
«Mi ha abbracciato e mi ha detto: “Grazie per avermi dato mio figlio”. In quel momento, ho capito quale fosse il mio posto nel mondo». Sono le parole della madre di Jacopo Gullà (pilota e ora istruttore di moto) a risuonare nel cuore di Emiliano Malagoli, pilota paralimpico, presidente e fondatore di Diversamente Disabili. Le parole di quella madre gli restituiscono il senso dell’iniziativa che porta avanti da anni.
Dopo un incidente in moto in cui ha perso una gamba, Gullà è riuscito nel 2021 a rimontare in sella e da allora supporta altri appassionati di moto nel fare lo stesso. È per loro che è nato il corso di guida sicura su pista, tenuto da Diversamente Disabili Onlus (Di.Di.) al circuito Tazio Nuvolari, in provincia di Pavia.
Rimontare in sella alla vita
Le vittime di incidenti in motocicletta in Italia sono aumentate del 13% rispetto all’anno precedente, attestandosi a 830, secondo i dati Istat riferiti al 2024. L’associazione fondata da Malagoli e dalla pilota e campionessa europea Chiara Valentini lavora perché questi numeri scendano grazie alla prevenzione con seminari nelle scuole e allo stesso tempo vuole dare una seconda possibilità in sella a una due ruote a chi ha subito un incidente, che lo ha lasciato con una disabilità.

«Emiliano ed io ci siamo incontrati nel 2012 durante una gara – ha spiegato Valentini -: dopo quell’incontro, ci siamo chiesti perché non provare a dare la possibilità ad altri ragazzi disabili di tornare in moto. Così abbiamo comprato delle moto, le abbiamo adattate e abbiamo incominciato a tenere dei corsi specifici».
Dall’incidente di Malagoli nel 2011 nel corso di tredici anni, l’associazione ha rimesso sulla moto più di cinquecento ragazzi disabili, grazie anche al supporto di partner come Bridgestone e la Fondazione Luca Salvadori: «Per noi la moto è lo strumento per ritornare a vivere: farli risalire in sella alla moto è come farli risalire in sella alla vita e quando escono dai corsi lo fanno con entusiasmo, una nuova carica e una diversa consapevolezza delle proprie capacità», ha spiegato Valentini.
I corsi di guida
Due giorni all’anno, Di.Di. mette a disposizione degli aspiranti corsisti moto adattate per disabilità agli arti superiori, inferiori e paraplegia, così come l’abbigliamento tecnico per offrire loro l’ebrezza di salire (e in molti casi, ritornare) in sella alla moto. A inizio aprile diciotto allievi di tutte le età si sono divisi tra lezioni teoriche e turni di guida: il primo passo è stato un percorso “birillato” all’interno del paddock, così da poter entrare in confidenza con il mezzo e con gli adattamenti implementati. Successivamente, in base alle capacità e alle indicazioni dello staff, gli allievi sono scesi in pista al fianco degli istruttori.

Gli allievi vengono affiancati anche da istruttori con disabilità simili, così da offrire un’esperienza che tenga conto non solo della dimensione tecnica ma anche emotiva: «I nostri istruttori sono, oltre che i nostri migliori piloti, tecnici federali. Un tecnico federale normodotato non potrebbe spiegare all’allievo come guidare in quella particolare condizione fisica, loro invece possono farlo perché vivono condizioni simili» ha evidenziato Valentini.
Il motivo dietro questa scelta sta nello spogliare il corsista di qualsiasi scusa: «Se è un normodotato ad insegnare a uno studente con disabilità come andare in moto, quest’ultimo può cercare degli alibi per non tentare. Ma se invece al suo fianco c’è un istruttore con la stessa disabilità, può trovare le motivazioni e la fiducia necessarie per riuscire nell’intento» sottolinea Valentini.
Campionati e programmi nelle scuole

Oltre ai corsi di guida, Diversamente Disabili organizza due campionati (il campionato italiano Octo Cup e il campionato europeo European Handy Bridgestone Cup) e i programmi sull’educazione stradale nelle scuole: «Molti dei nostri ragazzi sono vittime di incidenti stradali in moto. – ha commentato Valentini – Abbiamo visto che il messaggio dato direttamente dai corsisti arriva ai ragazzi con un impatto maggiore. Abbiamo incontrato più di 10.000 studenti in tutte le scuole d’Italia ed è un progetto che a noi piace in modo particolare: si parla di prevenzione e sicurezza stradale e anche solo poter contribuire a salvare una vita è fondamentale per noi».
Gli adattamenti alle motociclette
L’adattamento dei mezzi è stato affidato a Handytech: a loro l’onere di modificare le motociclette, fornite dai corsisti o da BMW (partner dell’associazione), in tempo per i corsi di guida.

