Uk, il governo mette in campo azioni per prevenire la misoginia contro la violenza sulle donne

Il Regno Unito affina le armi per contrastare la violenza contro le donne. L’obiettivo ambizioso – «che nessun altro Stato al mondo ha raggiunto» – è quello di dimezzare in un decennio i casi di abuso di genere. E rendere la nazione «uno luoghi più sicuri al mondo per le donne e le bambine».

Per attuare il piano, a fine dicembre il governo Starmer ha presentato la sua nuova strategia di contrasto agli abusi di genere. Le iniziative previste interverranno migliorando il processo di ricerca e di giudizio degli autori dei reati; implementando il supporto alle vittime. E contrastando la diffusione di atteggiamenti misogini. Su questo punto in particolare, le azioni punteranno alla prevenzione ed educazione dei più giovani, a partire dalla convinzione che trattare la questione il prima possibile possa ridurre efficacemente i rischi soprattutto per bambine, ragazze e donne.

Oltre Manica, da tempo la violenza di genere è un problema serio. Negli negli ultimi anni la situazione si è ulteriormente esacerbata online e offline anche per il dilagare di visioni estremiste. In modo particolarmente preoccupante, poi, tra gli adolescenti.

Stando ai dati più recenti, nel Regno Unito una donna su otto è stata vittima di violenza domestica, ha subito stalking o è stata aggredita sessualmente nei dodici mesi precedenti le rilevazioni (marzo 2025). In quel periodo inoltre, sono state mediamente 200 le denunce di stupro riportate ogni giorno alla polizia. Numero che quasi certamente è una sottostima dei reati effettivamente compiuti – dato che mostra solo dei casi registrati dalle forze dell’ordine.

Secondo l’ufficio di statistiche nazionali, inoltre, nel 2024 sono state 156 le donne uccise. Di queste, 83 sono state vittime di violenza domestica. E 66 quelle morte per mano di un partner o ex partner .

Affrontare la misoginia per contrastare la violenza sulle donne

Davanti a tali numeri, non sorprende troppo la posizione del governo e l’interesse specifico del premier per queste tematiche* (anche considerando gli incarichi che Starmer ha ricoperto prima della carriera politica). E la preoccupazione per l’impatto del crescere di tendenze estremiste tra i ragazzi.

Scriveva in dicembre lo stesso primo ministro, presentando la sua strategia: «Ogni genitore dovrebbe poter contare sulla sicurezza della propria figlia a scuola, online e nelle relazioni interpersonali. Tuttavia, troppo spesso le idee tossiche prendono piede precocemente e non vengono contrastate. Questo governo sta intervenendo tempestivamente – sostenendo gli insegnanti, denunciando la misoginia e intervenendo quando compaiono segnali d’allarme -, per prevenire i danni prima che si verifichino».

Con questo piano, Londra mette nero su bianco l’intenzione di intervenire in modo ampio contro la VAWG (acronimo di violence against women and girls), mettendo al primo posto le vittime, i sopravvissuti e le famiglie*. Per farlo basa le sue azioni sui tre pilastri principali: migliorare i sistemi di ricerca e giudizio dei colpevoli. Ampliare i servizi alle vittime. E lavorare sulla prevenzione e l’intervento precoce contro il dilagare di messaggi e tendenze misogine.

La misoginia come estremismo

A ben vedere, questa particolare attenzione al controllo della diffusione delle idee tossiche promosse dalla manosfera, non rappresenta una novità totale per la nazione. Già nel 2024 infatti proprio il governo aveva valutato la possibilità di trattare la misoginia come un estremismo. Possibilità valutata nella proposta di revisione della “Counter Extremism Strategy”inglese, il piano nazionale a contrasto delle forme di radicalizzazione.

È l’anno scorso poi però, che la questione è tornata di grande attualità e ha raggiunto l’attenzione del pubblico – indubbiamente anche grazie al successo internazionale della serie Adolescence. La risonanza mediatica prodotta dallo show è stata infatti capace di sollevare il velo su tendenze pericolose e molto attuali nel Paese. Dove, da qualche anno ormai, la penetrazione della propaganda misogina è profonda.

