Che cosa cambierebbe se i nostri politici allattassero?

scritto da il 23 Febbraio 2018

allattamento1

Leggere i giornali sotto elezioni è quasi doloroso: quanto sono lontani i discorsi dei politici dalla nostra realtà di tutti i giorni? E quanto cambierebbero le nostre vite se, invece, le persone che decidono per noi sapessero di cosa stanno parlando? Se lo avessero sperimentato direttamente?

In una recente intervista alla CBS, la senatrice Tammy Duckworth, la prima nella storia degli Stati Uniti a partorire, ha definito “disgustosa” l’idea che le donne possano allattare nei bagni pubblici degli aeroporti – non ci mangeresti un panino, come puoi allattare un bambino? – e per questo ha fatto una proposta di legge che imponga delle nursing room negli aeroporti. Ecco che cosa può succedere quando un politico “assaggia” la realtà.

E allora perché non obbligare i nostri politici a degli stage di realtà come condizione preventiva e necessaria per rappresentarci?

Perché per avere un lavoro devi dimostrare di saperlo fare, mentre per rappresentare i cittadini non devi dimostrare di conoscere la loro realtà?

A me vengono subito in mente almeno cinque cose che ogni politico dovrebbe fare una volta nella vita, ma vogliamo provare ad arrivare almeno a dieci?

1. Fare il rappresentante dei genitori alle elementari (e non solo), per scoprire fino a che punto il sistema scolastico italiano è “imballato”, e quanta tristezza c’è dietro alla passione degli insegnanti che ancora oggi fanno la differenza. Trovarsi a contare quanti rotoli di carta igienica deve portare a scuola tuo figlio e scoprire che le porte dei bagni sono rotte, le aule fatiscenti. Ed è il luogo dove cresciamo e ispiriamo le nuove generazioni.

2. Cambiare un neonato su un treno: chi ci ha provato lo sa. Nel migliore dei casi c’è nel bagno un fasciatoio che richiede la presenza di due adulti o di una persona con quattro braccia: due per tenere il bambino e due per cambiarlo. Nell’ipotesi peggiore ci si può invece inginocchiare davanti a un sedile e cambiarlo “in corsa”.

3. Usare i mezzi pubblici su una sedia a rotelle o portando un passeggino: anche se, per trovarsi in difficoltà, basterebbe farsi una passeggiata sui marciapiedi di Roma, la vita di tutti i giorni richiede anche di prendere autobus e metropolitana. Quasi sempre impossibile se si hanno le ruote: il solo pensiero del percorso a ostacoli tiene a casa anche i più coraggiosi.

4. Allattare in un luogo pubblico: se vogliamo mettere veramente le donne nelle condizioni di continuare a partecipare alla vita sociale ed economica del Paese, di essere attive, o anche solo di uscire di casa, dobbiamo sapere che le madri allattano un certo numero di volte al giorno, e può capitare che siano in un luogo pubblico. Ed è un’esperienza che fa capire molte cose.

5. Andare, semplicemente, a fare la spesa, magari verso le 18, dopo una giornata di lavoro, per scoprire chi siamo, quanti siamo e quanto costa veramente la nostra vita (almeno quella alimentare: “Non faccio più la spesa da quando faccio questo mestiere. lo devo chiedere a mia moglie” ha risposto il ministro Padoan in una trasmissione Rai a fine 2016), poi tornare a casa e cucinare, aiutare i figli con i compiti, stendere i panni, sorridere e, soprattutto, non smettere mai, ma proprio mai, di sognare.

…altre attività da inserire nello stage dei nostri politici?

Ultimi commenti (2)
  • Nadia vassallo comitato Salviamo le Cicogne |

    Partorire soprattutto per gli uomini
    Contro la chiusura dei punti nascita nelle aree di montagna

  • Anna Noemi |

    Cercare un lavoro…. Fare colloqui su colloqui, sentirsi dire innumerevoli NO e nonostante tutto, sperare ancora