Più di 5mila aziende certificate per la parità di genere

In meno di 3 anni sono oltre 5 mila le aziende italiane che hanno ottenuto la certificazione per la parità di genere. Nessuna battuta d’arresto quindi sui temi di diversità ed inclusione di genere in Italia. A fare da traino anche il sistema premiale previsto dal PNRR (sgravi contributivi fino a 50mila euro e punteggi aggiuntivi negli avvisi di gara pubblici). La sfida restano le PMI.

Già superato il target 2026

Ampiamente superato l’obiettivo del Pnrr delle 800 imprese entro il 2026. In meno di tre anni sono infatti 5277, in base agli ultimi dati del Dipartimento per le Pari Opportunità, le aziende che hanno ottenuto la certificazione per la parità di genere. L’unica riconosciuta, a livello nazionale, per misurare il reale impegno delle aziende sulla base di diversi indicatori, dall’aumento della percentuale di donne nei diversi livelli aziendali alla riduzione del pay gap, dall’utilizzo della paternità ad una governance sulla DEI. Un percorso di miglioramento continuo, che viene monitorato annualmente – sulla base del piano strategico approvato dall’impresa – e poi confermato ogni tre anni.

Lenti ma sostanziali progressi

Le prime aziende certificate tra il 2022 e il 2023 hanno già passato due sorveglianze, vale a dire due monitoraggi annuali da parte dell’ente certificatore scelto, e quindi proviamo a tracciare un bilancio. «Un miglioramento dei kpi quantitativi è difficile nel breve periodo – spiega Daniela Asaro, head of Italy certification commercial development di Rina – perché le azioni correttive richiedono tempo per produrre gli effetti desiderati, che si tratti di corsi di empowerment al femminile o misure per un maggior equilibrio nella pipeline di talenti. Dove invece ci sono margini di manovra è sul sistema di gestione, vale a dire sulla governance della DEI in azienda, e sull’attuazione del piano strategico, che in alcuni casi rischia di restare un manifesto di intenti».

Alta invece l’attenzione delle aziende sui carichi di cura famigliari e i congedi.  «Registriamo – nota Claudia Strasserra, chief reputation officer di Bureau Veritas Italia – un buon livello di attenzione sulla conciliazione vita privata-lavorativa e sul tema della genitorialità. Molte imprese hanno poi sviluppato nuove iniziative di formazione e comunicazione, che sono potenti leve di cambiamento».

Concorda Massimo Alvaro, amministratore delegato di Business Assurance Italia per DNV: «Le aziende stanno introducendo numerosi corsi di formazione, alcuni obbligatori, per sensibilizzare e formare il personale su questi temi. Questo approccio contribuisce a rendere le donne più consapevoli delle proprie capacità e potenzialità, aumentando le loro aspettative e ambizioni nel contesto lavorativo».

E se i miglioramenti – come conferma Bureau Veritas – sul divario retributivo e sulle donne dirigenti sono più lenti, grazie ad un approccio metodico e misurabile qualcosa si sta muovendo. «L’introduzione di obiettivi di parità di genere nelle valutazioni dei manager – nota Massimo Alvaro- ha portato a una maggiore attenzione e impegno da parte dei leader».

Resta lo snodo pmi

Il Pnrr ha stanziato fondi specifici destinati alle piccole e medie imprese, per coprire i costi sia dell’assistenza tecnica che della certificazione vera e propria. Impossibile ad oggi sapere se è stato raggiunto il target delle 450 micro e PMI certificate, così come non sono ancora disponibili i dati sul numero di aziende beneficiarie dei fondi. A breve però ci sarà un secondo round di contributi.

Certo è che la PdR 125 punta ad un cambiamento culturale senza ignorare le specificità delle aziende più piccole. Il fatto che a loro non si applichino tutti i kpi consente – come spiega Sara Vitali, funzionaria e ispettrice di Accredia per la parità di genere – “un’adozione più efficace anche in realtà aziendali con ridotte strutture organizzative. In quest’ottica la certificazione va esattamente nella direzione di semplificazione in cui sono indirizzate le politiche del nostro Governo, e dell’Europa intera, in un momento storico in cui, con la nuova presidenza Trump, il mondo sembra andare in una generale deregulation sui temi della sostenibilità”.

Insomma, lenti progressi ci sono. Con la consapevolezza che non si può migliorare ciò che non si pò misurare, ma anche che  il passaggio da un’azione all’altra non è automatico.

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