Covid19, le domande che non hanno ancora risposta

scritto da il 13 Maggio 2020

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So che questo sarà uno delle migliaia di post tutti uguali sull’argomento, so che non servirà a niente. Ma so anche che non mi arrendo“. Conclude così il suo post su Facebook P.D. 44 anni, mamma di due bimbi di 4 e 5 anni, appena rimasta vedova. Il marito, noto commercialista di un paese in provincia di Bergamo, è scomparso in poco meno di un mese a 55 anni per il Covid19. Nessuna patologia pregressa ma non è questo il punto in una tragedia immane.

Il punto – prosegue l’autrice del post – è che nonostante mio marito sia morto a causa del Covid, io non abbia avuto nessun diritto di fare un tampone in quanto familiare. Né io né i miei figli. Penso che ho fatto la quarantena insieme a due bambini piccoli in casa da sola, mentre mio marito era in ospedale. Penso al fatto che nessuno mi abbia mai contattato per monitorare il mio stato di salute, avrei potuto stare male con una bambina di 5 anni e uno di 4 anni e mezzo senza che nessuno se ne accorgesse. Penso che oggi vorrei avere solamente la possibilità di fare un test sierologico, per sapere se ho gli anticorpi. Cambia poco, mio marito non c’è più… forse cambierebbe per me, forse il ritorno alla normalità per me potrebbe essere più semplice e potrei smettere di avere paura ogni volta che esco di casa. Mi sento che in un paese normale i famigliari di una vittima di Covid dovrebbero essere messi di diritto nella lista delle persone alle quali poter fare il test. E invece non è’ così. A meno forse di non mentire, di affermare che avevo sintomi che in realtà non avevo. Sono stata sincera.“.

Nessun contatto dall’Ats per fare l’esame sierologico, nessuna risposta quando ha provato a contattare lei direttamente l’Ats. E intanto, in questo vuoto informativo e di protocollo, succede che Arese, cittadina in provincia di Milano, apprenda da uno dei principali quotidiani nazionali di essere probabilmente uno dei due paesi dove ci sarebbero stati malati di Covid19 prima ancora del paziente 1 di Codogno. Questo secondo la task force della Regione Lombardia.

Michela Palestra, sindaca di Arese, ha scritto una lettera al presidente della regione Lombardia Attilio Fontana e all’assessore al welfare Giulio Gallera, sottolineando di non aver avuto “alcuna interlocuzione in merito, né formale né informale” e chiedendo con urgenza che le venisse fornita tutta la documentazione sanitaria che ha portato a tali conclusioni con la massima urgenza. Ha chiesto inoltre che il comune di Arese venisse immediatamente inserito “nell’elenco dei comuni che vedranno la cittadinanza sottoposta a indagine epidemiologica approfondita con test sierologici e tamponi“.

La risposta dell’assessore Gallera è arrivata, precisando la ricostruzione di alcune date relative a quel paziente, “ma – obietta Palestra – nessun riscontro è arrivato rispetto alla nostra richiesta che la Città di Arese sia oggetto di indagine epidemiologica basata su test sierologici e tamponi. Rinnoverò quindi la mia istanza. Nell’interessante confronto con il prof. Galli, primario di malattie infettive dell’ospedale Sacco di Milano, è emerso con chiarezza che questi test sierologici possono essere un’importante opportunità, soprattutto se inseriti all’interno di uno studio scientifico che dia la possibilità di lavorare con i dati in modo scientifico, strutturato e affidabile. Il lavoro che sta facendo il prof. Galli è molto interessante ed è nostra intenzione approfondire e verificare se ci sono delle opportunità“.

Conclude Michela Palestra: “all’Assessore Gallera chiederò anche chiarimenti sui numeri dei contagi riportati nella lettera (pari a 113 all’8 maggio), visto che non coincidono con il portale di ATS (che oggi conta 135 casi inseriti da ATS e 35 casi inseriti dai medici curanti per un totale di 170 dall’inizio del contagio)”.

Troppe domande ancora restano senza risposte. E sono le domande che possono fare la differenza tra un autunno di ripresa e un autunno con un ondata di ritorno del virus. Forse è ora di trovare le risposte.

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