I bambini davanti agli schermi? Forse non è il nostro primo problema

scritto da il 24 Gennaio 2019

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Contrordine genitori: gli schermi non sono il nemico pubblico numero uno per la salute fisica e mentale dei nostri figli. Suonano più o meno così i titoli che riprendono le ultime linee guida sull’utilizzo degli schermi da parte di bambini e adolescenti pubblicate dal Royal College of Paediatrics and Child Health (RCPCH), l’associazione dei pediatri del Regno Unito. Allarme rientrato? Su tv, smartphone, pc e tablet liberi tutti? Le cose non stanno proprio così. Quello che dicono i pediatri britannici è che, allo stato attuale, non risultano ricerche definitive e conferme che dicono che passare del tempo davanti agli schermi sia in sé dannoso per la salute di un bambino o di un ragazzo. O meglio: non si possono definire limiti oggettivi, di età e di tempo da trascorrere davanti ai dispositivi elettronici, che possono essere fissati una volta per tutte e validi per tutti.

Il tempo “giusto” da concedere davanti agli schermi dunque? Dipende. Una brutta risposta per chi cerca soluzioni facili, certo. La verità però è che dipende dall’età del bambino e del ragazzo, dai bisogni individuali, dalla famiglia. Quello che conta è che le attività fondamentali come la socializzazione, il sonno, l’esercizio (o il gioco) non siano sostituite da tempo davanti alla tv o al tablet o agli schermi in generale perché questo, sì, sarebbe effettivamente dannoso. Il dottor Max Davie, responsabile della promozione della salute per il  Royal College of Paediatrics and Child Health (RCPCH) ha sottolineato che “bisogna lasciare che i genitori facciano i genitori” e regolino il tempo speso davanti agli schermi da tutti i membri della famiglia, a seconda di ciò che è importante per loro e per i loro figli.

screen_time_infographic_-_average_time_per_day“La tecnologia – ha detto presentando le linee guida – è parte integrante delle vite dei bambini e dei giovani. La usano per comunicare, per divertirsi, sempre di più anche per imparare. Gli studi in quest’area sono limitati ma nelle nostre ricerche non abbiamo trovato nessuna evidenza del fatto che il tempo passato davanti agli schermi faccia bene mentre sì, esistono associazioni tra il tempo trascorso davanti ai dispositivi e una salute mentale più debole, mancanza di sonno e salute”. Non ci sono elementi però per dire che si tratti di una relazione di causa-effetto e che non ci siano altri fattori scatenanti queste reazioni. Servono, dunque, ulteriori specifiche ricerche anche perché la maggior parte di quelle disponibili si concentrano sulla tv e non sulle nuove forme di utilizzo digitale, a partire dai social media.

Quello che sottolineano i pediatri, dunque, è che le famiglie e i genitori in particolare devono essere consapevoli del tempo trascorso davanti agli schermi. Il tempo che loro stessi trascorrono davanti agli schermi, in primo luogo, e quello trascorso dai loro figli. E’ importate che siano fissati dei confini precisi, anche contrattandoli e decidendoli insieme ai propri figli, ma questi confini vanno poi fatti rispettare. Per esempio, una delle evidenze con maggiore riscontro scientifico è che l’utilizzo degli schermi nell’ora precedente al sonno disturba in maniera importante il riposo notturno. I pediatri hanno anche condotto una ricerca su un centinaio di ragazzi e le loro famiglie, per capire come il tempo davanti agli schermi viene vissuto e percepito e, per esempio, emerge che l’utilizzo degli schermi è molto diffuso prima di dormire (1 ora e mezza in media) e ben l’88% ritiene di soffrire conseguenze negative per questa abitudine.

screen-time-infographic-cyp-views_0Va notato che quando parliamo di tempo davanti agli schermi, alle ore al giorno passate davanti ai dispositivi, vanno sommate le ore che passiamo davanti alla tv, al computer, allo smartphone o al tablet. E questo vale anche per noi. Se proviamo a fare questa somma il risultato potrebbe anche sorprenderci in effetti. In conclusione, il messaggio dei pediatri è più complesso e articolato di quello che possa sembrare. Il messaggio non è che non sia importante il tempo passato davanti alla tv, al tablet o allo smartphone. E’ importante esserne consapevoli, è importante vedere quanto questo tempo sia sottratto ad altre attività, quanto nella famiglia ci sia comunicazione anche su questo tema. E’ importante osservare i propri figli tanto quanto riuscire a osservare noi stessi. Il conteggio delle ore davanti allo schermo, a questo punto, non sarà il nostro primo problema.