
«Negli ultimi dieci anni è cambiato il mondo» e l’attivismo per il clima e l’ambiente si è trasformato di pari passo. A raccontarlo ad Alley Oop è Valentina Gastaldi, attivista e ora consigliera comunale nel comune di Brescia. Nel 2019 ha vissuto «l’onda impressionante» scatenata da Greta Thunberg e dal movimento spontaneo di Fridays For Future. Un punto di svolta che ha reso la crisi ecologica un tema comune, ha avvicinato molti giovani alle mobilitazioni e ha rappresentato un vento di rinnovamento anche per le associazioni più antiche. Successivamente ha anche permesso «di costruire passo per passo una cornice in cui legare le battaglie delle nostre città» (dall’inquinamento alla cementificazione) fenomeni globali che danneggiavano spesso le persone più povere, come spiega Sara Sessa, da 7 anni in Fridays e tra i fondatori dell’associazione Core.
Tuttavia, il Covid, il secondo mandato alla Casa Bianca di Donald Trump, i conflitti in Ucraina e Medio Oriente però hanno «tolto molta gioia e allegria», afferma l’attivista e artista Alessia Iotti (nota come Alterales). «Ora anche la base solida della scienza traballa a causa del negazionismo e il dialogo è più difficile. Sembra più uno scontro – ammette – In un mondo che va così alla deriva però, il punto d’unione restano i diritti». Negli ultimi tempi infatti, soprattutto «grazie alla spinta dei più giovani», si è imposto «un modo più coeso e intrecciato di combattere le cause del surriscaldamento globale», spiega l’attivista campana di Legambiente Martina Pontecorvo. Oggi le piazze e le organizzazioni non si limitano più a chiedere ai governi azioni contro la crisi climatica. Ma mirano ad affrontarne i legami con «la guerra, il genocidio dei gazawi in Palestina – spiega Annalisa Gratteri del movimento nonviolento Extinction Rebellion– E ancora con politiche migratorie, patriarcato e oppressione di genere».
Una lunga storia
L’Italia ha una lunga storia di attivismo ambientale, con molte battaglie che su impulso di gruppi e associazioni presenti in Italia sono entrate nel vivo nell’ultimo decennio. Per esempio, il caso della Terra dei Fuochi – l’area tra le province di Napoli e Caserta, nota a livello nazionale per l’alta incidenza di tumori legati allo smaltimento illegale di rifiuti e ai roghi tossici – ha visto intrecciarsi il tema della salubrità della terra e dell’aria a quello della salute pubblica. Un legame ribadito anche dalla sentenza del 30 gennaio 2025 della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (Cedu), che ha obbligato lo Stato italiano a tutelare gli abitanti. La vicenda giudiziaria dell’acciaieria Ilva di Taranto è diventato uno dei simboli delle connessioni complesse tra ambiente, salute e lavoro. Mentre l’opposizione alla Tav (Treno Alta Velocità Torino-Lione) in Val di Susa ha portato in primo piano la convivenza difficile tra infrastrutture e paesaggio con modalità di contestazione a volte sfociate nella violenza.
Parallelamente l’Accordo di Parigi sul clima nel 2015 è stato un’iniezione di fiducia per l’azione ambientale in tutto il mondo. Basti pensare al balzo dei deputati Verdi nelle elezioni europee del 2019 o al moltiplicarsi delle cause legali che mirano a portare in tribunale le aziende inquinanti in tutto il mondo (dalle 800 del 2017 alle quasi 3.000 del 2025). Una tendenza che ha avuto riflessi anche in Italia, con la “Giusta Causa” intentata dalle Ong Greenpeace Italia e ReCommon contro Eni a maggio 2023. Fino a qualche anno fa «era come se il mondo stesse andando nella direzione giusta, anche a livello istituzionale», racconta Valentina Gastaldi, che è stata eletta in consiglio comunale con la lista civica Brescia Attiva nel 2023. Poi «ci sono stati dei passi indietro, soprattutto dopo l’elezione di Trump». L’attivismo è «diventato più faticoso, ma ci ha portato una consapevolezza: la sola mobilitazione di piazza non bastava più, ma dovevamo radicarci nel territorio».
