
Per anni è stata dietro al bancone della pizzeria paterna, con i polpastrelli che affondavano nella farina. Entrava in cucina all’alba e ne usciva la sera, sentendosi invisibile. Oggi, Giorgia Caporuscio è uno dei volti più noti della pizza italiana negli Stati Uniti. Con suo marito Matteo, guida la storica pizzeria Don Antonio a Manhattan, spicca come unica donna pizzaiola segnalata dalla prestigiosa Guida Michelin a New York, è stata nominata Pizza Maker of the Year 2024 da 50 Top Pizza USA ed è a tutti gli effetti un punto di riferimento per una nuova generazione di professioniste del settore.
Dalla fattoria di famiglia alla Big Apple
La sua storia inizia lontano dai grattacieli di Manhattan, nelle campagne di Terracina. Cresce in una fattoria dove il lavoro agricolo scandisce le giornate. Quando la crisi delle quote latte mette in difficoltà l’azienda di famiglia, suo padre Roberto decide di reinventarsi. Impara l’arte della pizza napoletana e parte per gli Stati Uniti. Destinazione Pittsburgh, dove ad accoglierlo trova una grande comunità di italiani. Giorgia, rimasta in Italia, cresce con sua madre e sua nonna, e studia all’istituto alberghiero di Formia.
«Uno dei nostri professori ci consigliò di fare un’esperienza all’estero e così, dopo la maturità, decisi di raggiungere mio padre, che nel frattempo si era spostato a New York» – racconta. Roberto, infatti, dopo il primo periodo in Pennsylvania, aveva iniziato a collaborare con una nota azienda di farina italiana, contribuendo a diffondere una nuova cultura della pizza: non più il classico trancio da mangiare camminando per strada, ma un prodotto artigianale, identitario, legato alla tradizione italiana e agli ingredienti di qualità. Un percorso che lo porta ad aprire il suo primo locale a Manhattan, nel Greenwich Village, di fronte all’iconico Joe’s pizza, considerata la quintessenza della pizzeria newyorkese.
I primi passi, tra crescita e pregiudizi
«L’impatto con la Grande Mela per me fu tutt’altro che semplice – confida Giorgia -: non parlavo inglese, non conoscevo nessuno e con mio padre, visti i tanti anni di lontananza, avevo un rapporto conflittuale». Eppure, inizia subito ad aiutarlo nel nuovo locale ed è proprio al fianco di suo papà che inizia a scoprire l’arte della pizza: lavora dietro le quinte, osserva, impara e cresce. Pian piano si appassiona non solo al prodotto, ma anche alla gestione del personale e a tutto ciò che ha a che fare con l’attività.
«Mio padre è stato il mio più grande maestro. Mi ha responsabilizzata tantissimo. Però è stato difficile uscire dalla sua ombra. Per molto tempo mi sono portata addosso un triplice pregiudizio: non solo ero la figlia del capo, per di più giovane e inesperta, ma ero anche donna. E vedere una donna infornare le pizze, lasciava stupefatti molti clienti» – ammette.
Camminare da sola
Nel frattempo, anche grazie al suo supporto, i locali di famiglia diventano tre. Uno di questi è Don Antonio, nel cuore di Hell’s Kitchen, a pochi passi dai teatri di Broadway e da Times Square, il cui nome è un omaggio ad Antonio Starita, uno dei maestri della pizza napoletana. Ed è proprio Don Antonio a segnare la svolta. Giorgia decide di mettersi in gioco da sola: prima studia management della ristorazione, poi sceglie di prendere le redini della pizzeria. Una decisione che provoca una frattura profonda.
«Per tre anni io e mio padre non ci siamo parlati, lui non comprendeva il mio bisogno di percorrere una strada che fosse solo mia, di uscire dall’ombra e dimostrare a me stessa, prima ancora che agli altri, chi fossi davvero».
Così, nel gennaio del 2020, insieme al marito Matteo, allora bartender del locale e oggi socio nella gestione, rileva il ristorante. Durante la pandemia, il locale sopravvive grazie alle consegne a domicilio, per poi crescere a un ritmo nuovo: oggi il ristorante impiega 41 persone e sforna circa 700 pizze al giorno. Tra queste c’è la Montanara, la celebre pizza fritta che ha contribuito alla fama di Don Antonio.
«Non potrai mai avere successo come un uomo»
«Un grande pizzaiolo mi disse che non avrei mai potuto avere il successo di un uomo, perché prima o poi avrei dovuto fermarmi per diventare mamma» – ricorda, mentre abbraccia Leo, il suo bambino più grande, di due anni e mezzo. Il piccolo, Liam, di un anno appena, sta riposando. «È una frase che non ho mai dimenticato. E che, anzi, è diventata benzina: voglio essere presente come madre, ma voglio anche che capiscano l’importanza del lavoro, della passione e dell’impegno. Valori che non hanno genere» – afferma.
Negli ultimi anni, realizza più di quanto avesse mai immaginato: nel 2024 viene nominata Pizzaiola dell’Anno negli Stati Uniti e invitata a tenere una masterclass alla Harvard University: «Ero emozionatissima, sono partita con mio marito, il primo mio figlio, il forno e la farina. E ho insegnato arte della pizza napoletana a centinaia di iscritti al corso di Science and Cooking». Nel frattempo, Michelin la nota e la inserisce nella sua prestigiosa Guida, mentre nella primavera del 2026 viene nominata come una delle “10 donne a cui guardare” secondo la New York Restaurant Association.
«Sono riconoscimenti che mi onorano, ma che servono a poco se restano egoriferiti. Voglio che possano essere d’ispirazione per molte altre ragazze che, come me, amano mettere letteralmente le mani in pasta».
Fare rete tra donne
«Quando ho iniziato questo lavoro – ricorda – non esistevano modelli femminili a cui guardare. Non c’erano donne nei concorsi ed eravamo pochissime anche nelle fiere di settore». Per questo, ha cofondato Women in Pizza, organizzazione no profit nata per creare una rete internazionale di supporto tra pizzaiole, imprenditrici e professioniste della filiera. Obiettivo: favorire le sinergie e la visibilità delle donne nel settore. «Dobbiamo fare rete, mettere insieme conoscenza, condividere le nostre esperienze, anche gli errori: solo adottando una visione aperta riusciremo a crescere» – ribadisce.
Un approccio che cerca di applicare ogni giorno anche nella gestione del suo team, con una leadership che definisce prettamente femminile, fatta di cura, ascolto e collaborazione. La stessa con cui è cresciuta lei, grazie all’esempio di sua mamma e sua nonna.
La pizza, come lo yoga
Mentre dal suo locale di Hell’s Kitchen, continua a vedere una New York che corre sempre più veloce, Giorgia guarda al futuro con una consapevolezza nuova: la città che le ha dato tutto potrebbe non essere la sua destinazione definitiva. «Se non fosse stato per New York non sarei la persona che sono oggi, ma sogno una vita più lenta e magari vicina alla famiglia. Chissà, magari rileveremo una fattoria nel cuore dell’Europa. Non in Italia, sono cambiata troppo per tornare a casa».
Intanto continua a fare ciò che ama di più: impastare. «Fare la pizza per me è come fare yoga. Quando lavoro l’impasto, ogni altro problema sparisce. Ritrovo il mio equilibrio e imparo ad aspettare. E so che se lavoro bene, con i tempi giusti, la pizza sarà buona come quella che mangiavo da bambina».
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