Ddl stupri, protesta dei centri antiviolenza al Senato: «Non arretreremo, senza consenso è stupro»

«Un attacco ai diritti delle donne che spazza via decenni di lotte del movimento femminista»: così, all’ingresso di palazzo Madama, le associazioni femministe e i centri antiviolenza definiscono il disegno di legge sulla violenza sessuale approvato oggi in commissione Giustizia del Senato. Con 12 voti a favore e 10 contrari, il testo base del disegno di legge sulla violenza sessuale approvato dalla commissione Giustizia del Senato è quello proposto da Giulia Bongiorno, relatrice del provvedimento e senatrice della Lega, nella nuova versione che ha modificato il testo approvato all’unanimità alla Camera nel novembre scorso, introducendo la “volontà contraria” a un rapporto sessuale, e non più il “consenso libero e attuale” che, se manca, definisce il reato di violenza. L’emendamento di novembre era bipartisan e aveva avuto il via libera all’unanimità, ma a distanza di qualche mese qualcosa è cambiato a livello politico.

Bongiorno ha spiegato che l’introduzione del concetto di «volontà contraria» di una persona a un rapporto sessuale è dettato dalla necessità di superare la presunzione del consenso stesso. Ma, ribattono le associazioni e i centri antiviolenza, «Costringere chi ha vissuto una violenza a dover dimostrare il proprio dissenso all’atto sessuale significa spostare sulle vittime la responsabilità maschile dello stupro».

Denunciando la rottura dell’accordo bipartisan sul modello “senza consenso è stupro”, i gruppi del Pd e del M5s avevano chiesto di non votare l’adozione del testo base e riaprire la discussione sul testo approvato alla Camera. La maggioranza ha comunque messo il testo ai voti. «Si è ribaltato il tavolo. Bongiorno aveva detto che avrebbe tenuto al centro il concetto di consenso: ha smentito sé stessa e l’accordo raggiunto a Montecitorio – sottolinea la senatrice Pd Valeria Valente – Questo testo per noi è inaccettabile».

Entro giovedì prossimo, primo febbraio, i gruppi parlamentari potranno presentare richieste di audizioni sul disegno di legge sulla violenza sessuale e, in base al calendario dei lavori parlamentari, l’esame del testo arriverebbe in aula il 10 febbraio. Intanto, in concomitanza con la discussione in Senato, le associazioni e i centri antiviolenza hanno fatto fronte comune presidiando palazzo Madama con una conferenza stampa di protesta: «Non faremo sconti a nessuno – spiegano – Ci aspettiamo che venga utilizzato ogni strumento per bloccare questo provvedimento: anche l’occupazione delle aule parlamentari».

Senza «consenso libero e attuale» più rischio di vittimizzazione secondaria

«Siamo di fronte ad una politica che si rende corresponsabile della persistenza di un costrutto culturale che legittima una sessualità maschile di tipo predatorio – afferma Cristina Carelli, presidente D.i.Re – Donne in Rete contro la violenza – Si dà per scontata la disponibilità sessuale delle donne, a meno che lo stupratore non capisca chiaramente un no. Sappiamo bene che il consenso non sempre è mancanza del no: o la modifica dell’articolo 609-bis del Codice penale va nella direzione del consenso, oppure non ci deve essere».

La Convenzione di Istanbul, ratificata dall’Italia nel 2013, all’articolo 36 specifica che «il consenso deve essere dato volontariamente, quale libera manifestazione della volontà della persona, e deve essere valutato tenendo conto della situazione e del contesto». Le richieste di adeguamento alle direttive internazionali, come quelle del Grevio – l’organo indipendente del Consiglio d’Europa incaricato di monitorare l’attuazione della Convenzione di Istanbul – hanno spinto il Parlamento e le istituzioni a valutare modifiche alla legge 66/1996 sulla violenza sessuale. Ma, sottolinea Elena Biaggioni, avvocata penalista Rete avvocate D.i.Re, «La proposta presentata e votata è di gran lunga peggiorativa: non solo rispetto a quella approvata all’unanimità alla Camera. Anche rispetto all’esistente».