«A seconda della disabilità, analizziamo il problema sul veicolo e andiamo a compensare le loro mancanze di guida» ha spiegato Luigi Brescia, dell’assistenza Handytech per i sistemi di guida, facendo poi degli esempi: «Se manca un arto inferiore, alla moto viene integrato un comando per il cambio sul manubrio. Per quanto riguarda le mancanze degli arti superiori, si va a posizionare una servofrizione opposta al lato opposto, così da rendere guidabili le moto che non hanno il cambio automatico». Diverso è il caso della paraplegia: «C’è da facilitare il posizionamento sui motocicli. Questi veicoli non sono adattabili ad un utilizzo stradale, perché i corsisti vengono posizionati in sella e fatti scendere con un supporto dalla motocicletta».
Gli sforzi fatti in giornate simili, hanno riportato molti motociclisti in strada: «Tantissimi ragazzi che sono qui hanno già ripreso la patente grazie ai nostri corsi per patenti speciali in strada – ha spiegato Malagoli -: offriamo corsi per riprendere la patente che, fatta eccezione per i ragazzi in carrozzina, permettono ai motociclisti di tornare in strada».
Le storie dei corsisti

«Da sempre» motociclista, Saverio Maciari, 29 anni, ha perso un braccio a causa di un incidente in moto lo scorso febbraio: «Come prima cosa dopo essere uscito dalla rianimazione, la mia fidanzata e il mio migliore amico hanno cercato un modo per farmi rimontare in sella. Invece di allontanarmi, hanno capito che il modo migliore per rimettermi in sesto era quello di tornare in moto». La moto è per Saverio non un semplice hobby, ma «parte integrante della mia vita. Il fatto di non allontanarmi, ma anzi affrontare quel problema è stata la scelta migliore secondo me». Un ritorno alle origini che, già dalla prima guida, si è rivelato tanto emozionante quanto disorientante: «L’assenza del braccio fa ancora effetto, però è stato comunque bellissimo».
Il supporto dei cari ha fatto la differenza anche per Cristian Bonzi, 46 anni, che per la prima volta è tornato al manubrio dopo un incidente del 2002 che lo ha lasciato paraplegico: «Mia moglie ha trovato l’iniziativa su Facebook. All’inizio è strano vedere un serbatoio davanti a me, pensavo di aver meno difficoltà: non capivo perché non riuscissi ad andare. Il secondo giro è andato meglio, ho capito che l’importante è accelerare».
Nausicaa Ciervo, 21 anni, è qui grazie alla passione per le due ruote «che non si può spegnere» e anche grazie allo staff dell’ospedale in cui era ricoverata: dopo esattamente un anno dall’incidente che l’ha lasciata senza più l’uso delle gambe, è tornata sulle ruote grazie all’associazione. All’inizio, racconta Nausicaa, «è molto strano: non posso cambiare la frizione o frenare, cose che magari uno era abituato a fare. Ma la sensazione di salire in moto è immutata, gambe o non gambe».
Le storie degli istruttori
Nicolas Quaquarini, 30 anni, dopo un incidente nel settembre del 2021 è passato dai corsi di guida di Diversamente Disabili alle competizioni nazionali ed europee. Quest’anno per la prima volta, ritorna dall’associazione come istruttore: «I blocchi dei corsisti sono perlopiù dati dalla paura di rifarsi del male», ha spiegato. Stare al fianco di chi torna dietro il manubrio non è semplice, ma c’è un motivo che a detta dell’istruttore rende degna la fatica: «Mi rivedo tantissimo nelle persone che aiuto e rivedo nei loro occhi tutta la gioia che provai ai tempi».
Un sentimento simile ha motivato Jacopo Gullà, 36 anni, a diventare istruttore: «Mi fa sentire bene rivedere su altri ragazzi il sorriso che avevo in volto il giorno che sono tornato in moto». Di quel primo giorno, Jacopo ricorda anche i timori: «Quando Emiliano mi prese per la prima volta, mi disse che non avevo alibi: il rapporto che si ha con l’allievo sta proprio nel dargli fiducia e dirgli che come ce l’ho fatta io, ce la può fare anche lui».
Il supporto dei partner

In occasione della giornata al circuito Tazio Nuvolari è intervenuto anche Maurizio Salvadori, fondatore e direttore di Trident Motorsport e presidente della fondazione Luca Salvadori: «Questa iniziativa di Diversamente Disabili mi ha colpito appena l’ho vista». Apprezzamento anche per l’iniziativa e il lavoro di Emiliano e Chiara, i due «straordinari» fondatori dell’associazione: «Hanno un entusiasmo, una vitalità, una voglia di fare che è encomiabile». L’appoggio all’associazione dà a Salvadori «soddisfazione e un piccolo sentimento di orgoglio: senz’altro, cercheremo di replicarlo».
Presente anche Claudio Comigni, responsabile vendite moto di Bridgestone South Region. Lo storico partner ha sostenuto l’iniziativa sin dai suoi primi passi: «Già ai tempi mi sembrò un progetto fantastico. Pian piano, ho iniziato a conoscere le persone, la passione che ci mettevano e la loro competenza: questa è la chiave del successo dietro agli incredibili risultati ottenuti».
Oltre la paura

Sono bastate poche parole per portare alla luce il senso più profondo di un percorso decennale, costruito passo dopo passo tra corsi, patenti e programmi nelle scuole: «Credo che più di un genitore che ti ringrazia per avergli “restituito” il figlio non si possa chiedere – ha concluso Emiliano: – sono riuscito a dare un significato diverso a ciò che mi è accaduto: se non avessi fatto quell’incidente, oggi non saremmo qua a parlare di questo».
Un “questo” che mostra la sua vera cifra non nei risultati che colleziona, ma in ciò che lascia a chi ne prende parte: «Dico sempre che per i corsisti che scendono in pista si chiude un cerchio dal giorno dell’incidente – ha riflettuto Valentini – perché se possono scegliere di poter tornare sulla moto, allora possono vivere in modo più sereno. Non bisogna pensare che arrivino senza paure o timori, e per questo li ammiro tantissimo: nonostante tutto, riescono comunque a superare i loro limiti».
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