Lo stage non ha età

scritto da il 18 Luglio 2019

colleagues-company-cooperation-1081228

Lo stage, o tirocinio formativo, è una delle politiche attive di lavoro maggiormente utilizzato in Italia. E’ una forma d’inserimento temporanea all’interno dell’azienda finalizzata a realizzare momenti di alternanza tra studio e lavoro con l’obiettivo di agevolare le scelte professionali mediante la conoscenza diretta del mondo del lavoro. Generalmente è il primo passo dei giovani per entrare nel lavoro e costituisce il più delle volte un’esperienza positiva sopratutto in quelle organizzazioni che sanno valorizzare il ruolo dello stage.

Milano è la città con il maggior numero di stage attivi con oltre 31mila tirocini, tutti attivati nel corso del 2017 da università, agenzie per il lavoro, associazioni, fondazioni, consorzi. E’ quanto emerge dalla ricerca “Milano, capitale degli stagisti” presentata da Eleonora Voltolina, direttrice de La Repubblica degli Stagisti, e da Cristina Tajani, assessore alle Politiche del lavoro del Comune di Milano.

Il tirocinio di per sé è uno strumento neutro: può essere da ottimo a pessimo a seconda di come viene fatto. Quando usato al meglio può essere veramente una porta aperta sul futuro, utile per una sorta di “conoscenza reciproca“ che permette alle aziende e agli enti “ospitanti“  di valutare i ragazzi, e allo stesso tempo consente agli stagisti di capire se quella specifica realtà, o più in generale quel settore professionale, fanno per loro oppure no – spiega direttamente Eleonora Voltolina – Ci sarebbe bisogno di molta più ”trasparenza“ nell’universo stage, che a oggi – in Italia e non solo – è molto opaco: gli esiti occupazionali sono monitorati in maniera molto lacunosa. Il che è insensato anche perché, se opportunamente informato, un giovane magari potrebbe decidere di voler fare un’esperienza anche in una realtà dove la percentuale di assunzione post stage é molto bassa, magari addirittura nulla: perché, semplicemente, può valutare interessante il percorso formativo offerto. L’ideale è avere un progetto formativo solido, un soggetto ospitante che consideri gli stagisti una risorsa e un investimento (non una perdita di tempo o, peggio, personale a basso costo), un soggetto promotore attento e vigile, e infine buone condizioni economiche affinché lo stage sia sostenibile e dunque accessibile anche a chi non ha alle spalle una famiglia abbiente“.

Tipicamente lo stage è indirizzato ai giovani ma in teoria non ha età: il prerequisito è che debba essere legato ad un’attività formativa, proprio come accade nel film “Lo stagista inaspettato”. Dalla ricerca emerge che il 15% dei tirocinanti extracurricolari è composto da over 35, percentuale in crescita negli ultimi anni.

Questa nuova tendenza dei tirocini “senza età” non ha ancora una chiave di lettura univoca ma si può ipotizzare che sia dovuta a percorsi di carriera interrotti e nuove scelte formative. Per questo lo stage non ha età, è uno strumento che da molti anni avvicina al mondo del lavoro e talvolta lo permette anche a chi così giovane non lo è più.

Ultimi commenti (2)
  • francesca devescovi |

    Grazie Stella per il tuo contributo. Oggi le carriere sono molto più fluide rispetto al passato. Quindi sarà sempre più “normale” reinventarsi e imparare cose nuove. Ci sono ancora pregiudizi delle aziende che associano lo stage solo ai ragazzi, ma col tempo anche questo (spero) cambierà. Ciao Francesca

  • Stella |

    Considero molto positiva la possibilità che lo stage non abbia età. Significa aumentare la possibilità di potersi reinventare, o ricominciare dopo un periodo di stallo lavorativo per i più diversi motivi (maternità, o altro).
    La vera libertà consiste nel poter realmente, concretamente, affacciarsi al mondo del lavoro in ogni momento, con le proprie competenze e qualità personali e rimettersi in gioco.
    Laddove invece esistono blocchi, impedimenti legati per esempio all’età, si discrimina una larga fetta di popolazione che avrebbe ancora molto da dare.
    Per cui, il “senza età”, ben venga.