Chi salverà Bali dalla plastica? Due teenager a consulto dal governo

scritto da il 09 Giugno 2016

melati“Non bisogna mai permettere a nessuno di dirti che sei troppo giovane o che non capisci” ha detto Isabel alla platea presente al TED talk. “Non sarà facile. Ma ne sarà valsa la pena”. Isabel e sua sorella Melati non se lo sono certo fatto dire. Hanno avuto un’idea e hanno avuto la forza e il coraggio di perseguirla nonostante la giovane età. Quando la loro avventura è cominciata avevano 12 e 14 anni e con l’associazione Bye bye plastic bags sono riuscite a convincere le autorità locali di Bali a mettere definitivamente al bando i sacchetti di plastica entro il 2018.

L’isola dell’arcipelago indonesiano che un tempo era conosciuta come l’isola degli dei per via dei suoi circa 20.000 puras (templi) e santuari si sta trasformando in “isola della spazzatura”. Produce troppi rifiuti e il problema può essere esteso a tutto il paese. L’Indonesia è il secondo più grande utilizzatore di sacchetti di plastica al mondo dopo la Cina, con circa 9,8 miliardi di borsette impiegate nel paese ogni anno. Il dato è destinato ad aumentare con la crescita della classe media, che attualmente conta circa 74 milioni di persone ma è destinata a raddoppiare entro il 2020. I sacchetti di plastica sono dannosi per l’uomo e l’ambiente ma rimangono molto popolari grazie alla loro convenienza: sono indistruttibili, leggeri, ed economici. Di questi, solo il 5% viene riciclato. La maggior parte finisce nei canali di scolo e raggiunge l’oceano, dove inquina l’acqua mettendo in pericolo la fauna selvatica; il resto viene abbandonato o bruciato, rilasciando diossine nocive in atmosfera. La sfida più grande è convincere i piccoli venditori di mercati e botteghe a farne a meno visto che rappresentano il 90 per cento del commercio al dettaglio del paese. A combattere in prima linea per difendere Bali ci sono le sorelle Melati e Isabel Wijsen.

In un TED Talk (qui di seguito il video) visto da più di un milione di utenti le sorelle Wijsen hanno raccontato la loro storia. Quando hanno iniziato la campagna avevano 14 e 12 anni e frequentavano la Green School, un istituto privato balinese che ha fatto dell’insegnamento alla sostenibilità la sua bandiera. Per fare qualcosa di grande e significativo Melati e Isabel non volevano aspettare di diventare adulte, così nel 2013 fondano Bye bye plastic bags: iniziativa dedicata ai giovanissimi di età compresa tra gli 11 e i 17 anni con l’obiettivo di informare la società sui pericoli dei sacchetti di plastica. Organizzano presentazioni a scuola, petizioni, pulizie in spiaggia, distribuiscono borse alternative nei mercati ma il primo tentativo di coinvolgere il governo dell’isola non va a buon fine. E allora ecco l’idea: fare firmare una petizione ad un milione di persone. La voce di due adolescenti può essere ignorata, un milione di firme no. Così, dopo avere bussato a molte porte, ottengono l’autorizzazione per raccogliere le adesioni nell’aeroporto di Bali dove ogni anno transitano 16 milioni di persone e solo nella prima ora di campagna raccolgono mille firme.

Le sorelle Wijsen non si fermano e, dopo la visita alla casa di Mahatma Gandhi, iniziano uno sciopero della fame: dall’alba al tramonto non avrebbero toccato cibo fino a che il governo dell’isola non le avesse incontrate per parlare di come fermare l’uso dei sacchetti di plastica. La mossa va a segno e dopo solo un giorno di sciopero – e un anno di campagna di sensibilizzazione – le sorelle Wijsen vengono prelevate da scuola e scortate all’ufficio del governatore Mangku Pastika che il 25 novembre 2014 ha firmato un memorandum d’intesa per ridurre al minimo l’utilizzo di sacchetti di plastica a Bali dal 1° gennaio 2016, fino alla totale dismissione entro il 2018. Ognuno di noi può fare qualcosa per lasciare il mondo un posto migliore di come l’ha trovato, Isabel e Melati ce l’hanno dimostrato.