“I am speaking”. Quando una donna incarna il suo tono di voce

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Vignetta Federica di Umberto Romaniello

Articolo a cura di Francesca Parviero e Stefania Fornoni

“I am speaking”.

Quanti di noi sarebbero in grado di catalizzare l’attenzione del mondo con queste tre parole?

Parole che pesano come macigni e che ha pronunciato Kamala Harris, candidata alla vice presidenza USA nel recente confronto con Mike Pence, vice presidente in carica. Facendolo, non ha solo lasciato un’impronta indelebile nella storia dei dibattiti televisivi, ma ha anche surclassato in fermezza ed eleganza il suo candidato presidente Joe Biden, protagonista, solo pochi giorni prima, di un criticatissimo confronto contro il suo rivale, Donald Trump.

Senza alzare la voce, guardando negli occhi l’avversario, e con una sottile espressione di compatimento, volta ad esprimere al suo interlocutore un monito per stare al suo posto e lasciare lo spazio necessario al dibattito, ha ripetuto più volte “I’m Speaking” (sto parlando). Lo ha fatto perché è stata interrotta molte volte e, con fermezza e gentilezza, ha richiamato l’attenzione sui contenuti del confronto.

speaking3Quella espressione è la punta della piramide del personal brand di Kamala Harris, la summa di tutto quello che la candidata alla vice presidenza del governo degli Stati Uniti d’America incarna. Tanto che il merchandising con il suo volto e le sue frasi sta andando a ruba in questa campagna elettorale americana un po’ sotto tono.

La sua competenza e la sua esperienza sono portate con fierezza da una donna che nell’aspetto e nelle sue scelte stilistiche ha sottolineato l’intenzione di rompere qualche dress code. Un esempio? Indossando disinvoltamente e apertamente sneakers durante tutta la campagna elettorale, evitando il giochino di nasconderle nella borsa per mettere i tacchi non appena arrivata a destinazione.

Il suo ‘fashion statement’ è anche questo: decidere che vuoi essere comunque comoda, autentica, e sai come farlo strategicamente. Non è un caso infatti che in queste occasioni indossi Converse, le sneakers americane per eccellenza.

Il guardaroba di ogni donna dovrebbe essere uno specchio fedele che ne racconta l’autenticità e l’unicità al mondo esterno. Un alleato che la incoraggia, la motiva, che sostiene e rafforza il suo branding. Perché la nostra immagine è sempre un tema di relazione rispetto a qualcuno, al messaggio che vogliamo trasmettere e al contesto che ci circonda.

In molti ambiti (e la politica non fa eccezione) le donne sono ancora troppo condizionate dagli stereotipi e dai codici maschili del potere, rappresentati dal tailleur pantalone. Molte di esse lo indossano più per convenzione che per convinzione. Adeguandosi quindi ad uno stile neutralizzante per pigrizia, timore del giudizio, incapacità di guardarsi intorno, o per incapacità di ascoltarsi e di sostenere quella scelta.

Vestirsi ‘da uomo’ le struttura all’esterno, le ripara dagli attacchi. Ciò che sembra renderle forti è per molte solo una corazza dietro cui risiede il disagio di non potersi esprimere più liberamente. E ciò a lungo andare incide sull’atteggiamento, arrivando a togliere energia, motivazione, e sicurezza. A soffocare la propria unicità.

La grande verità è che la nostra immagine è un alleato potente solo quando agisce contemporaneamente sul doppio livello: da una parte ci fa sentire bene (ciò che indossiamo ci valorizza, è in linea con il nostro modo di essere, ci trasmette energie positive, aiuta il nostro mindset), dall’altra parte comunica bene all’esterno (ha una sua coerenza ed armonia, si adatta ai contesti e alle situazioni, ci rende credibili).

Questo è l’empowerment all’ennesima potenza. Arrivare a sentire un forte allineamento tra la consapevolezza di sé e la capacità di trasmettere le proprie scelte, decisioni e azioni nelle relazioni sociali. Chi siamo, quali sono i nostri obiettivi, come comunichiamo i nostri contenuti verso l’esterno, nella relazione con gli altri.  E i nostri contenuti li trasmettiamo con tutti i sensi, e con il nostro tono di voce, fatto di comportamenti e anche di immagine.

Se è vero che lavorare sul proprio allineamento serve a tutti, è altrettanto vero che a noi donne, soffocate da sovrastrutture culturali millenarie, che ci hanno imposto come dovevamo essere o non essere, come avremmo dovuto, o non dovuto, comportarci, serve focalizzarci un po’ di più sul tema.

Dobbiamo fare uno spostamento dall’approccio “cosa devo o non devo indossare” a “come voglio sentirmi e cosa voglio comunicare”. È strategia, ma parte dalla nostra autenticità, e aiuta a trasmettere noi stesse con più energia, decisione, coraggio.

kamalaforthepeople-lscrewpeony-truegrn_1024x1024Quanto può essere terapeutico infatti indossare capi di abbigliamento che ci rappresentano al meglio? E se addirittura contengono le parole che parlano di noi? Ne sono un esempio le maglie ricamate con messaggi di empowerment di Lingua Franca NYC un’iniziativa nata a New York, dove l’idea imprenditoriale di Rachelle Hruska MacPherson, è associata alla creazione di una community legata dall’impegno e dal give back, la restituzione sociale, ai contesti che hanno più bisogno. Indossare le proprie parole, e facendo del bene.

aocE se ogni tanto bisogna – metaforicamente – urlare per essere ascoltate, si può spingere l’acceleratore su alcune scelte stilistiche per ‘imporre’ il proprio pensiero. Come ad esempio la deputata americana Alexandria Ocasio-Cortez, molto attenta a far sì che ciò che indossa contribuisca a catalizzare l’attenzione e far da cassa di risonanza al suo messaggio. Un esempio per tutti? Decidere di indossare il giorno del suo giuramento un paio di vistosi orecchini a cerchio, in aperta sfida agli standard che, in queste occasioni, vogliono un look a prova di scrutinio.

I tempi stanno cambiando velocemente. Lo smartworking, i nuovi molteplici e mutevoli luoghi in cui ci si troverà a lavorare, intaccheranno fortemente i dress code sinora utilizzati.

Il momento è maturo, anche per noi donne, di credere di più in ciò che amiamo indossare e ci fa sentire bene, e gestirlo con maggior consapevolezza e strategia, per sentirci allineate, e apparire per quello che siamo veramente: autentiche, autorevoli e vere.