La psicologia delle vacanze: cosa succede alle nostre buone abitudini

Perché proprio d’estate interrompiamo quelle abitudini che durante l’anno ci aiutano a stare bene? Nei mesi estivi cambiano i ritmi, gli orari si fanno più irregolari e molte delle pratiche che solitamente sostengono il benessere finiscono – almeno temporaneamente – in secondo piano. Non ci si prende una pausa soltanto dal lavoro. Spesso, la si prende anche da se stessi.

Una nota ricerca sulle abitudini ha evidenziato che circa il 43% dei comportamenti quotidiani viene messo in atto in modo abituale, ossia attraverso azioni ripetute in contesti stabili, più che attraverso decisioni pienamente consapevoli e deliberate. Se, come succede in vacanza, il contesto cambia, la routine si interrompe spontaneamente. Non è dunque un caso che d’estate sia più facile bere alcol, così come ridurre – anche complice il caldo – l’attività fisica, mangiare in maniera meno regolare – e spesso anche meno sana – e fare tendenzialmente più tardi la sera. Anche quando la sveglia al mattino suona alla solita ora. Ossia troppo presto per dormire un numero sufficiente di ore. 

Non c’è nulla di sbagliato nel concedersi maggiore flessibilità. Il periodo estivo serve anche a questo. Il problema nasce quando mandiamo in vacanza il nostro benessere. Come se lo si prendesse e portasse al centro estivo e lì lo si lasciasse fino ai buoni propositi di settembre, al detox di fine agosto, alla ripresa della psicoterapia, al nuovo abbonamento in palestra e così via. 

Lo stereotipo estivo

Esiste una convinzione diffusa: che la bella stagione e le ferie possano curare tutti i mali. Come se, da sole, bastassero e si potesse abdicare a tutte le buone abitudini che faticosamente si costruiscono durante l’anno. Salvo poi faticare a stare bene, anche in vacanza.

A tal proposito, una recente meta-analisi ha individuato due elementi particolarmente importanti affinché le ferie siano davvero rigenerative: riuscire a staccarsi psicologicamente dal lavoro e fare attività fisica. Non sono quindi i giorni off, di per sé,  a generare benessere, ma il modo in cui li si vive.

Sul primo punto, i dati raccontano che non siamo particolarmente bravi. Secondo l’ultimo Workforce Confidence Index di LinkedIn, il 44% degli italiani continua infatti a controllare email o telefonate di lavoro anche durante le ferie. Se quasi una persona su due rimane mentalmente connessa alla propria attività professionale, è difficile immaginare che il recupero possa essere completo. Secondo la letteratura, la capacità di staccarsi cognitivamente dal lavoro si rivela uno dei principali fattori protettivi contro burnout, esaurimento emotivo e stress cronico. Se si resta reperibili, a risentirne è il proprio benessere. Diventa quindi doppiamente importante prendersi cura di sé. 

Come stare bene in vacanza

Le indicazioni per uno stile di vita sano sono chiare. L’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda 150-300 minuti di attività fisica moderata alla settimana e almeno 400 grammi di frutta e verdura al giorno, mentre l’American Academy of Sleep Medicine di dormire minimo 7 ore a notte.

La questione, però, non è mantenere necessariamente le buone abitudini dei mesi invernali. Certo, è auspicabile, ma è anche possibile trasformarle, per renderle più adatte alla flessibilità estiva. L’allenamento in palestra può diventare una nuotata o una camminata, la dieta può farsi meno equilibrata, ma ci si può riappropriare del giusto tempo per mangiare e gustare il pranzo. Si può introdurre la siesta se si tende a ritardare l’ora in cui ci si corica la sera e si può continuare a lavorare su di sé anche in assenza dell’appuntamento settimanale con il proprio psicoterapeuta. Magari scrivendo o, semplicemente, osservando e accogliendo le proprie reazioni e i propri stati emotivi.

La cura di sé non dovrebbe esserci o cessare sulla base delle vacanze o dello scorrere dei mesi. Dovrebbe essere un appuntamento che si mantiene con se stessi, in forme che variano per adattarsi ai diversi momenti di vita. Così che possa accompagnarci sempre. Anche sotto l’ombrellone. 

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