Sempre più movimenti spontanei
A segnare l’ultimo decennio di attivismo in Italia è stata infatti soprattutto la nascita di diversi movimenti spontanei – da Extinction Rebellion (Xr) a Fridays for Future, fino a Ultima Generazione – che miravano a unire le forze a livello globale contro la crisi climatica. In quegli anni, ricorda Annalisa Gratteri, «il Rapporto Speciale dell’IPCC – il panel internazionale di scienziati sui cambiamenti climatici – ha lanciato un allarme disperato sulla situazione del clima planetario. Rispettare il limite posto solo tre anni prima con gli Accordi di Parigi – spiega – sarebbe stato possibile solo dimezzando entro il 2030 le emissioni e con uno sforzo congiunto e radicale di tutti i governi del pianeta». Per rispondere a questa «minaccia esistenziale» nel 2018 a Londra è nato un gruppo come Xr. La sua particolarità è quella di «affiancare ai tradizionali metodi di pressione – come lettere aperte di scienziati, petizioni, cortei e Assemblee di Cittadini – la disobbedienza civile nonviolenta».
Un blocco stradale, un sit-in o una performance artistica sono diventati così «modi per interrompere la quotidianità delle persone, metterle di fronte alla scelta tra la difesa della vita sulla Terra e il continuare a ignorare il problema», spiega Gratteri. Anche Fridays for Future, dopo l’esplosione del “fenomeno Greta” si è interrogato sui modi per rendere il suo impegno più efficace. «Partivamo ereditando le modalità di chi ci hanno preceduto, come il movimento No Global – spiega Sara Sessa – Il rapporto era sia di contaminazione che di visione critica, per capire cosa non avesse funzionato e cosa potessimo cambiare». Questo si è tradotto in pratiche di facilitazione in assemblea, o in una maggiore attenzione alla distribuzione dei tempi di parola. L’obiettivo, spiega l’attivista, è «scardinare anche le dinamiche di potere della società patriarcale a partire da noi» per creare non solo uno spazio di confronto sula crisi climatica, ma soprattutto «un posto sicuro».
Intersezionalità e territori
Grazie a questo e all’importante contatto con gli ecologisti del Sud globale, i gruppi di attivismo italiani sono diventati «meno bianco-centrici», spiega Iotti. «La crisi climatica è rimasta la Lotta con la L maiuscola – aggiunge Gastaldi – Però siamo diventati più intersezionali», riuscendo a usare «le diverse sensibilità di diverse per agire nel concreto e radicarci ancora di più nel nostro territorio». In un momento complesso come quello attuale questo è stato fondamentale. «Se è ora penso di combattere per la foresta amazzonica mi sento male – ammette Alterales – Ho bisogno di piccoli successi vicino a me». Di «tornare alla comunità e creare soluzioni collettive dal basso». Non solo per salvare le montagne, ma anche «per cambiare il modo in cui lavoriamo», per il diritto a un salario dignitoso, a giusti affitti o a un fazzoletto verde in città.
«I ragazzi ci hanno permesso di accorgerci che nessuna battaglia può essere vinta senza tenere conto delle altre» e senza la «collaborazione tra le diverse generazioni», afferma anche Martina Pontecorvo, che, prima da educatrice e da come volontaria, è parte di Legambiente sin da piccola. A suggerire questa strada è il percorso proprio della stessa Greta Thunberg. Oggi «non è più la ragazzina dei Fridays for Future, ma è presente nelle maggiori battaglie per i diritti globali, dall’ambiente alla Flottilla» per la Palestina. È diventata «uno di qui fari di cui noi attiviste avevamo bisogno – aggiunge anche Iotti – Una figura che a ogni passo fa tremare la terra, anche se con una modalità meno violenta. E questo è incredibile in un momento storico in cui i leader globali e nazionali vorrebbero che tutto si risolvesse a botte. Senza un dialogo».
Empatia come modello
La forte presenza mediatica di figure simili «rappresenta un’opportunità per le giovani donne», spiega Pontecorvo. La passione per l’ambiente spesso «le avvicina alla scienza e discipline Stem» e le induce anche a «valutare valutare i green jobs come parte del loro futuro». È anche un incentivo per le attiviste a «occupare sempre più spazi», senza temere di prendere la parola, secondo Gastaldi. Quando, forte anche dell’esperienza in Fridays, «ho deciso di candidarmi con Brescia Attiva (lista civica nata grazie alla collaborazione tra alcune realtà ambientaliste storiche di Brescia e i giovani del movimento), mi sono detta: “Non è possibile che non ci sia nemmeno una donna a farlo», racconta. Ora la situazione non solo è migliorata («siamo praticamente 50 e 50» nella lista). Ma «quello che mi rende più felice – spiega la consigliera comunale – è che vedendo me, altre donne potrebbero dire: “Ho voglia di candidarmi per il 2028. Chiedo a lei per capire come posso fare”».
