Guido Tonelli, il silenzio e l’organizzazione aziendale dopo il bosone di Higgs

scritto da il 14 Giugno 2017

bosone«Lo zero è pieno di numeri. Il silenzio è pieno di suoni». Se c’è un privilegio nell’incontrare un fisico come Guido Tonelli – lo scienziato del bosone di Higgs, quello che ha dato al mondo la notizia della scoperta della particella di Dio – è capovolgere la prospettiva. L’invisibile esiste, il tangibile è inconsistente, l’eccezione è la regola, l’astrazione è molto concreta e via dicendo. Così, pensi di intervistarlo su quark, fotoni, elettroni e finisci per parlare di filosofia e del senso della vita. «E’ ovvio che, nel momento in cui ti chiedi da dove viene la meraviglia materiale che ci circonda, com’è nato il mondo e che fine farà l’universo, l’attimo dopo non puoi fare a meno di domandarti: in questo gioco, che parte ho? Che ruolo esercita l’uomo?».

tonelliIl suo nuovo libro s’intitola Cercare mondi. Esplorazioni avventurose ai confini dell’universo e mantiene quel che promette: si viaggia oltre il limite, di quel che si sa e si riesce a concepire, a volte anche ad accettare di sé e della propria marginalità. Eppure ci si diverte a sentirsi continuamente spiazzati, come se la vertigine dell’infinito fosse una giostra su cui vale la pena di salire. Fa paura, ma ne scendi ritemprato, con molti dei tuoi problemi quotidiani grandemente ridimensionati. E con qualche idea inedita da sperimentare sul lavoro e dentro casa. Visto che, con Guido Tonelli, la teoria è pratica, vale la pena di rivolgergli due domande, una estremamente empirica, l’altra completamente teorica. Quale delle due sia di maggiore utilità lo sapremo forse fra un paio di miliardi di anni, visto che è questo l’orizzonte temporale in cui muoviamo.

tonelli_ph-%e2%94%ac-laura-pietra-8La fisica che cosa può insegnare in tema di management e di organizzazione aziendale?

«Il mondo scientifico non funziona secondo il sistema gerarchico che impronta l’economia o la politica. Non c’è una figura sola al comando, che promuove, decide, si circonda dei suoi fedelissimi. Quella squadra di persone appassionate, che forma la nostra comunità scientifica, non sceglie di occuparsi di ricerca e di fisica perché vuole obbedire, non accetta un capo che dia gli ordini. Accetta un suo simile che temporaneamente coordina e si prende qualche responsabilità in più, ma non gli riconosce l’autorità, se lui non se la guadagna giorno per giorno. Anche una volta eletto, non è che se tu proponi una cosa scientificamente sbagliata, ti vengono dietro. Casomai ti smentiscono. È una specie di anarchia organizzata, in cui chiaramente chi è eletto ha potere e decide, ma senza la rigida struttura autoritaria, tipica delle organizzazioni verticistiche. Io mi sono sempre chiesto se questo nostro modo di organizzarci non anticipi il futuro di qualche anno. E’ chiaro che abbiamo delle inefficienze, ma abbiamo anche dei grandi plus, perché tutti si sentono coinvolti. Quando c’è una crisi – e ce ne sono continuamente – anziché esserci quelli che stanno a guardare come se la cava il manager o il capo (perché, se fallisce, in cuor loro, hanno la speranza di sostituirlo), tutti si danno da fare perché sentono loro quella sfida, loro quell’impresa. C’è una partecipazione maggiore, c’è uno sviluppo di idee superiore. Invece in una organizzazione gerarchica c’è più passività. Anzi, ci sono persino persone che, dentro la stessa azienda, non condividono le informazioni che hanno perché sanno che rappresentano uno strumento di potere e di carriera. In questa maniera, però, si rischia di mettere in discussione gli interessi globali, gli scopi collettivi. Mi piacerebbe se qualcuno sperimentasse, su piccola scala, forme di organizzazione che assomigliano a quelle che noi applichiamo nel nostro lavoro di ricerca. Perché sono sicuro che potrebbero esserci delle sorprese positive.

Siamo abituati ad associare parole come ricchezza a proprietà, beni e cose. Che cos’è il vuoto?

«Il vuoto non è il nulla, anzi è tutt’altro che vuoto. Come ho detto subito, il numero zero è fatto della somma di +1 e -1, ma anche di +2 e -2 e di +10mila e -10mila… e potrei andare avanti all’infinito. Voglio dire che lo zero contiene tutti i numeri positivi e tutti i numeri negativi. La stessa cosa vale per il silenzio che non è assenza di rumore, non è un non-suono. E’ piuttosto la somma di tutti i suoni possibili, di ogni frequenza e ampiezza. Dal vuoto, senza violare alcuna legge della fisica, si possono estrarre protoni e antiprotoni, elettroni e positroni; lo facciamo ogni giorno usando gli acceleratori di particelle. Il vuoto è un giacimento inesauribile di materia e antimateria».

Quando una giornata ci sembra particolarmente improduttiva e inconcludente, in una parola vuota, vale la pena di pensarci prima di considerarla del tutto sprecata. D’altronde, con altre parole, lo diceva anche un grande psicoanalista, Masud Khan: il momento di maggiore creatività si raggiunge quando si accetta di lasciare la mente vuota, come un campo a maggese.


*L’intervista integrale a Guido Tonelli è pubblicata sul numero di How to Spend it in edicola per tutto il mese di giugno

Ultimi commenti (3)
  • Nicoletta Polla Mattiot |

    Che si tratti di fede in qualcosa che ci trascende spiritualmente o solo fiducia nella capacità dell’uomo di superare il limite della sua razionalità o della mera utilità, mi sembra interessante il richiamo di Tonelli alla cura e alla capacità di attenzione. Ecco che cosa mi ha detto: “Ripartire dalla cura, del corpo e dei propri simili, ma anche di una farfalla, di un fiore, di una lucciola, dare valore alle piccole cose effimere, significa riparare e confortare la vita, fondandola su un sistema di relazioni, provvisorie e tenaci, imperfette e perciò possibili. Siamo una tribù isolata, in questo enorme edificio che abitiamo e che danza in equilibrio precario sul baratro. Qui sta il suo mistero e la sua bellezza”

  • Gian luigi |

    Nello studio,nella ricerca del nostro meraviglioso e misterioso universo,quanto conta la fede per un credente?

  • Gian luigi |

    In questa meravigliosa visione dell’universo,quanto la fede conta,o conta solo la realtà di quello che si studia o si scopre?
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