La disabilità non esiste nelle pubblicità

scritto da il 13 Dicembre 2023

«La cosa peggiore? Non essere vista per quella che sono». A parlare è Arianna Talamona, nuotatrice paralimpica e attivista per l’inclusione e la disabilità. Arianna, classe 1994, convive fin dalla nascita con la paraparesi spastica ereditaria. Una patologia che l’ha spinta a sfidarsi giorno dopo giorno (in vasca, ma non solo), e che l’ha portata scendere in campo per cambiare la narrazione della disabilità. La campionessa mondiale di nuoto a Londra 2019, nonché medaglia d’argento a Tokyo 2020 è, infatti, una delle protagoniste della campagna “showREAL”, progetto ideato e promosso da Valore D, Fondazione Diversity, OBE – Osservatorio Branded Entertainment e YAM112003 per promuovere una rappresentazione più autentica delle persone con disabilità.

La forza della realtà

Lanciato in occasione della Giornata Internazionale dei diritti delle persone con disabilità 2023 (3 dicembre), il progetto è diffuso sui social, con il canale YouTube di “showREAL” e una landing page dedicata, dove è disponibile un kit che spiega come affrontare il tema della disabilità nel marketing e nella comunicazione (realizzato da Fondazione Diversity con la collaborazione di Marina Cuollo).

«Prova a pensare a una pubblicità che ha per protagonista una persona con disabilità. Non viene in mente nulla, o quasi. E questo è il problema. Su quasi 450.000 pubblicità in prima serata sulla TV via cavo e via etere nel febbraio 2021 negli USA, solo l’1% includeva la rappresentazione di temi, immagini o argomenti legati alla disabilità[1]. In Italia, non è stato neanche possibile questa rilevazione» fa notare l’atleta. Eppure, le persone con disabilità rappresentano circa il 26% della popolazione degli Stati Uniti e il 24% dell’Unione Europea[2].

La forza della narrazione

Tutto ciò, alimenta narrazioni superficiali raggruppabili in due macrocategorie: pietistiche ed eroiche. «Gli sportivi, come me, rientrano in questa seconda categoria. Ed è sbagliato, perché siamo persone come tutte le altre: possiamo sbagliare, possiamo fallire. Non dobbiamo essere menzionati solo quando facciamo qualcosa di straordinario. Dovremmo ribaltare la prospettiva e far capire che una persona con disabilità può fare tutto: diventare una campionessa mondiale in una disciplina sportiva o un’avvocata, una cuoca o un’ingegnera» commenta Arianna.

La campionessa di nuoto, ad esempio, non ha scelto un’unica strada: «Sono entrata in piscina da piccolissima perché il nuoto era consigliato per la mia patologia. Quando, dai 16 anni, ho iniziato a nuotare a livello professionale, ho intrapreso un percorso con una psicologa che mi ha aiutata a lavorare su me stessa. Quelle sedute hanno avuto un impatto così grande che all’università ho deciso di studiare proprio psicologa, per poi proseguire con comunicazione, ambito in cui oggi lavoro». Sui suoi canali social, infatti, Arianna prova a scardinare la narrazione comune sulla disabilità, mostrando la sua vita quotidiana.

«È difficile essere una persona con disabilità: una scuola su tre in Italia non è accessibile, per poi non parlare delle strutture sportive: sono pochissime le palestre o le piscine a norma. Pensate a quanto impatta tutto questo nella fase dell’adolescenza. Ma chi non ha il contatto diretto con la disabilità, non capisce quali e quante siano davvero le barriere» – spiega.

«Nothing about us, without us»

Alla base di showREAL – progetto a cui partecipano anche Ludovica Billi, formatrice esperta in accessibilità, inclusione e sordità, e Marco Andriano, co-fondatore di una start up che ha come obiettivo quello di rendere accessibili i videogiochi a persone cieche – c’è una regola ben precisa: «Nothing about us, without us», ovvero «Nulla su di noi, senza di noi».

«Vogliamo avere voce in capitolo, essere coinvolti, creare dialogo e scambio. E, – conclude Arianna – se non sapete come approcciare alla disabilità: chiedete. Non date per scontato, non generalizzate: non siamo tutti uguali. Siamo persone. Fateci domande e vi risponderemo».

[1] dati Nielsen Ad Intel

[2] dati Eurostat, 2019 e Nielsen Ad Intel

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