
Dare spazio alle donne, «creature meravigliose e spietate, coraggiose e indomite, disobbedienti, anticonformiste, oneste e profonde che continuano a esistere nonostante tutto». L’attrice Anna Foglietta sale sul palco dell’Anteo Palazzo del Cinema di Milano, lo scorso 5 giugno, facendo luce sullo spazio ancora troppo risicato delle donne nel cinema: la serata è quella di ALF Premi Cinema, alla sua terza edizione, nell’ambito del Milano Film Fest. Un appuntamento biennale curato da Aimara Garlaschelli e Gaia Guarducci per valorizzare, sostenere e raccontare lo sguardo delle donne nel cinema, nell’audiovisivo e nella pubblicità. «Sappiamo di appartenere ancora, troppo spesso, alla categoria dei soggetti vulnerabili – afferma Foglietta – Sappiamo che alcuni spazi ci vengono concessi perché qualcuno è costretto a concederli. Ma noi quelle briciole le prendiamo. E le trasformiamo in torte». Insieme a lei, la regista e sceneggiatrice Margarethe von Trotta e la cantante Nada.
«Nessun diritto acquisito è imperituro»
È proprio una frase di von Trotta a fare da filo conduttore del discorso di Foglietta: «L’emancipazione è un processo che coinvolge le generazioni, non gli individui. Non si può avere tutto, tantomeno tutto e subito». Di questa dichiarazione, ha spiegato l’attrice, «mi piacciono soprattutto due cose. La prima è che ci invita a percepirci come collettività, come comunità, come moltitudine. La seconda è che ci ricorda che non bisogna avere fretta. Il tutto non arriva mai subito. E soprattutto non arriva una volta per sempre.» Un monito declinato in prospettiva: «La storia ci ha insegnato che nessun diritto acquisito è imperituro. E che, se desideriamo davvero lasciare alle nostre sorelle e alle nostre figlie un’idea di mondo più giusta, dobbiamo tenere gli occhi aperti e conservare la voglia di fare».
I numeri: solo un’autrice su quattro
Le parole di Foglietta trovano conferma nei numeri. «Ad oggi si conta un’autrice su quattro, con una crescita media annua nell’ultimo decennio di +5% punti percentuali– spiega Maria Grazia Fanchi, direttrice di Almed – Università Cattolica e presidente della Fondazione Lombardia Film Commission – La presenza di un numero ancora limitato di sceneggiatrici nelle produzioni cinematografiche italiane restituisce uno scenario ancora profondamente segnato dallo squilibrio di genere. Alcuni segnali positivi vengono dalle professioniste di nazionalità non italiana impegnate in iniziative produttive nazionali.
Sebbene si tratti di una presenza esigua, essa è percentualmente il doppio rispetto a quella rilevata tra i professionisti (delle sceneggiatrici coinvolte nella realizzazione di opere italiane nel 2023 l’11% non ha nazionalità italiana, rispetto al 7% degli sceneggiatori)». Per provare a mitigare il divario in questo ruolo professionale, negli anni non sono mancate iniziative mirate: «Il divario di genere nelle imprese dello schermo è stato fronteggiato introducendo misure sia regionali sia nazionali volte a incentivare la presenza femminile nelle iniziative produttive – spiega Fanchi ad Alley Oop – Si tratta quasi sempre di premialità per i progetti che coinvolgono professioniste in uno o più ruoli. Tali misure sono importanti non solo per il contributo che danno alla crescita numerica della presenza femminile, ma perché portano la questione sotto il cono di luce, contribuendo a modificare le culture produttive e a generare così un cambiamento di lungo periodo».
L’anno scorso, ricorda Fanchi, il Bando Sviluppo di Lombardia Film Commission ha introdotto premialità volte a sostenere e promuovere la presenza di autrici e di professioniste della scrittura nei progetti produttivi regionali e nazionali.
Premio Donne Sceneggiatrici, vince “Stella Rossa” di Giulia Soncini
Per ampliare lo spazio delle donne nel cinema serve riconoscerne lo sguardo. Il Premio Donne Sceneggiatrici – dedicato quest’anno a Lucrezia Baccichet, giovane attrice e sceneggiatrice scomparsa nell’agosto 2025 – è stato assegnato a Giulia Soncini per la sceneggiatura “Stella Rossa”. Nato per valorizzare le voci femminili nella scrittura per il cinema e l’audiovisivo, il riconoscimento quest’anno ha raccolto oltre 260 candidature in meno di sei mesi: un dato che testimonia, secondo le organizzatrici, «il felice momento di fermento e creatività che sta vivendo il settore pur nelle molte difficoltà».
