Congedo di paternità: 10 giorni bastano per iniziare a fare il papà?

scritto da il 04 Aprile 2019

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Dal congedo di maternità al congedo parentale fino ad arrivare in questi giorni al congedo di paternità il passo non è stato breve. Ma oggi, finalmente, al centro del dibattito in Europa c’è il tempo dei papà. Di quei papà che non vogliono essere “come le mamme”, ma vogliono proprio fare i papà, lasciando da parte il lavoro e dedicando giornate intere al proprio figlio.

La direttiva del Consiglio dell’UE e del Parlamento Europeo proposta in questi giorni prevede un accordo per cui i papà potranno chiedere di usufruire di almeno dieci giorni di congedo di paternità dopo la nascita (o l’adozione) di un figlio. Ad oggi, in Italia, i giorni che spettano ai neo-papà sono 5 e, dati alla mano, sono ancora pochi i papà che ne fanno richiesta e ne usufruiscono. Numeri sicuramente ben lontani da quelli degli altri stati europei dove dal congedo parentale a quello di paternità si ragiona in settimane e mesi che ogni genitore può dedicare in esclusiva al proprio figlio, senza dover fare troppe valutazioni a livello salariale.

A livello europeo l’esempio più virtuoso è rappresentato dalla Svezia, stato da sempre all’avanguardia nell’uguaglianza di genere nella crescita dei figli, dove ai “latte-pappas” spettano almeno 60 giorni di congedo parentale su 480 giorni fino ai nove anni del bambino (nelle prime due settimane dopo la nascita entrambi i genitori possono accudire il bambino insieme). Oltre alla Svezia, in Europa il diritto al congedo di paternità è consolidato in Slovenia con 30 giorni al 90% dello stipendio, in Romania con 15 al 100% e in Bulgaria con 15 giorni al 90%. Ma quanti sono i papà che scelgono di rimanere a casa usufruendo di questo diritto? In Svezia la percentuale è del 69%, contro una media europea del 30%.

baby-blur-child-1576051E in Italia? La percentuale dei padri che sceglie di dedicare le proprie giornate al figlio è del 7%, ma se si tratta di posizioni manageriali la soglia si abbassa al 3% (i dati si riferiscono ancora al congedo parentale facoltativo). E con questi dati ben si comprende la necessità di aumentare le giornate e incentivarne la fruizione da parte dei neo-papà in uso esclusivo. Lo studio Promoting uptake of parental and paternity leave among fathers in the European Union (Eurofound 2015), mette in evidenza come negli stati in cui i congedi parentali possono essere usati da entrambi i genitori, i padri non ne fanno un uso elevato. Dove invece il congedo è un diritto individuale e retribuito, i padri ne fanno un uso maggiore. Quindi per essere efficace il congedo dei padri deve essere esclusivo e non cedibile alla madre.

Altro punto fondamentale è la questione del compenso minimo, per non dover costringere il genitore economicamente più debole (spesso le mamme) a dover rinunciare al proprio lavoro. Il punto sul compenso sarà cruciale perché dovrà poter incoraggiare ed agevolare entrambi i genitori a prendersi un periodo di pausa dal lavoro per accudire i propri figli.

In Italia la direttiva è stata accolta favorevolmente sia a livello politico – la senatrice del Pd Valeria Fedeli ha depositato il 19 marzo un ddl (non ancora assegnato) per aumentare a dieci giorni il congedo di paternità obbligatorio così come disposto dalla Unione Europea e alla Camera è partita l’iniziativa “Noi ci siamo” promossa dal deputato +Europa Alessandro Fusacchia con la partecipazione di Giuditta Pini (Pd), Alessandro Amitrano (M5S) e la testimonianza dell’autrice bestseller Francesca Cavallo – sia a livello popolare con una petizione promossa da Titti Di Salvo, Riccarda Zezza, Alessandro Rosina, Emmanuele Pavolini lanciata attraverso la piattaforma “Progressi”.

Rendere partecipi della vita familiare entrambi i genitori è un’esigenza sempre più sentita che deve trovare applicazione nel più breve tempo possibile per poter proseguire in un cammino di uguaglianza sociale ed equilibrio tra famiglia e lavoro, contribuendo a colmare il divario di genere nei livelli di occupazione.

E se la legge può stabile quanto tempo potete dedicare ai vostri figli, nessuno potrà mai stabilire la qualità del tempo che trascorrerete insieme. Che sia tempo di qualità da ricordare e durante il quale condividere e costruire quel rapporto unico genitore-figlio.

Ultimi commenti (1)
  • ilveritiero |

    Questa legge danneggia la natalità. Si amplificano le differenze tra famiglie che fanno figli e quelli che non le fanno. Se prima era un membro della famiglia obbligato a rimanere a casa ora lo sono tutti e due. L’unico obbiettivo di questa legge è danneggiare il maschio per ragioni di parità assurde. E’ ingiusto essere obbligati a rimanere a casa se non serve.