«In un movimento ecologista che si propone anche di non replicare al suo interno le dinamiche di potere della società, l’influenza delle pratiche femministe è indispensabile, anche solo perchè le donne non siano costrette ad avere ruoli amministrativi o organizzativi. A restare nelle retroguardie», afferma Sara Sessa. Aiuta inoltre a creare un ambiente sicuro per le attiviste. Per esempio, «Fridays si è dotato di uno strumento chiamato “Consultoria” – racconta – con persone che si sono formate per raccogliere le segnalazioni di molestie nel movimento e, tramite l’assistenza dei Centri antiviolenza, provare a indirizzare coloro che hanno atteggiamenti problematici verso percorsi specifici». D’altra parte, più donne riescono a ottenere «visibilità, più ragazze diventeranno attive a livello internazionale. E potranno dare così un’immagine diversa di attivista che abbraccia la sua empatia, la sua capacità di ascolto e presenta al mondo un ambiente accogliente in cui le diversità sono rappresentate».
Sicurezza o speranza
Modelli di lotta contro la crisi climatica nonviolenti ed empatici sono fondamentali per contrastare «la costruzione di un racconto di attivisti violenti», come la definisce da Annalisa Gratteri di Xr Torino. Nell’ultimo decennio, secondo l’ecologista, è infatti cambiato anche il clima attorno alle battaglie ecologiche. «La reazione alle nostre mobilitazioni inizialmente è stata benevola – spiega – Ma dal 2022 anche le cose più semplici, come l’esposizione di uno striscione o un presidio non comunicato alla Questura provocano denunce pretestuose» e «quasi sempre archiviate dalla magistratura».
Fino ad ora, «le persone di Xr hanno subito solo due processi a fronte di centinaia di denunce, nei quali sono stati assolti da tutte le accuse», rimarca l’ambientalista torinese. Così come molti dei provvedimenti amministrativi, come fogli di via, notificati agli attivisti del gruppo, laddove «abbiamo potuto fare ricorso (al costo di 650 euro), sono stati annullati».Secondo Sara Sessa di Fridays Roma, «ultimamente è molto più pericoloso manifestare per il clima. Anche solo prenotare una piazza è molto più difficile. Ci sono aree interdette ai cortei, ma nonostante ciò non ci vogliamo autocensurare». O arrendere, come afferma Gratteri, a questo «lento scivolare verso una compressione dei diritti, equiparando la protesta a un crimine».
Quale futuro?
In un contesto così complesso sia a livello nazionale che internazionale, quindi verso quale direzione andrà l’attivismo climatico? Tra gli esperti, c’è chi ipotizza una sempre maggiore presenza del eco-hacktivism, con lo spostamento di molte azioni ambientaliste sul terreno digitale. Altri vedono l’aumento della partecipazione nelle iniziative focalizzate sull’ecologia, ma con poco ascolto da parte di una classe politica molto anziana. «È difficile trovare la speranza», afferma Alessia Iotti. «Quando ho iniziato a fare attivismo a 20 anni ero una matta – dice la disegnatrice – Ora che ne ho 30 vedo quanto sia più lungo e difficile il processo. Ma in un mondo dove sembra che tutte le regole siano saltate e che avvantaggi solo l’uso della violenza, penso che la strategia giusta sia quella di Jane Goodall (etologa e antropologa). “Io ascolto il mio nemico senza scadere nell’aggressività – diceva in un’intervista – e poi con le parole cerco di ficcargli qualcosa dentro al cuore», un seme di cambiamento.
***
Alley Oop compie 10 anni e dal 15 febbraio al 3 marzo, giorno dell’evento celebrativo che si terrà nella Sala della Regina di Montecitorio, a Roma, pubblicherà una serie di articoli in edizione speciale che ci racconteranno come è cambiata la società dal 2016 ad oggi.
***
La newsletter di Alley Oop
Ogni venerdì mattina Alley Oop arriva nella tua casella mail con le novità, le storie e le notizie della settimana. Per iscrivervi cliccate qui.
Per scrivere alla redazione di Alley Oop l’indirizzo mail è alleyoop@ilsole24ore.com
***
La newsletter di Alley Oop
Ogni venerdì mattina Alley Oop arriva nella tua casella mail con le novità, le storie e le notizie della settimana. Per iscrivervi cliccate qui.
Per scrivere alla redazione di Alley Oop l’indirizzo mail è alleyoop@ilsole24ore.com