
«Sto bene». Due parole che milioni di donne pronunciano ogni giorno, spesso per abitudine, a volte per non pesare su chi hanno intorno. ma che nascondono malesseri, ansie e fatiche. Da questa risposta automatica parte “I’m Fine”, una iniziativa internazionale lanciata da Lancôme in collaborazione con ADAA (Anxiety and Depression Association of America) per rompere il silenzio sulla salute mentale femminile. In Italia il partner è Telefono Amico, la cui presidente, Cristina Rigon, indica la priorità: far passare il messaggio che «pensare a sé stesse è fondamentale».
Le donne, dice Ragon, «dovendo ricoprire numerosi ruoli sociali contemporaneamente, spesso sono sottoposte ad una pressione maggiore rispetto agli uomini e tendono con maggiore frequenza a mettere in secondo piano il proprio benessere psicofisico per potersi dedicare completamente alla cura di altre persone: figli, amici, genitori. È fondamentale, invece far passare il messaggio, che pensare a sé stesse è fondamentale e che è possibile parlare apertamente del proprio disagio e del proprio malessere senza sentirsi isolate e giudicate».
Il disagio dietro il «sto bene»
Dal sondaggio condotto da Lancôme con Ipsos tra il 2025 e il 2026 su donne di cinque Paesi, il 76% si dichiara felice, ma solo il 10% pienamente, mentre il 37% sente che manchi ancora qualcosa. L’80% ammette di rispondere «sto bene» anche quando non è così (dato in aumento di 4 punti rispetto al 2025) e il 72% afferma di rimpiangere di aver nascosto come si sentiva davvero. Il motivo più citato, dal 52%, è il timore di essere di peso agli altri; il 38% tende a minimizzare o pensa di doversela cavare da sola, il 31% non vuole mostrarsi fragile. Oltre il 60% fatica a parlare di benessere mentale, più che di fertilità (54%) o menopausa (48%).
Il contesto, ricorda l’ADAA, è che circa una donna su tre sperimenta ansia o depressione nel corso della vita, il doppio rispetto agli uomini. I fattori di rischio cambiano con l’età: dai social media e dall’immagine corporea dei più giovani al carico mentale, dalla maternità e dal post partum allo stress professionale e al burnout, fino a menopausa, discriminazione legata all’età e isolamento sociale.
Chiedere aiuto scrivendo
Sono temi che Telefono amico vede ogni giorno nelle richieste di ascolto. I disagi più frequenti riguardano la difficoltà di conciliare vita professionale e familiare: alle donne viene chiesto di essere «perfette in tutte le sfere della propria vita e fanno fatica ad accettare che non è sempre possibile essere contemporaneamente al 100% su tutti i fronti», spiega la presidente dell’associazione.
Anche il modo di cercare ascolto ha un genere e un’età. Tra i servizi di Telefono Amico le donne preferiscono ampiamente quelli scritti: sono il 61% degli utenti di Mail@Amica e il 66% di WhatsApp Amico. Si rivolgono a questi canali soprattutto donne molto giovani, tra i 19 e i 25 anni, che si sentono più a loro agio a parlare di sé attraverso il filtro della scrittura.
Normalizzare la fragilità
Per Rigon bisogna anche far sapere che si può parlare apertamente del proprio disagio senza sentirsi isolate o giudicate. Per questo ritiene prezioso il contributo delle Ambassador di Lancôme, donne di successo che, raccontando la propria esperienza, «normalizzano» la possibilità di avere momenti di fragilità emotiva e contribuiscono a infrangere lo stigma. «Parlare del proprio malessere è fondamentale», insiste, «perché, se non espresso, di certo non scompare, anzi tende ad aumentare sempre di più nel tempo e rischia di evolvere in vere e proprie patologie».
Un test per guardarsi da vicino
Telefono Amico è il partner italiano del progetto: «Abbiamo subito creduto in questa collaborazione», spiega Rigon, «perché mette insieme il benessere mentale con la cura dell’aspetto esteriore». Lo strumento centrale è sulla piattaforma imfine.com: due test di autovalutazione gratuiti e riservati, il GAD-7 per l’ansia e il PHQ-8 per la depressione. Non sostituiscono una diagnosi, ma permettono di prendere consapevolezza delle proprie sensazioni e di avere «una fotografia più realistica del proprio disagio». Sono questionari che «solitamente vengono somministrati solo in contesti molto specifici», sottolinea la presidente, per questo l’opportunità è importante e «spero che in molte possano coglierla». L’interesse sembra esserci: il 75% delle intervistate vorrebbe strumenti di questo tipo.
Il programma debutta in ottobre, in occasione della Giornata mondiale della salute mentale, da Stati Uniti, Messico ed Europa, con Demi Moore, Christy Turlington, Zoe Saldaña e Vanessa Kirby tra le voci della campagna. In Italia Telefono Amico organizzerà attività ed eventi sul territorio. Chi ha bisogno di ascolto può chiamare il 02 2327 2327, attivo 24 ore su 24, o scrivere su WhatsApp al 324 011 7252.
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