iMorticelli: a Salerno un luogo di incontro e di aggregazione ri-generato

scritto da il 19 Dicembre 2023

ph Federico Bardese

Nel centro storico di Salerno c’è un luogo che parla, con voce di donna, un linguaggio di cambiamento. iMorticelli è un punto di comunità pullulante, nato all’interno della chiesa cinquecentesca di San Sebastiano del Monte dei Morti, in Largo Plebiscito, dentro le antiche mura cittadine, vicino alla Porta Rotese. Abbandonato per decenni, dal 2018 il bene, di proprietà del Comune, è sede di un progetto che lo ha trasformato nel primo centro cittadino di produzione culturale a vocazione sociale. Innesco di questa piccola rivoluzione diffusa sono state le architette Ludovica La Rocca, Alessia Elefante, Andrea Mazza. Il loro nome collettivo è “Blam”.

«Blam è un nome onomatopeico. Volevamo riprodurre il suono di una porta che sbatte, il fragore di qualcosa che si rompe e si impone, così, all’attenzione». A raccontare è Ludovica La Rocca che ricorda, con un sorriso, le ragioni che hanno portato a una scelta di vita e di campo. «Abbiamo iniziato tutte e tre lavorando in architettura in maniera, potremmo dire, “convenzionale”. Ci siamo però rese conto molto presto che non ci bastava. Non bastava occuparsi di contenitori vuoti, senza prestare la dovuta attenzione al contenuto: le persone». Le persone che i luoghi li abitano e li fanno.

Montevergine Park

Da qui, la decisione di compiere il salto in un momento di delicato passaggio. Le tre professioniste sono infatti nel pieno dei loro trent’anni ed esprimono tutta la tenacia, a tratti timorosa, che accompagna questa età di mezzo, in cui i sogni diventano progetti da costruire e coltivare con cura, dedizione, ma soprattutto con attenta capacità e sguardo prospettico.

Lo stesso col quale Ludovica sembra scrutare, in modo interrogativo, l’orizzonte che si impone dopo la scalata della ripida salita Montevergine, a pochi passi da Largo Plebiscito. «Da qui – dice – ci si riappropria della vista del mare». Mentre la luce dell’imbrunire scurisce il cielo spazzato dal vento invernale, il panorama che si offre alla vista è molto diverso dalla città a misura di turista.

A dominare la strada, la cupola dell’ex conservatorio femminile di Santa Maria di Montevergine, che per secoli ha accolto orfane e donne bisognose di riparo. Ai suoi piedi, il primo lotto del Montevergine Park: un corridoio di biodiversità destinato a nascere grazie al recupero di alcuni terreni pubblici posti lungo il percorso, parte della rete di sentieri CAI che conduce al Castello di Arechi.

ph Federico Bardese

«Il progetto nasce da un impulso del comitato di quartiere del centro storico. La richiesta era di recuperare alcuni appezzamenti che si trovano in questa area. Ne è nato un concorso di idee che ha impegnato una giuria popolare, affiancata da una tecnica». Gli abitanti sono così diventati protagonisti attivi del processo, scegliendo di trasformare i terreni in orti urbani. Il primo di essi sorge «su uno spazio oggetto di abusi. Una persona se ne era appropriata, realizzandovi una verandina a uso privato con annesso posto auto». Oggi quella veranda è stata sostituita da una struttura modulare autocostruita, da dove è possibile godere del panorama e dove periodicamente si svolgono attività laboratoriali.

Habitat school

La fase di startup è stata lanciata, nel 2020, grazie a un bando della Fondazione Campania Welfare. Nel corso del tempo la sperimentazione si è ampliata, dando vita alla Habitat School, oggi sostenuta da un avviso pubblico della Regione Campania e attiva anche nell’area orientale di Salerno. «Con i nostri partner, il collettivo Zapoi, lo studio di architettura Orizzontale e l’associazione Zap, abbiamo lavorato sulla governance dello spazio e messo a punto una squadra di manutentori urbani che si prende cura dell’orto». Un presidio di biodiversità che accoglie oltre 100 specie vegetali, alcune in grado di richiamare le api, altre che producono frutta e verdura raccolte e trasformate in cibi consumati durante pranzi di comunità.

