Empowerment delle donne: il 2022 sarà l’anno della svolta?

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Di empowerment delle donne, ovvero di valorizzazione del ruolo e dei talenti femminili, si parla molto. E’ stata una delle parole chiave del 2021, presente al G20 e nel Pnrr, uno dei fil rouge della nuova strategia nazionale contro la violenza sulle donne, con misure come il reddito di libertà e il microcredito di libertà per aiutare le vittime a rendersi lavorativamente ed economicamente indipendenti e ad allontanarsi con meno difficoltà dal partner violento. Tanti i convegni, tante le azioni nelle aziende e le misure annunciate da parte delle istituzioni. Il 2022 dovrebbe essere l’anno in cui iniziare a raccogliere i frutti, a partire dalla messa a terra del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Basterà? Per Linda Laura Sabbadini, direttrice centrale di Istat, occorre investire di più nella parità di genere, considerandola un obiettivo strategico. Elena Bonetti, ministra per le Pari opportunità, dal canto suo sottolinea la decisione con cui il Governo vuole investire nell’empowerment delle donne, dimostrata anche dal Pnrr:  “Tutti i soldi che arriveranno dall’ Europa – ha detto al convegno che si è tenuto alla Luiss Business School per la presentazione di una ricerca realizzata dalla scuola con Iren sull’empowerment femminile – avranno come obiettivo il compimento di una sfida della nostra democrazia come il raggiungimento della parità di genere”.

Effetto She-Cession della pandemia
Ma guardiamo ai dati. In Italia le donne che hanno perso il lavoro nel 2020, l’anno nero della pandemia, sono il doppio rispetto ai colleghi uomini, a causa di posizioni lavorative meno tutelate, difficoltà a conciliare con la cura della famiglia, e impiego nei settori più colpiti della crisi. Peraltro, l’uguaglianza di genere, è ormai entrata tra gli obiettivi dell’Agenda 2030 dell’Unesco e nei target della Commissione Europea, nonché nell’agenda politica dei singoli Paesi, compresa l’Italia: è ormai riconosciuta universalmente come un fattore di crescita economica in grado di favorire la produttività, ridurre infortuni e assenteismo, migliorare le condizioni psico-fisiche dei lavoratori.

Italia più arretrata, con un problema di valorizzazione dei talenti
Il nostro Paese –è la tesi di Sabbadini – si colloca male nel campo dell’empowerment. Partiamo da una situazione molto più arretrata rispetto ad altri Paesi avanzati. Basti guardare al tasso di occupazione femminile che abbiamo che non dipende solo dalla pandemia, la pandemia si è innestata in una situazione già critica, prima avevamo un tasso di occupazione arrivato a fatica al 50 per cento. Il nostro Paese ha un problema della valorizzazione complessiva delle sue risorse femminili”.  Tutto ciò comporta conseguenze, negative, anche sul piano dell’economia. “Il problema serio è che non valorizzando le risorse femminili, non solo c’è un problema di carenza di crescita, ma di produttività, non si riescono a selezionare adeguatamente i talenti. In questo contesto alcuni nodi cruciali che ci trasciniamo da tanti anni non sono mai entrati in un’agenda effettiva che abbia la parità di genere come un obiettivo strategico reale. Noi abbiamo investito molto meno di altri Paesi, ad esempio sulle infrastrutture sociali fondamentali per liberare le donne dal sovraccarico di lavoro familiare superiore a quello degli altri Paesi avanzati”. Si pensi, ad esempio, al caso dei nidi:  “Abbiamo una legge del ’71 che istituiva i nidi pubblici, oggi il 12% di bimbi frequenta il nido pubblico; ciò dimostra che abbiamo la capacità di disegnare le leggi, ma poi non investiamo adeguatamente nel raggiungimento dell’obiettivo che viene posto”. In sostanza, secondo Sabbadini, ci sono stati passi in avanti sul fronte delle leggi, ma i passi sul fronte degli investimenti sono ancora insufficienti: “Siamo in una fase in cui c’è una sensibilità crescente su tutti i fronti su  temi come donne ed economia, donne e violenza, ma ancora non c’è l’azione politica decisa, bisogna fare in modo che tutti gli elementi presenti nel Pnrr siano veramente messi a terra”.

Bonetti: “Parità di genere ed empowerment asset strategici del Pnrr”
Il tema della parità di genere e dell’empowerment  – ha commentato la ministra per le Pari opportunita’, Elena Bonetti al convegno della Luiss BS –  costituiscono uno degli asset strategici su cui l’Italia ha deciso di investire e su cui impostare anche il Pnrr”. Per  parlare di empowerment bisogna “mettere in campo energie che riconoscano i talenti delle donne. Per questo il governo sceglie di investire nell’ambito del Pnrr puntando a colmare le diseguaglianze di genere. E sceglie di farlo con politiche stabili, integrate”. Tra i temi e gli obiettivi generali ci sono, per Bonetti, il raggiungimento della piena e compiuta parità salariale, l’aumento delle competenze femminili, soprattutto in ambito Stem, la focalizzazione sul tema della leadership femminile. “Più volte – ha detto la ministra – si è discusso quanti fondi del Pnrr” ma in realtà “tutti i soldi che arriveranno da Europa avranno come obiettivo il compimento di una sfida della nostra democrazia come il raggiungimento della parità di genere

Ricerca Luiss-Iren: nel dibattuto sulla parità di genere predominante tra le aziende il settore dell’energia
Di empowerment, come suddetto, si parla molto, e questo è un buon segno perché è già indice di un clima di attenzione per questi temi, anche da parte delle aziende. La recente ricerca della Luiss Business School e di Iren, rileva che tra le aziende di 4 settori (energia, acqua, rifiuti, telecom) è dal settore dell’energia che, nel periodo 2017-21, proviene il 43.7% di contenuti gender, il settore energy è cioè la voce predominante tra le aziende nel dibattito online sul gender equality. L’indagine semantica, che prende in esame l’offerta di contenuti online in 5 Paesi d’interesse (Italia, Francia, Germania, Regno Unito, Spagna) e 4 settori (energy, waste, water, telecom) rileva che su un totale di 1.845 fonti web dalle quali sono emersi contenuti gender, il 43.7% deriva dal mondo energy, seguito da telecom (23.8%), water (14.3%) e waste (13.6%). L’indagine  dei contenuti ha permesso di circoscrivere gli argomenti più rilevanti, e vede in testa il tema dell’uguaglianza (22.3%) inteso come parità di genere, seguito dalla disuguaglianza, che affronta la stessa prospettiva dall’accezione contraria del temine (11.2%). Analoghe conclusioni si riscontrano sia che si guardi ai risultati aggregati, sia alla distribuzione macroscopica degli argomenti tra i settori. Un focus sulla mappatura delle fonti in italiano mette in luce che i contenuti tematici relativi al gender sul web si attestano sul 20% del totale, del quale il 16% è equamente diviso tra temi di disuguaglianza (8.4%) e uguaglianza (8.1%), mentre il 2% è rivolto alla disparità salariale. “Con questo studio ribadiamo l’importanza di dare una interpretazione piena del concetto di empowerment, di autoaffermazione delle donne a tutti i livelli, anche, e non solo, nei ruoli decisionali”, conclude Maria Isabella Leone, professoressa associata di Management dell’innovazione alla Luiss Business School.

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