Quali sono i diritti che contano per gli adolescenti?

scritto da il 20 Novembre 2019

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Partecipazione, ascolto, non discriminazione. Sono questi i diritti, contenuti nella Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, che oggi compie 30 anni, su cui i ragazzi e le ragazze delle scuole milanese hanno scelto di concentrarsi. Due articoli, l’art. 2 a l’art. 12: proprio quelli su cui l’ONU per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza ha manifestato le maggiori preoccupazioni, raccomandando all’Italia l’adozione di alcune misure urgenti.

I ragazzi raccontano che si può essere discriminati per il genere, l’età, l’aspetto fisico, l’abbigliamento, persino per gli hobby.

Gli uomini spesso dicono che le donne non sono in grado di fare una certa cosa o un certo lavoro”, (Cora, 18 anni).

Non si dovrebbe giudicare un libro dalla copertina, però capita che un maschio sia discriminato perché porta i capelli lunghi, oppure che un ragazzo vestito non troppo elegante sia sospettato di voler rubare quando entra in un negozio del centro” (Davide, 18 anni).

Mi capita di essere discriminata perché non ho gli stessi interessi dei miei amici, oppure di non essere presa sul serio dagli adulti perché sono troppo piccola per avere un’opinione su qualcosa” (Alessia, 13 anni).

Le discriminazioni basate sull’etnia, la provenienza geografica, la lingua o la religione “sono considerate inaccettabili tanto dagli stranieri, quanto dagli italiani”, spiega Gabriella ScadutoReferente diritti dell’infanzia e dell’adolescenza per l’Ordine degli Psicologi della Lombardia che ha promosso insieme a Unicef il progetto di sensibilizzazione e informazione che ha coinvolto le scuole milanesi (alcune classi delle secondarie di primo grado IC Sandro Pertini e IC Borsi, del liceo statale Carlo Tenca) e un gruppo di minorenni stranieri non accompagnati, ospiti della Fondazione Fratelli di San Francesco.

È difficile essere stranieri, la gente ha tanti pregiudizi e anche la polizia ci guarda con sospetto” (Kleidi, 14 anni).

Pensiamo che gli stranieri siano tutti uguali, ma non è vero. Ho partecipato a questo progetto insieme a un gruppo di ragazzi di etnia araba, anche fra di loro ci sono forti differenze, eppure non è stato complicato capirsi e trovare il modo di lavorare insieme” (Nadine, 19 anni)

Sono stati i ragazzi a guidare il dialogo con gli adulti, partendo dalla loro definizione di diritto. In un contesto in cui il termine è spesso usato in modo improprio, gli adolescenti ne hanno ben chiaro il significato autentico: per il loro, il diritto è “un’opportunità da garantire a tutti, indipendentemente dal fatto di essere bambini o adulti, maschi o femmine, italiani o stranieri” (Margherita, 13 anni).

Altrettanto chiaro il fatto che i diritti non sono tutti uguali. “Ci sono diritti fondamentali per la nostra vita, come avere da mangiare e una casa in cui abitare. Altri non sono così essenziali, ma sono lo stesso molto importanti per noi ragazzi, come il diritto di giocare” (Kirollos, 13 anni).

Unanime la richiesta di essere più considerati già all’interno della famiglia, per arrivare ad avere voce in capitolo a scuola, nella società e nelle istituzioni. “Noi siamo il futuro, vorrei che ci ascoltassero di più perché gli adulti tendono a non dare troppa importanza alle nostre opinioni e le nostre richieste” (Cora, 18 anni).

La relazione tra ascolto e partecipazione, inoltre, appare molto stretta: “I bambini devono ascoltare i grandi, ma anche gli adulti devono prestare attenzione a quello che diciamo. Se non veniamo ascoltati, non possiamo partecipare. Senza ascolto non c’è apertura, né possibilità di incontro” (Filippo, 13 anni).

Per i minorenni stranieri senza genitori o adulti di riferimento, l’opportunità di partecipare è legata innanzitutto al riconoscimento e l’accettazione della loro situazione specifica. “Posso partecipare solo quando ho i documenti in regola, quando riesco a capire le leggi e quello che devo fare, quando posso dire senza paura che sono musulmano” (Mohammed, 14 anni).

Partecipazione, integrazione, riconoscimento di se stessi nella propria unicità, senza pregiudizi e senza etichette. Una lezione, quella dei ragazzi che hanno partecipato al progetto, soprattutto per gli adulti che quei diritti sono chiamati a far rispettare.

Ultimi commenti (1)
  • Klotilda |

    Discriminata da tutti i miei parenti e anche quelli di mio marito, perché ho detto No, al’ uomo che loro avevano scelto per me, obbligata a sposarlo anche se nn lo amo. Vogliono che fingo di essere felice anche se Non lo sono e non lo sarò mai. Per me il Matrimonio combinato= STUPRO Legalizzato.