La «volontà contraria» che si legge nel disegno di legge, spiegano le associazioni, rappresenta uno spostamento di responsabilità verso le vittime che dovrebbero dimostrare il loro no: «Si torna alla responsabilità della donna rispetto alla violenza maschile – evidenzia Maura Cossutta, presidente della Casa Internazionale delle donne – È pericolosissimo perché ci fa fare un passo indietro verso la vittimizzazione secondaria: come dimostrerà la donna la non volontà all’atto sessuale? Si faranno le solite domande: ‘com’eri vestita, cosa hai fatto?’. Questo disegno di legge riporta indietro di decenni le conquiste, il pensiero e le pratiche politiche delle donne».

Il Senato approva il testo base, senza consenso: «Uno sgambetto che non può passare inosservato»

Lo hanno fatto Belgio, Croazia, Cipro, Repubblica Ceca, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Islanda, Lussemburgo, Malta, Norvegia, Paesi Bassi, Polonia, Slovenia, Spagna, Svezia, Svizzera e Regno Unito: ventuno Paesi hanno adottato leggi basate sul concetto di consenso. L’Italia resta indietro e, spiegano le voci compatte di centri antiviolenza e associazioni, quello che sta avvenendo è un arretramento. «Non staremo zitte – dice ad Alley Oop Lella Palladino, presidente della Fondazione Una Nessuna Centomila – Non siamo disposte a rinunciare a quello che con tanta fatica nel 1996 è stato affermato: il diritto delle donne a vivere la propria sessualità in maniera autodeterminata».

L’obiettivo è fare pressione per difendere i diritti acquisiti e ampliarli: «Proveremo a contrastare questo disegno di legge con una dialettica politica dentro e fuori le istituzioni: appoggiamo le senatrici che si stanno, le parlamentari che erano riuscite ad ottenere in Parlamento l’unanimità dell’approvazione». L’approvazione del testo base al Senato, secondo Minoli, è uno «sgambetto che non può passare nel silenzio». Per questo motivo, si uniscono le forze: «La Fondazione Una Nessuna Centomila farà da cassa di risonanza, anche coinvolgendo gli artisti e le artiste che fanno parte del nostro laboratorio: nelle campagne degli ultimi due anni siamo state molto concentrate sul consenso, quindi questa situazione ci vede in prima fila, a fianco di tutte».

Mobilitazioni a febbraio e marzo: «Non permetteremo nessun arretramento»

Nei prossimi mesi le mobilitazioni non si fermeranno: insieme a iniziative territoriali, le associazioni lanciano una manifestazione nazionale per difendere l’autodeterminazione delle donne. La presidente di Differenza Donna, Elisa Ercoli, lo spiega ad Alley Oop: «Le proposte avanzate da Bongiorno sono irricevibili – spiega ad Alley Oop – Abbiamo lanciato davanti al Senato la mobilitazione permanente: febbraio e marzo saranno mesi di grandi manifestazioni. Scenderemo in piazza, nei territori e ci incontreremo in una manifestazione nazionale: non permetteremo nessun arretramento».

Invece di arretrare, serve avanzare: «Una nuova legge che modifichi quella esistente può solo accettare il principio del consenso – aggiunge Ercoli – Non può assolutamente riproporre dei sistemi che ci fanno arretrare rispetto a quello che la Cassazione e la Convenzione di Istanbul hanno già affermato». Le proteste, assicurano le associazioni, non si fermeranno: «Sono 50 anni che lottiamo per avere una legge sulla violenza sessuale che davvero prenda in considerazione l’autodeterminazione delle donne. È arrivato il momento, giù le mani dai nostri corpi».

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  • Valentina |

    Una vergogna fare sparire la parola ” consenso” al centro dell’ accordo Meloni/ Schlein, votata all’ unanimità alla Camera, in base a trattati internazionali sottoscritti dall’ Italia. Mi sembra che anche Bongiorno avesse garantito che il termine “consenso” sarebbe stato mantenuto, anche se non ” libero e attuale” come nella versione giustamente votata all’ unanimità alla Camera. Invece? Sparito. Io ripeto: Bongiorno dimettiti.
    Se Meloni non fa rispettare neanche questo accordo, alle elezioni!

  • Valentina |

    La parola ” CONSENSO” doveva essere al centro della legge, adesso è sparita. Mi sembra che anche la Bongiorno avesse assicurato che sarebbe rimasta, come consenso ” riconoscibile”, se non sbaglio, invece l’ ha fatta sparire…Non è un piccolo dettaglio, per me è un errore, giuridico e politico, un tradimento di un patto politico e delle donne. Un governo per lo più di maschilisti retrogradi da mandare a casa prima possibile.

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