Le cinque finaliste, dopo un percorso di tre mesi di tutoring formativo, si sono contese il riconoscimento con storie che spaziavano dall’horror psicologico al dramma, fino alla teen-comedy: Giulia Betti con “Natale Criminale”, Elisa Di Francesco con “Alices Abgrund”, Rebecca Gatti con “Prima fila”, e Giulia Orati con Giada Ceotto co-autrice per “Viva Forever”. La motivazione del critico Enrico Magrelli per “Stella Rossa” descrive una sceneggiatura che lavora «con una scrittura misurata e precisa, tra le due epoche» – un’infanzia quasi inconsapevole e una giovinezza non pacificata -, usando «colori vividi per tratteggiare il ritratto di una donna che è condannata a crescere dagli eventi». Sullo sfondo, la guerra nella ex-Jugoslavia: storia che «permea la vita quotidiana, gli affetti, la curiosità e la paura della piccola Vera».
Merlant e Sciamma: una storia di corpi liberi e misoginia smascherata
Con l’obiettivo di promuovere la rappresentazione e la rappresentatività delle donne nel grande schermo, il Premio Miglior Film Europeo al Femminile è andato a “Le donne al balcone (Les Femmes au balcon)” di Noémie Merlant, co-sceneggiato con Céline Sciamma. Cinque i film finalisti, selezionati grazie alla collaborazione con l’Università IULM: “Alpha” di Julia Ducournau (Francia/Belgio), “Gioia mia” di Margherita Spampinato (Italia), “Il rapimento di Arabella” di Carolina Cavalli (Italia), “Le donne al balcone” di Noémie Merlant (Francia), “The Ugly Stepsiste” di Emilie Blichfeldt (Norvegia/Polonia/Svezia/Danimarca).
La motivazione della giuria, firmata da Cristina Battocletti, definisce “Le donne al balcone” «un film sorprendente che sa utilizzare il cinema fantastico – l’horror – unendolo al fantasmatico, e il thriller, piegando i generi con coerenza a una battaglia contro la violenza sulle donne, smascherando la misoginia strisciante e propugnando la libertà del corpo e la solidarietà femminile». In una Marsiglia arroventata dal sole, tre giovani donne fronteggiano la prevaricazione maschile in una storia che parte dalla commedia e arriva al thriller, con tre attrici – Souheila Yacoub, Sanda Codreanu e la stessa Merlant – che Battocletti descrive come «magnificamente fluide nel passare da uno stato d’animo all’altro».
Nur Casadevall vince il Premio Registe Europee
Il riconoscimento alla miglior regia femminile nell’industria pubblicitaria, ADV e formati digitali è stato assegnato invece alla regista Nur Casadevall. La giuria, presieduta da Stefania Siani (CEO e Chief Creative Officer di Serviceplan Italia e fondatrice del Premio Equal), ha premiato la sua capacità di trasmettere messaggi «con una sottile ironia» e una «visual identity accentuata con ispirazioni e contaminazioni dal mondo del ballo e dell’arte», rendendoli «accessibili e memorabili».
Un osservatorio, non solo una cerimonia
ALF Premi Cinema non è solo una serata di premiazioni. È, nelle intenzioni delle sue fondatrici, un osservatorio permanente sul lavoro delle donne nel cinema: un riferimento in cui dati, formazione, networking e riconoscimento si intrecciano. Quest’anno, nel programma del Milano Film Fest, ha trovato spazio anche la proiezione di “Rosa Luxemburg” (1986) di Margarethe von Trotta al cinema Cineteca Milano Arlecchino. Un film considerato «introvabile in versione italiana», riproposto in via eccezionale per l’occasione.
E, fuori concorso, “Cléo dalle 5 alle 7” di Agnès Varda, scelto dall’archivio di Cineteca Milano come esempio cristallino di uno sguardo femminile che ha fatto della libertà espressiva la propria cifra. Donne che scrivono, dirigono, guardano. E, nel frattempo, il numero di quelle che lavorano nell’industria cresce di cinque punti l’anno. Lentamente, ma cresce.
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