
Il risultato complessivo è quello di un ecosistema in trasformazione, in cui l’inclusione viene sempre più misurata, formalizzata e comunicata, ma anche vissuta attraverso pratiche quotidiane, formazione continua e nuove forme di partecipazione interna.
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