Lavoro, quanto conta lo stipendio?

Se potessi scegliere tra uno stipendio più alto o un lavoro più stimolante, cosa sceglieresti?
Quattro italiani su dieci preferirebbero l’aumento salariale. Un dato che emerge dal Salary Guide 2026 di Hays Italia e che evidenzia quanto il denaro sia sì una leva, ma non di certo l’unica. L’indagine evidenzia infatti che l’ambiente di lavoro (46%) e il coinvolgimento in progetti stimolanti (45%) risultano altrettanto determinanti nella scelta di un nuovo ruolo.

La risposta alla domanda iniziale si rivela dunque cangiante. E, soprattutto, soggettiva. Non sorprende: denaro e lavoro condividono il fatto che, con entrambi, si abbia un rapporto profondamente personale e complesso. Così come il lavoro non è solamente una fonte di reddito, i soldi non sono solo ricchezza. Ambedue hanno un ruolo, ma, da soli, non definiscono la nostra soddisfazione o felicità.

Il ruolo del lavoro

Oggi si cerca nel lavoro molto più di ieri. Non si guarda semplicemente allo stipendio, ma all’equilibrio con la propria vita personale, alla cultura organizzativa, all’allineamento valoriale, al clima relazionale, alla flessibilità e così via.
Anche un lavoro con retribuzione media può essere fonte di soddisfazione, se risponde a bisogni psicologici e sociali. Da questo punto di vista, il rapporto con la sfera professionale è estremamente sfaccettato. L’attività lavorativa assume più di un significato e agisce su molteplici livelli. Per alcune persone rimane sì ciò che permette di vivere, ma per tante altre non è meramente lo stipendio a fine mese. Piuttosto, si configura come un elemento intrinsecamente legato alla propria identità: ciò attraverso cui ci si descrive e grazie al quale ci si riconosce e legittima un ruolo all’interno della società. Oltre a una parte preponderante del proprio senso di scopo. 

Il ruolo dei soldi

Spesso pensiamo allo stipendio come al numero che vediamo sul nostro estratto conto. Eppure i soldi hanno molto più a che fare con le emozioni di quanto abbiano a che fare con i numeri. Ci definiscono, ci restituiscono uno status, ci collocano all’interno della società e determinano il valore che riconosciamo a noi stessi. Che lo si voglia o no, il denaro non è mai neutro per la nostra soggettività.
È anche per questo che, in ambito lavorativo, resta un driver fondamentale. C’è in gioco molto quando si parla di soldi.
Secondo l’indagine di Hays, ad esempio, il 63% dei lavoratori considera la propria RAL non adeguata alle responsabilità svolte e, come anticipato, sono diverse le persone che cercano un aumento. In uno scenario incerto ed economicamente precario come quello attuale, il denaro assume un ruolo ulteriore: diventa garanzia di sicurezza e permette – in qualche misura – di mitigare l’ansia e la preoccupazione per il futuro.

Il punto d’equilibrio

Risulta ovvio: un lavoro soddisfacente e stimolante, in linea con i propri valori e per di più ben pagato, è di certo lo scenario più preferibile. Eppure, sappiamo quanto sia complesso raggiungerlo. Il lavoro – come la vita – è un eterno compromesso.
A prescindere da ciò, è tuttavia necessario interrogarsi sulle proprie aspirazioni e priorità. Cosa si desidera al primo posto? Su cosa si è disposti a negoziare? E su cosa invece no?
Lavoro e soldi sono accomunati anche da un altro aspetto: si indaga raramente il rapporto che si ha con essi. Entrambi, vengono gestiti senza troppe riflessioni a monte. Senza prendere effettiva coscienza di ciò che, attraverso di loro, si desidera ottenere. Chiarirlo a se stessi permette di prendere scelte più consapevoli e, magari, di capire che, quando ci si trova a scegliere tra uno stipendio più alto o un lavoro più stimolante, la decisione può anche andare oltre questa (apparente?) dicotomia. 

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