
Le Paralimpiadi non sono semplice competizione sportiva: se si è capaci di cogliere l’attimo, possono accendere i riflettori su temi quali l’inclusione e la partecipazione sociale. A sostenerlo è Giuseppe Fasiol, commissario straordinario per le Paralimpiadi, che ha coordinato il lavoro tra organizzatori, territori e istituzioni, con attenzione al tema dell’accessibilità delle infrastrutture.
Le Paralimpiadi Invernali Milano Cortina 2026
Questi di Milano Cortina sono stati dei Giochi ricchi di soddisfazioni per gli azzurri. Si partiva da un presupposto ambizioso: proporre i primi Giochi Paralimpici Invernali «diffusi». Si aggiungono al già audace quadro cifre da record: in questi ultimi giorni si è tenuta tra Milano, Cortina d’Ampezzo e Tesero l’edizione più affollata di sempre, con oltre 600 atleti da 55 Paesi diversi. Tra questi, si contano anche 42 italiani: mai così tanti.
È l’edizione dei grandi anniversari, a cinquant’anni dalla prima edizione in assoluto a Örnsköldsvik e a vent’anni dalla prima edizione italiana tenuta a Torino, e dei primati: venerdì 13 marzo i paratleti italiani hanno raggiunto le 14 medaglie, superando in via definitiva le 13 vinte a Lillehammer del 1994.
Il Villaggio Olimpico di Cortina
È all’interno di questo contesto che si è mosso Giuseppe Fasiol: il commissario coordina le attività degli enti coinvolti (la Fondazione Milano Cortina 2026, la Società Infrastrutture Milano Cortina 2020-2026, le Regioni del Veneto e della Lombardia e le municipalità di Milano Cortina), con particolare attenzione ai temi dell’accessibilità e dell’inclusione, affinché vengano correttamente applicati i relativi criteri.
Gli interventi sul Villaggio Olimpico di Cortina, realizzato in occasione dei Giochi Olimpici e Paralimpici, si sono concentrati sul «verificare che tutti i percorsi di accesso esterno e interno al villaggio fossero accessibili a persone con disabilità motorie: eliminare gli scalini, fare in modo che almeno il 50% degli alloggi risultasse accessibile e dunque offrire spazi adeguati al movimento di tutti, e offrire servizi igienici che avessero caratteristiche idonee alla Legge e all’esigenze degli atleti».
Guardando agli interni, invece, si è cercato di offrire camere che permettessero «alle persone in carrozzina di muoversi in libertà, fornendo appendiabiti e armadi dall’altezza adeguata, luci per persone con problemi visivi e sevizi igienici allestiti in modo tale da poter permettere agli ospiti di muoversi in autonoma». Gli stessi criteri sono da applicare anche agli spazi comuni: «Il Villagio è proprio una comunità con salottini, palestre e servizi medici: alcune abitazioni sono sugli ultimi piani, quindi abbiamo installato ascensori e porte scorrevoli, a beneficio delle persone con problemi agli arti superiori».
Per quanto riguarda gli esterni, invece, Fasiol si è preoccupato di «fare in modo che il percorso dai parcheggi e alcune attrezzature fino al Villaggio fosse accessibile, implementando illuminazione adeguata e semafori a chiamata».
Lo Stadio Olimpico
Il Cortina Curling Olympic Stadium ha subito non indifferenti rinnovazioni. Tra gli interventi, si contano ascensori e rampe di accesso al campo di gara: le rampe, in particolare, sarebbero state progettate con una pendenza del 5%, così come voluto dal Comitato Paralimpico Internazionale, e con tutte le soluzioni necessarie per rispondere alle esigenze delle persone con mobilità ridotta. Si accodano a queste modifiche anche gli spogliatoi dedicati agli atleti paralimpici, per un totale di 20,4 milioni di euro spesi.
La pista Olympia Tofana
C’è poi la pista Olympia Tofana, la pista sciistica di Cortina: per 1,38 milioni di euro, la struttura garantisce adesso l’accessibilità per atleti paralimpici e per i futuri atleti con disabilità. Nell’area di arrivo, inoltre, sono stati installati percorsi facilitati con piastre in poliuretano e mappe tattili per persone cieche e ipovedenti.
