Femminicidi in aumento: sono 142 le vittime del 2018

scritto da il 20 Novembre 2019

lost-places-1555076_1920Sono 142 le vittime di omicidio di sesso femminile censite in Italia nel 2018, superando di una unità le 141 dell’anno precedente. Uccisioni che avvengono prevalentemente in famiglia e nella coppia, in molti casi dopo denunce per maltrattamenti o stalking. Il movente principale è quello della gelosia e del possesso. Secondo i numeri della banca dati Eures, in termini relativi le vittime femminili raggiungono nel 2018 il valore più alto mai censito in Italia, attestandosi sul 40,3%, a fronte del 35,6% dell’anno precedente (29,8% la media del periodo 2000-2018).

Sono invece 94 gli omicidi con vittime femminili censiti in Italia dall’Eures nei primi 10 mesi del 2019, di cui 80 commessi in ambito familiare/affettivo e 60 all’interno di una relazione di coppia. Estendendo l’osservazione agli ultimi venti anni (dall’anno 2000 a oggi), le donne uccise in Italia raggiungono complessivamente le 3.230 unità, di cui 2.355 in ambito familiare e 1.564 per mano del proprio coniuge/partner o ex partner.

Ad aumentare nel 2018 sono soprattutto i femminicidi commessi in ambito familiare/affettivo (+6,3%, da 112 a 119) – dove si consuma l’85,1% degli eventi con vittime femminili -, ma anche le vittime femminili della criminalità comune (17 nel 2018 rispetto alle 15 del 2017), mentre diminuiscono gli omicidi maturati negli ambiti “di prossimità” (da 13 nel 2017 a 6 nel 2018 le donne uccise da conoscenti, in ambito lavorativo o di vicinato nel 2018).

Anche nel 2018 la percentuale più alta dei femminicidi familiari è commessa all’interno della coppia, con 78 vittime pari al 65,6% del totale (+16,4% rispetto alle 67 del 2017): in 59 casi (pari al 75,6%) si è trattato di coppie “unite” (46 tra coniugi o conviventi), mentre 19 vittime (il 24,4% di quelle familiari) sono state uccise da un ex partner. Stabile o in flessione la presenza di altre figure: le madri uccise scendono infatti da 18 a 14, le sorelle da 5 a 3, mentre le figlie uccise passano da 12 a 13. Ancora in aumento, nel 2018, anche il numero delle donne anziane vittime di femminicidio, confermando la fragilità di tale componente della popolazione, sempre più numerosa, spesso isolata e maggiormente esposta ai fattori sociali e materiali di rischio (disagio, malattia, disabilità). Si attesta infine al 24,4% la percentuale delle donne straniere tra le vittime di femminicidio.

Nel 28% dei casi “noti” sono stati inoltre riscontrati precedenti maltrattamenti a danno delle vittime (violenze fisiche, stalking, minacce), spesso noti a terze persone, confermando come il femminicidio rappresenti l’ultimo anello di una escalation di vessazioni e violenze che la presenza di una efficace rete di supporto (amicale, sociale, istituzionale), potrebbe invece riuscire ad arginare.

Il Nord conferma anche nel 2018 la più alta presenza di donne uccise (66, pari al 45% del totale italiano, di cui 56 in famiglia), mentre il 35,2% dei femminicidi si registra al Sud (50 casi, di cui 42 in famiglia) e il 18,3% nelle regioni del Centro (26 casi, di cui 21 in famiglia). A livello regionale, è la Lombardia a registrare anche nel 2018 il più alto numero di donne uccise (20), seguita dalla Campania (19 vittime), dal Piemonte e dal Lazio (rispettivamente con 13 e 12 casi). Tra le province si segnala infine il dato di Caserta, con 9 vittime femminili, affiancata da Roma (9 casi), cui segue la provincia di Monza Brianza (7 vittime nel 2018 contro le 2 del 2017), mentre “soltanto” 4 vittime si contano a Milano (erano 10 nel 2016 e 7 nel 2017).

Coerentemente alla forte caratterizzazione di coppia dei femminicidi familiari, il principale movente risulta quello della gelosia e del possesso (impropriamente definito “passionale”), riscontrato nel 32,8% dei casi; seguono, con ampi scarti, le liti e i dissapori (16%) e il disagio della vittima (15,1%), cui occorre tuttavia affiancare il 13,4% dei casi “spiegati” dal disagio mentale dell’autore.