iMorticelli

Montevergine Park è un luogo di relazione che trasforma l’ambiente sociale mentre agisce sull’habitat urbano, nella stessa logica che anima le intense giornate dei Morticelli, vero e proprio incubatore di innovazione, frequentato da un pubblico di età diverse. Un cantiere permanente che si sviluppa lungo quattro assi: prossimità, per il lavoro sull’aggregazione e la costruzione della comunità; laboratori e formazione, per aiutare la crescita personale e lo sviluppo di nuove capacità; performance e meraviglia, dedicato a tutte le arti, in particolare la musica, e che ha in cantiere l’avvio di una collaborazione con il cantautore Francesco Di Bella e la costruzione di un archivio di comunità, con una prima attivazione dedicata all’alluvione di Salerno del 1954, curata dall’attrice Flavia D’Aiello; under 16, ai quali sono dedicate attività specifiche il giovedì e il sabato.

Sostenibilità economica

Quando rientriamo alla base, sono proprio le voci dei più piccoli e il rumore della macchina per lo zucchero filato a riempire l’aria di festa che si respira nella caffetteria sociale dei Morticelli. Chi entra per un caffè o un saluto viene accolto dai sorrisi di Anita, portinaia di comunità, e Andrea, tra le co-fondatrici di Blam, che si unisce a noi nel racconto di questo viaggio al femminile.

Una piccola libreria indipendente, la dispensa, la bacheca e la portineria di comunità sono nate insieme alla caffetteria, la cui realizzazione, resa possibile dalla partecipazione, nel 2021, al bando Fermenti in Comune dell’ANCI, ha rappresentato il vero punto di svolta. Le risorse stanziate dall’Anci a favore del progetto presentato da Blam hanno consentito di dare continuità e sostenibilità economica all’iniziativa, risultata poi vincitrice della sesta edizione dell’avviso pubblico Creative Living Lab, promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura.

Le persone

Il flusso di persone all’interno è continuo: il quartiere vive e sente iMorticelli come sua parte integrante. «Il rapporto con la cittadinanza si è costruito grazie a una campagna di comunicazione non convenzionale. Ma la vera carta vincente – racconta ancora Ludovica – è stata l’empatia. La fiducia in questi processi è fondamentale e quando abbiamo aperto lo spazio in modo permanente, iniziando a radicarci, è arrivata la svolta: si è concretizzato un lungo percorso».

Dentro iMorticelli tutto parla delle persone. A cominciare dal nome che restituisce i suoni del dialetto, la lingua della strada, dei cittadini e delle cittadine che si riappropriano dei luoghi, fin dalle parole utilizzate per indicarli. «Il primo nome pensato per lo spazio – ci spiega Andrea – era SSMOLL, un acronimo tratto da una sintesi tra il nome della chiesa e il progetto Living Lab. Ma ci siamo subito rese conto che i residenti facevano fatica a recepirlo. Continuavano a riferirsi a questo luogo col suo nome popolare, i morticelli, legato alla tradizione secondo cui qui furono sepolti i morti della peste del Seicento».

Ai Morticelli la storia secolare di una comunità si rinnova, prende forme nuove, contemporanee. «Tutto qui è frutto di percorsi di co-progettazione. Come il logo che mescola e rielabora elementi identitari del quartiere e della città: i capperi del centro storico di Salerno, le frecce di San Sebastiano e la pianta ottagonale della chiesa a lui intitolata». La stessa forma che ha ispirato il progetto dell’arredo, diventato poi un oggetto di design, e nato, come l’orto di Montevergine Park, da un concorso di idee e dalla fusione di 12 proposte presentate da altrettante designer. Tutte donne.

iMorticelli, Montevergine Park e l’intero lavoro di Blam, che nel corso del tempo si è arricchito di competenze e professionalità nuove, mettono al centro due principi fondamentali, partecipazione e democrazia, ben condensati nel “Manifesto del punto di comunità” che, in 7 concetti, spiega a visitatori e avventori che iMorticelli è: casa, contaminazione, bene comune, innovazione, valore, collaborazione, appartenenza. Un processo che cambia il modo di stare insieme mentre modifica l’habitat urbano rendendolo più umano. A misura di persone.

***

La newsletter di Alley Oop

Ogni venerdì mattina Alley Oop arriva nella tua casella mail con le novità, le storie e le notizie della settimana. Per iscrivervi cliccate qui.

Per scrivere alla redazione di Alley Oop l’indirizzo mail è alleyoop@ilsole24ore.com