Sempre dedicati ai ciechi e i ipovedenti sono i pannelli a induzione magnetica, assieme agli audio guide e video interpretariato in LIS, durante le sessioni di gara. Infine, l’organizzazione ha implementato parcheggi riservati e un sistema di navette dedicate alle persone con disabilità o mobilità ridotta.
Il lato sociale delle Paralimpiadi
Fondamentale l’attività di formazione della workforce: «La forza lavoro di Cortina e delle altre sedi, come Milano o Verona, è fatta in parte da persone assunte e in parte da volontari, sia per quanto riguarda le Olimpiadi che le Paralimpiadi. Per le Paralimpiadi abbiamo istituito una formazione specifica così da poter accogliere e supportare le persone con disabilità».
Fasiol ricorda anche l’iniziativa portata avanti in collaborazione con ULLS 1 Dolomiti, finanziata dalla Regione del Veneto e dal Ministro per le Disabilità della Presidenza del Consiglio dei Ministri, che ha permesso a ventiquattro ragazzi con disabilità non solo ad assistere alle gare ma anche di lavorare presso il Villaggio di Cortina: «Quando li ho incontrati erano davvero felici: si sono sentiti davvero utili, sia nell’accoglienza che nei servizi come lavanderia e cucina».
Le sfide organizzative
Tra le sfide più grandi, Fasiol cita il tempo: «La mia nomina risale a settembre: è davvero poco tempo per poter trovare una sede, dei collaboratori e avviare un’organizzazione che partiva da zero. Avessimo avuto sei mesi di tempo in più, avremmo potuto portare a termine alcune attività con più accuratezza».
Altra complicazione nel percorso è stata «il sistema particolarmente articolato di enti e organismi: sicuramente far lavorare tanti soggetti in squadra non è semplice, ma è anche una risorsa perché si sentono tutti protagonisti e co-responsabili».
L’eredità dei Giochi Paralimpici
Guardando agli ultimi anni, Fasiol considera sufficiente lo sforzo portato avanti a favore dell’inclusione sociale: «Si è fatto abbastanza, ma quando si parla di accessibilità per le persone con disabilità l’asticella si può sempre alzare. Non siamo ancora arrivati al percorso ottimale».
In questo senso, un evento con una tale cassa di risonanza quale le Paralimpiadi non potrebbe altro che beneficiare alla causa: «Penso possa essere un eccezionale acceleratore rispetto al processo di sensibilizzazione delle persone con disabilità: queste sono le occasioni che non dobbiamo perdere per far sì che crescano in tutte le persone concetti del mondo paralimpico quali rispetto reciproco, lealtà o sano agonismo e, più in generale, per far sì che le persone con disabilità abbiano un adeguato accesso così da far sentire le persone incluse».
Il valore dell’accessibilità
Secondo l’Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane (2025), sono quasi 13 milioni le persone disabili in Italia. Di questi, 3 milioni segnalano una disabilità grave: una platea che ben potrebbe usufruire di un contesto privo di barriere architettoniche o strutturali: «Molti operatori economici stanno realizzando che c’è un rilevante potenziale turistico nelle persone con disabilità: se si amplia lo sguardo alla disabilità temporanee quali incidenti o operazioni, o se si considerano anche gli effetti dell’invecchiamento, allora investire nell’accessibilità può avere un ritorno economico significativo, perché una località turistica dal facile accesso è sicuramente più attrattiva», ha sottolineato Fasiol.
Un nuovo modo di vedere gli spazi
Non si tratta solo di risultati agonistici: le Paralimpiadi possono essere una preziosa occasione per tutti gli spettatori di ripensare spazi, infrastrutture e servizi in modo più attento alle esigenze di tutti. Un’eredità che deve poter superare il perimetro “diffuso” delle Paralimpiadi e che, ancor più nello specifico, deve poter parlare ad ogni spettatori, a prescindere dalle abilità motorie, sensoriali o cognitive.
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