Come un po’ ovunque nel mondo, queste tendenze oggi entrano velocemente nei feed social degli adolescenti. E messaggi una volta promossi dentro gruppi di nicchia – pensiamo alla subcultura incel**  – in poco tempo sono arrivati a espandersi anche nelle piattaforme più conosciute. Spinti, in molti casi, dalla cassa di risonanza offerta da influencer dal grande seguito, alla stregua di Andrew Tate.

Investire nella prevenzione a scuola

Avendo identificato nelle forme più radicali di maschilismo fonti ulteriori di pericolo per la sicurezza (online e offline) di donne e ragazze, il governo inglese punta su prevenzione e formazione per contrastale. Intanto preparando gli insegnanti, chiamati ad aggiornarsi per riconoscere in fretta e saper intervenire precocemente nel momento in cui vedessero emergere nei loro studenti, segnali indicativi di atteggiamenti pericolosi.

E poi insistendo sull’educazione dei ragazzi. A partire da settembre di quest’anno, infatti, tutte le scuole secondarie dovranno offrire percorsi che illustrino, per esempio, le caratteristiche di relazioni interpersonali “sane e rispettose”. La differenza tra pornografia e rapporti reali. Inoltre impartire lezioni, appropriate per età, su temi come il consenso, la sicurezza sul web e nella vita quotidiana, la diversità. E fornire strumenti per saper riconoscere i casi di abuso.

Gli studenti dagli undici anni in su, che mostrassero atteggiamenti misogini, saranno coinvolti in approfondimenti ulteriori, come, tra gli altri, sul significato di coercizione, di deepfake. Sulle implicazioni della peer pressure (la pressione sociale tra coetanei), dello stalking. E su rischi e conseguenze della condivisione online di immagini esplicite.

Il tema dei finanziamenti

Per quanto la strategia sia applaudita da molti come un passo che va nella giusta direzione, non sono mancate le critiche in particolare in tema di investimenti a supporto delle iniziative proposte.

Già alla presentazione del progetto alcune voci indicavano come il livello di finanziamenti sia troppo basso per un piano tanto ambizioso. In particolare la commissaria responsabile in tema di abusi domestici, Dame Nicole Jacobs, riportata dalla Bbc, segnalava che l’impegno proposto «non è abbastanza», e gli investimenti annunciati per il supporto alle vittime «sono gravemente insufficienti».

A farle in certo modo eco la piattaforma End violence against women sul cui sito si legge come i 3 milioni di sterline allocati dal progetto pilota per formare gli insegnanti «toccano appena la superficie dell’infrastruttura aggiuntiva necessaria alle scuole per affrontare il problema».

Secondo l’organizzazione Victim support gli ulteriori 550 milioni di finanziamento previsti per i prossimi tre anni per il supporto di quante hanno subito violenza, «sono ancora molto inferiori alla (quota) di cui il settore ha bisogno per soddisfare la crescente domanda e fornire il sostegno a lungo termine che le vittime meritano».

Educare per comprendere i rischi

Perplessità sulle coperture del piano a parte, indubbiamente la risposta inglese alla violenza di genere appare una mossa coraggiosa. Certamente per come punta ad attaccare i rischi degli abusi partendo dalle scuole. Senza però dimenticare la struttura di supporto attorno alle vittime. O lasciare indietro chi ha già subito abusi.

Intervenendo nella prevenzione sulle generazioni più giovani, in definitiva il piano in qualche modo prepara meglio anche la società allargata ai rischi di un uso improprio della tecnologia. Sia perché coinvolge più generazioni e comunità (gli insegnanti, i genitori, le figure che ruotano attorno all’educazione dei giovani). Che perché di fatto, istruendoli, fornisce ai ragazzi migliori strumenti per comprendere l’eventuale pericolosità di un esposizione a messaggi potenzialmente radicalizzanti. Specialmente per i giovani uomini.

