Violenza di genere, nasce la rete degli sportelli e dei centri universitari

Le università italiane stanno assumendo un ruolo sempre più centrale nella promozione di ambienti sicuri, inclusivi e rispettosi e nel contrasto alla violenza maschile e di genere. Da questa consapevolezza è nata la Rete degli sportelli e Centri antiviolenza universitari, frutto della collaborazione nazionale tra atenei, i Centri e gli Sportelli antiviolenza, cioè organizzazioni specializzate nel sostegno alle donne e alle persone trans, binarie e non binarie che subiscono o hanno subito violenza.

La Rete, coordinata dalla Casa delle donne per non subire violenza di Bologna, rappresenta quindi uno strumento strategico per collegare le esperienze sviluppate nei diversi territori, favorire la condivisione di competenze e metodologie di intervento, promuovere attività di ricerca e monitoraggio e contribuire alla definizione di politiche sempre più efficaci di prevenzione e contrasto alla violenza di genere all’interno del sistema universitario. Ma soprattutto è uno strumento utile per creare il primo database unitario nazionale, che possa far emergere e comprendere meglio il fenomeno delle violenze e molestie in ambito universitario.

I dati del 2025 sulla violenza di genere nelle comunità universitarie

I dati raccolti per il 2025 – relativi esclusivamente alla comunità universitaria – seppure ancora parziali, evidenziano la crescente rilevanza di questi servizi: gli sportelli e i Centri antiviolenza che hanno trasmesso le proprie informazioni hanno infatti accolto complessivamente 124 persone che hanno subito violenza. Di queste, il 97% è di genere femminile e quasi il 50% è fuorisede. Gli autori delle violenze sono al 93% di genere maschile, mentre l’85% delle donne e persone LGBTQIA+ che si sono rivolte agli Sportelli e ai Centri antiviolenza universitari fanno parte della comunità studentesca (106 su 124). I tipi di violenza denunciati sono diversi: 106 donne e persone LGBTQIA+ hanno subìto violenza psicologica e in 28 hanno raccontato di aver subito stalking. La violenza fisica è stata vissuta da 29 di loro, mentre 12 hanno subìto violenza economica. Uno dei dati più interessanti, e preoccupanti, riguarda la violenza sessuale, raccontata da 50 donne e persone LGBTQIA+ su 124, più del 40%. Una cifra più alta e molto differente rispetto a chi di solito si rivolge ai Cav, e che probabilmente dipende dall’età: le giovani donne sono infatti più a rischio di subire violenza sessuale rispetto a donne più adulte. Infine, ed è un altro dato molto interessante, le molestie subìte in università riguardano 28 casi, di cui 22 studentesse, 3 dottorande, un’assegnista di ricerca, una ricercatrice e una donna del personale tecnico-amministrativo. Su 28 casi, 26 autori sono figure interne agli atenei, tra cui 8 docenti e 10 colleghi di lavoro o di corso di studio.

Dai numeri emerge che la Rete degli sportelli antiviolenza universitari rappresenta oggi un’esperienza unica nel panorama italiano. Attraverso la raccolta e la condivisione dei dati provenienti dai servizi aderenti, la Rete sta costruendo il primo osservatorio nazionale sulla violenza di genere nelle università e il primo, seppur ancora parziale, database dedicato a questo fenomeno. Si tratta di un patrimonio conoscitivo senza precedenti, che consente per la prima volta di dare visibilità a una realtà a lungo rimasta ai margini delle rilevazioni istituzionali e di iniziare a misurarne dimensioni, caratteristiche e bisogni.

Se i dati presentati restituiscono ancora un quadro necessariamente incompleto, indicano tuttavia con chiarezza che la violenza di genere attraversa anche i contesti universitari e che gli sportelli rappresentano uno dei principali strumenti per intercettarla, comprenderla e contrastarla. Rafforzare e ampliare questa rete significa quindi non solo garantire maggiore supporto alle donne e persone LGBTQIA+ che ne hanno bisogno, ma anche costruire una base di conoscenza indispensabile per sviluppare politiche, interventi e strategie sempre più efficaci.

Nanni: la violenza di genere attraversa tutti i contesti, atenei compresi

«Il primo esempio di sportello universitario di contrasto alla violenza di genere, in Italia, risale al 2019. Una storia, quindi, tutta da scrivere. Ciò che però abbiamo già visto è che è importantissimo che le università si affidino al sapere dei Centri antiviolenza femministi e transfemministi», spiega Giulia Nanni, responsabile del settore Accoglienza di Casa delle donne di Bologna e coordinatrice della Rete. «Luoghi che oltre a essere stati i primi ad accendere i riflettori sul tema della violenza di genere, rimangono tutt’oggi la risposta più competente, organizzata e autorevole nel contrasto al fenomeno. Sappiamo che la violenza di genere attraversa tutti i contesti, atenei compresi. Non prevedere uno sportello o Centro antiviolenza all’interno delle università non significa non avere il problema della violenza di genere, significa non volersene occupare».  Nell’ultimo anno, inoltre, la Casa delle donne per non subire violenza di Bologna ha potuto promuovere il consolidamento e l’ampliamento della Rete degli sportelli e Centri antiviolenza universitari grazie al contributo del progetto “MEDUSA: strumenti e reti per contrastare la violenza sessuale” finanziato dal bando NORA.

Chi fa parte della Rete

La Rete degli sportelli e dei Centri antiviolenza universitari dedicati al contrasto della violenza maschile e di genere si sta progressivamente ampliando grazie alla collaborazione tra Atenei, Centri antiviolenza e Associazioni specializzate presenti sul territorio nazionale. Ne fanno parte lo sportello universitario contro la violenza di genere dell’Università di Bologna, gestito dalla Casa delle Donne per non subire violenza, lo Sportello Universitario contro la Violenza di Genere dell’Università di Torino e del Politecnico di Torino, affidato ai Centri antiviolenza E.M.M.A., il Centro antiviolenza “Sara Di Pietrantonio” dell’Università Roma Tre, gestito da Casa delle Donne* Lucha y Siesta, e lo Sportello Interuniversitario di Pisa, che coinvolge l’Università di Pisa, la Scuola Normale Superiore e la Scuola Superiore Sant’Anna, in collaborazione con il Centro Antiviolenza Casa della Donna Pisa APS. La rete comprende inoltre l’Università di Torino e il servizio Mail Anti-stalking del Politecnico di Milano, insieme al Centro Antiviolenza dell’Università della Tuscia, gestito dall’associazione Ponte Donna. A questi si aggiungono il Centro Antiviolenza “Elena Gianini Belotti” dell’Università di Roma Tor Vergata, gestito da Differenza Donna APS, lo Sportello universitario contro la violenza di genere e le discriminazioni del Campus di Forlì, realizzato con il Centro Donna del Comune di Forlì, e lo Sportello Universitario contro la violenza di genere del Campus di Rimini, nato nel marzo del 2026 e promosso dall’associazione Rompi il Silenzio. Sia il Campus di Forlì che quello di Rimini fanno parte dell’Università di Bologna.

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