Salute, anche in Italia cure diversificate per uomini e donne

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Nel momento in cui si sta iniziando a guardare oltre l’emergenza sanitaria legata alla pandemia Covid e iniziando a progettare la sanità del futuro, torna sotto i riflettori un tema, quello della medicina di genere, che è stato codificato nella legge 3 del 2018 ma che è rimasto un po’ in ombra anche se dal varo delle norme ad oggi si sono iniziati a compiere i necessari passaggi per la sua applicazione pratica.

Se ne è parlato nel corso di un convegno in Senato. Un incontro che, come ha spiegato la sua promotrice, la vicepresidente della commissione Sanità del Senato, Paola Boldrini (Pd), ha inteso rimarcare “l’importanza di un approccio di genere in sanità” nel senso appunto che la sanità del futuro, a partire da quanto sarà fatto con il Pnrr, deve avere una “declinazione con la medicina di genere. Il che – ha spiegato la senatrice – significa tenere in considerazione le differenze che ci sono fra uomini e donne non solo dal punto di vista del sesso, quindi biologico, ma anche psico-fisico e sociale: un tema che viene spesso misconosciuto. Oggi – ha proseguito Boldrini – abbiamo messo in evidenza questa cosa e tutti gli interlocutori non hanno fatto altro che convalidarla”.

A partire dal ministro della Salute, Roberto Speranza, il cui intervento ha aperto l’incontro proprio rilanciando, accanto a quella dell’emergenza pandemica la “sfida” di rafforzare e riformare il servizio sanitario nazionale. In questa ottica, “dobbiamo assumere le lenti della medicina di genere” ha rilevato il ministro per il quale tale visione deve “permeare tutta la riforma del Ssn” in un “disegno che rimetta al centro il territorio, l’assistenza domiciliale e la sanità digitale” . Oggi, ha ricordato Speranza, ci sono le condizioni per portare avanti questa sfida, sia per la ritrovata consapevolezza della centralità del tema salute, sia per le risorse che, anche grazie al Pnrr, possono essere messe in campo. Serve però, ha avvertito, “un grande patto del Paese” con la partecipazione di tutti: le istituzioni (Governo e Parlamento), istituzioni scientifiche, ricerca, Università, ordini professionali, sindacati, associazioni dei pazienti.

A sua volta Silvio Brusaferro, presidente dell’Istituto superiore di sanità, ha rilevato come “il Covid stesso ci ha mostrato come ci siano differenze significative” fra uomo e donna: ad esempio sembra che il fenomeno del cosiddetto ‘long Covid’ colpisca più le donne mentre gli uomini sarebbero più colpiti dalle manifestazioni più gravi della malattia. Brusaferro ha quindi invitato a “riprendere con grande attenzione e volontà” la legge approvata e a “declinare indirizzi e anche la ricerca scientifica cosi che sempre più evidenze tengano conto di questa variabile, in una direzione di medicina personalizzata e di precisione”.

La ‘declinazione’ di genere, come emerso dall’incontro, riguarda anche la formazione così come la ricerca farmacologica e la sua applicazione. Ma qual è ora il prossimo passaggio? La legge c’è, ora si tratta applicarla rileva Boldrini al termine del convegno “perché i cittadini hanno questi diritti ma non li possono esigere perché qualcuno non li mette in pratica. E’ la sfida più importante perché noi abbiamo questa legge dal 2018, molti passaggi importanti sono stati fatti: altre normative, il Piano per l’applicazione, l’Osservatorio e a questo punto arriverà il Piano per la formazione. Ora bisogna fare azioni ognuno per la propria parte”.

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