Anche perché, lo dicono diversi studi, gli uomini sono esposti molto velocemente contenuti misogini e anti-femministi. Secondo il think tank francese Iris, ci vogliono appena 30 minuti perché gli algoritmi inizino a proporre questo tipo di messaggi agli utenti maschi sulle piattaforme social.

Cosa fanno altri Paesi in Europa

Nel suo percorso di prevenzione e contrasto al diffondersi di atteggiamenti violenti e misogini in giovane età, l’Inghilterra non è sola. Né, per certi aspetti, assolutamente pioniera. L’attenzione dei governi, per esempio all’educazione dei ragazzi alle relazioni è presente in molti Paesi della vicina Europa. Dalla Francia all’Austria, molti Stati hanno già integrato la formazione sessuale e affettiva nei programmi delle scuole.

Tra gli altri, un caso particolare è la Svezia, dove programmi di educazione affettiva e sessuale nelle classi sono obbligatori da metà anni ‘50. Questa iniziativa è da molti considerata uno degli elementi chiave nel contribuire alla trasformazione sociale della nazione.

Poco più a sud, in Germania, percorsi di formazione simili si iniziano alle elementari con lezioni che spaziano dalla biologia, alle relazioni, all’orientamento sessuale.

Linea simile quella adottata nei Paesi Bassi. Qui a partire dal ciclo primario i bambini ricevono lezioni age-appropriate sulle funzioni del corpo, le differenze tra i sessi. E approfondiscono concetti come il consenso.

I programmi in Italia

In Italia la formazione alla sessualità e alle relazioni è prevista nei programmi di educazione civica. Ma mancano piani ministeriali definiti e di fatto le informazioni fornite e le attività non sono uniformi in tutto lo stivale. L’educazione sessuale nelle scuole è al momento quindi demandata a progetti specifici condotti da specialisti esterni agli istituti. Queste iniziative però, oltre a non essere equamente distribuite sul territorio nazionale, prevedono l’adesione discrezionale da parte delle scuole.

Negli ultimi mesi, anche nel bel Paese la questione è tornata a occupare le pagine di giornali. In particolare, a seguito della proposta di legge che, tra le altre cose, prevede di inserire l’educazione sessuale e affettiva solo nelle scuole medie e superiori. Secondo molti, un programma che non prevede iniziative per le scuole primarie, rischia di arrivare tardi a fornire informazioni corrette e adeguate ai più giovani.

I ragazzi infatti sempre più spesso e facilmente, finiscono col rivolgersi a internet nel cercare risposte, invece che parlarne in famiglia, a scuola, o con degli adulti.

Se in rete possono certo trovare informazioni accurate e adatte, resta alto online il pericolo di finire in ambienti non moderati che inneggiano a posizioni al limite. Di leggere notizie fuorvianti, quando non false o pericolose. O di venire spinti verso chi ha la voce più alta e il messaggio più radicale – di solito, tra l’alto, “premiati” dalle piattaforme per il volume di interazioni. A prescindere che i messaggi diffusi siano veri o meno, dannosi o proprio di propaganda estremista.


* Si legge nel testo ufficiale: la strategia riflette «l’impegno personale del primo ministro di guidare questo sforzo nazionale (che parte) dall’alto del governo e a nome dell’intero Paese. Riflette il profondo impegno di tutti coloro che sono coinvolti in questo lavoro a mettere al primo posto le vittime, i sopravvissuti e le famiglie, ad ascoltarti e a lavorare con loro in ogni fase del cambiamento che ci attende».

** Gli incel, contrazione di “involuntary celibate”, sono un sottogruppo online in cui si riconoscono uomini, soprattutto bianchi, che, tra le altre cose, ritengono le donne responsabili del loro “celibato involontario”. Secondo chi si riconosce in questa visione, in un uomo le donne valuterebbero solo bellezza fisica e ricchezza economica. Da qui il risentimento che, in generale, gli incel mostrano verso l’altro sesso. Le tendenze nichiliste e l’oggettificazione sessuale.

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