Sono invece le armi da fuoco il principale strumento di morte nei femminicidi commessi in Italia nel 2018 (32,4%), con 46 vittime a fronte delle 22 del 2017 e delle 33 nel 2016. In flessione risulta invece il ricorso ad armi da taglio (33 vittime, pari al 23,2%, rispetto a 52 nel 2017), cui è da attribuire un numero di casi analogo a quello rilevato per gli omicidi commessi “a mani nude”, attraverso una violenza estrema diretta, ovvero per strangolamento, soffocamento, percosse o precipitazione. L’utilizzo delle armi da fuoco prevale nel 2018 anche in ambito familiare (con 41 vittime, pari al 34,5%), con un aumento delle vittime pari al 116% (erano 19 nel 2017).

Violenze sessuali: quasi 5.000 vittime nel 2018 (+5,4%). Il 92% sono donne 

In costante aumento negli ultimi cinque anni le violenze sessuali denunciate, che raggiungono nel 2018 le 4.886 unità, con una crescita del 5,4% sul 2017 e del 14,8% sul 2014. Di queste ben 1.132, pari al 25,9% del totale, risultano minorenni. Le vittime femminili del reato di violenza sessuale raggiungono nel 2018 il 92% del totale, in crescita rispetto all’89,9% dell’anno precedente. In crescita anche la componente straniera delle vittime femminili, che raggiunge nel 2018 il 26,9% (era del 26,4% nell’anno precedente).

Sono le regioni del Nord a registrare la crescita maggiore dei reati denunciati (+8,3% nell’ultimo anno e +22,5% tra il 2014 e il 2018) insieme a quelle del Centro (rispettivamente +8,5% sul 2017 e +15,6% sul 2014), mentre al Sud il fenomeno si presenta sostanzialmente stabile tra il 2014 e il 2018 (+0,3%) ed in leggera flessione nell’ultimo anno (-2,7%). Il Nord concentra inoltre il 53,5% delle denunce registrate in Italia nel 2018 (contro il 21,9% al Centro e il 24,6% al Sud), e l’indice di rischio più elevato (9,4 reati ogni 100.000 abitanti) superando la media nazionale (8,1) e i valori del Centro (8,9) e del Sud (5,8). A livello regionale è la Liguria, con 11,4 denunce ogni 100.000 abitanti, a presentare il rischio più alto, seguita dall’Emilia-Romagna (10,3), dalla Lombardia (10,2), dalla Toscana (10), dal Trentino Alto Adige (9,8) e dal Lazio (con 9 denunce ogni 100 mila residenti). Sul fronte opposto, l’indice più basso si riscontra in Basilicata (3,7), seguita dalla Puglia (4,8), dalla Calabria (5,2) e dalla Campania (5,5).

In valori assoluti colpisce tuttavia il dato della Lombardia, dove i reati denunciati nell’ultimo anno superano la soglia delle mille unità (1.025), seguita dal Lazio (533 denunce), dall’Emilia Romagna (457), dalla Sicilia (369) e dal Veneto (357).

Di piano nazionale, fondi, norme e  azioni concrete nella lotta a un fenomeno radicato nella società come la violenza sulle donne si parlerà al convegno nella sede del Sole 24 Ore organizzato da Alley Oop-Il Sole 24 Ore dal titolo  #NONSEISOLA – #SEMPRE25NOVEMBRE

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Ultimi commenti (1)
  • Ada |

    Ma come fá la legge a proteggermi se il giorno stesso della denuncia devo dormire nello stesso letto/ tetto con chi mi ha picchiato??? Visto che non li fanno ne anche 1 giorno di prigione perché non c’è il cadavere, a che serve denunciare???!per avere la certezza della mia morte ??! A questo serve la denuncia , farlo arrabbiare di più e nascondermi dietro una associazione finche non mi trova e …???! Questo e la protezione di chi denuncia . Invece chi picchia e maltrata non cambia niente, ne lavoro, ne casa, ne il solito bar. E pensare che siamo al 2020.