Si può ancora diventare maestre e cambiare lo stesso il destino del mondo?

scritto da il 05 Maggio 2017

bimbi-asilo-nido-233621-660x368Mia madre è un’insegnante Montessori e io ho pensato per anni che essere maestra non dovesse essere una professione così esaltante. Le maestre non studiavano mica greco come quelli del liceo classico, non erano andate all’Università, avevano a che fare tutto il tempo con mocciosi con cui allacciavano stringhe su cornici, ricalcavano letterine smerigliate e giocavano con loro a fare finta di servire in tavola.

E chi aveva capito che la formazione di quei primi anni di vita delle generazioni tra gli anni ‘70 e ‘80 era delegata a questa classe insegnante, donne appassionate del loro lavoro, che avevano addirittura conosciuto Maria Montessori, nella scuola di formazione a Perugia? Ci ho messo un po’ a capirlo, da primipara quarantenne di un bambino con esigenze speciali.

Oggi guardo con apprezzamento a una certa classe insegnante, quella per cui non è necessario sbattere in faccia parole come sviluppo della motricità fine, propriocezione, empowerment del bambino, per mettere in pratica l’educazione inclusiva garantita dalla scuola italiana. Grazie a Don Milani prima e alla Legge Basaglia poi, è dagli anni ’70 che in Italia hanno cominciato a sparire le scuole speciali e oggi tutte le scuole statali e parificate hanno l’obbligo di accettare l’iscrizione degli alunni con disabilità, anche se in situazione di gravità. Ma se è stato riconosciuto ormai da anni il ruolo fondamentale di istruzione e formazione per la crescita sostenibile e lo sviluppo economico di un Paese, come mai di ‘maestre famose’ non se ne parla troppo?

Non sarà che basti lavorare sul potenziale dei ragazzi e non sull’indottrinamento per ambire ad una società più giusta e inclusiva?

Eppure qualche ‘role model’ nell’educazione inclusiva lo possiamo vantare proprio in Italia: la storia di Maria Montessori parla di disabilità; vuoi perché aveva studiato medicina, o perché aveva cominciato a sperimentare le sue teorie proprio con i bambini autistici dell’epoca, oggi attribuiamo a lei l’educazione muscolare, lo sviluppo di quelle capacità motorie che aveva osservato essere carenti nei bambini con problemi neurologici. Ed è così che la pedagogia montessoriana ha dato vita ad un modello educativo praticato in 20.000 scuole in tutto il mondo: se Maria fosse a capo di una start-up, oggi avrebbe già trovato numerosi investitori pronti a scommettere su di lei.

Mirella Casale, insegnante e attivista, ai più nota grazie al film ‘La classe degli asini’: Mirella si che è stata una vera ‘changemaker’ dell’epoca: invece di parcheggiare in una scuola speciale sua figlia, vittima di una grave encefalite virale, è riuscita negli anni a promuovere la figura dell’insegnante di sostegno, poi sancita dalla legge 517 del 1977.

Insomma, tutto torna: ode alla maestra Liana, alla mamma, perchè si può cambiare il mondo anche senza aver studiato il greco e l’astronomia, ma dedicandosi a ‘trarre fuori’ il meglio dalle nuove generazioni.

Ultimi commenti (2)
  • Romano Carmela |

    Buongiorno, ho letto l’articolo ed ho avuto un tuffo al cuore. Sono una docente Montessori in servizio nel polo 2 di Casarano, dopo tanto impegno, con l’aiuto dell’amministrazione comunale, abbiamo richiesto, due anni fa una sezione Montessori e a settembre tutto è andato bene. Lo scorso anno in seguito alle iscrizioni ne abbiamo chieste altre 2, preciso c’erano tutti i presupposti, il MIUR ce le approva, ma a settembre il Dirigente dell’usp di Lecce assegna a quei posti docenti privi di titolo specifico. La cosa più assurda che anche sulla mia sezione che il precedente hanno la collega che mi affiancata era Montessori oggi è di posto comune. Come potete notare le maestre che si formano a proprie spese perché credono nella scuola dell’infanzia vengono schiacciate dal sistema. I genitori sono ricorsi al TAR per riprendersi quello che era un diritto di quei bambini. Sono ricorsi al TAR per una risoluzione veloce ma abbiamo assistito a ben 4 udienze e altrettante ordinanze, ad oggi non abbiamo nessuna sentenza. Non voglio fare ulteriori commenti… Se qualcuno si vorrà interessare a questo problema mi potete contattare indirizzo email :maestraromano58@libero.it ; cellulare 3405837613. Grazie

  • Virginia |

    Sarà che inizio a invecchiare, ma raramente riesco a non trovare banale la maggior parte degli articoli che leggo, soprattutto quando si parla di istruzione. Se l’autrice dell’articolo, da ragazza, aveva questa idea del lavoro della madre, evidentemente, nella sua famiglia, si parlava poco. Anche mia madre ha fatto un lavoro di cui l’allora corso di studi non era ancora un corso di laurea, ma i suoi racconti quotidiani hanno fatto sì che io la considerarsi al pari di un medico, scevra dai luoghi comuni di chi non aveva cultura in materia. Che la suddetta autrice, poi, giornalista, abbia scoperto il ruolo della scuola e di grandi nomi come Maria Montessori solo dopo esser diventata mamma ha dell’incredibile, ma dovrebbe portarla a interrogarsi sulla propria cultura personale più che a pretendere di indottrinare il mondo con un articolo sul Sole24Ore!!