
Inserita da Fast Company nella prestigiosa lista delle “World’s Most Innovative Companies” del 2026, la LOVB (League One Volleyball) non è più solo una scommessa sportiva. È diventata un caso studio di business, finanza e impatto sociale.
Si tratta di una vera e propria “NBA del volley”: una lega professionistica femminile di pallavolo negli Stati Uniti, costruita come ecosistema integrato dal settore giovanile al professionismo. Ogni squadra pro è collegata direttamente ai club giovanili locali affiliati, con un modello che parte dal basso. La lega professionistica, che ha debuttato nel novembre 2024, un modello solo al femminile che punta a professionalizzare la disciplina negli Stati Uniti attraverso un sistema integrato, con l’obiettivo di colmare un ritardo storico. Tra le proprietarie della franchigia di San Francisco, che farà l’esordio in campionato nella stagione 2026/2027, c’è anche un volto molto noto al volley italiano: Lindsey Napela Berg.

Per il grande pubblico è la palleggiatrice due volte medaglia d’argento olimpica che, tra il 2004 e il 2012, ha lasciato un segno indelebile nel nostro campionato vestendo le maglie di Pesaro, Novara e Villa Cortese. Per me, Lindsey è l’amica con cui ho condiviso il campo a Pesaro: io capitana, lei l’alzatrice arrivata dagli Usa per spostare gli equilibri.
Oggi, a distanza di anni, ci ritroviamo a parlare di come quel gioco sia diventato un asset economico globale, capace di generare 191 milioni di visualizzazioni aggregate sui canali social nella fase di lancio e nella stagione inaugurale, attirando i giganti della finanza sportiva.
L’amore ritrovato tra Pesaro e San Francisco
Il legame tra Lindsey e l’Italia è profondo. «L’Italia è stata speciale», mi racconta. «Avevo perso l’amore per la pallavolo dopo le Olimpiadi del 2004. Giocare a Pesaro con te e Marcello Abbondanza mi ha fatto tornare la passione. Lì ho capito quanto sia speciale essere una professionista». Quella scintilla, nata nelle Marche, oggi alimenta una rivoluzione oltreoceano.
Proprio per questo, Lindsey non ha dubbi su quale sia il percorso formativo ideale per una giovane promessa: «Consiglio sempre alle ragazze americane di andare a giocare in Italia. È lì che impari davvero la tecnica, la disciplina e la pressione del professionismo. Senza quell’esperienza, non sarei la donna e l’imprenditrice che sono oggi».
«Ho sempre sentito il desiderio profondo di restituire al volley quanto di favoloso ha fatto per me», confida Lindsey. Sebbene sapesse che la panchina non era il suo destino, l’incontro con LOVB è stato un colpo di fulmine: si è letteralmente innamorata del progetto, decidendo di investirci già nel 2022. La svolta definitiva è arrivata nel 2025, con l’occasione di diventare una delle proprietariedella franchigia di San Francisco, colta al volo dopo essere entrata in contatto con il gruppo di maggioranza della proprietà. «Mi hanno ispirata fin dal primo momento: ho capito che potevo fare da mentore e aiutare le atlete a crescere come persone, ma con un ruolo decisionale nuovo».
La “pipeline” dal basso: cos’è davvero LOVB
Per capire davvero la portata del progetto, bisogna partire da qui: LOVB non è solo una lega sportiva, ma una holding che possiede e gestisce l’intera filiera, dai club giovanili locali fino alle squadre professionistiche. Un modello di integrazione verticale unico nel suo genere.
A differenza delle leghe tradizionali, costruite dall’alto, LOVB ha lavorato per sette anni sulle proprie fondamenta prima di lanciare la lega pro, attiva da due anni. Oggi conta 77 club giovanili in 28 stati, con 22.000 atlete coinvolte.
«LOVB è speciale perché crea un ecosistema», spiega Lindsey. «Negli USA il volley è lo sport numero uno per le ragazze, ma non siamo mai stati bravi a creare icone. Le ragazzine spesso non conoscono nemmeno le campionesse olimpiche. LOVB cambia questo: oggi possono vedere le professioniste allenarsi nella loro stessa città e tifare per loro dal vivo ogni fine settimana».
I risultati lo confermano: match sold-out, merchandise che ha superato il milione di dollari e una finale vista da 1,1 milioni di spettatori il 18 aprile scorso.
Il fiuto degli investitori: da Wall Street al modello delle atlete-proprietarie
Che il volley sia diventato terreno di interesse per i capitali lo dimostrano i nomi coinvolti. La leggenda della NFL Peyton Manning ha investito nella holding centrale e, attraverso la sua Omaha Productions, cura la produzione e lo storytelling dei match.
La franchigia di San Francisco, invece, si distingue per una proprietà a netta maggioranza femminile. A guidarla sono leader del business come Jes Wolfe (fondatrice di Rebel Girls) e Chantal Preston, esperta di venture capital e scalabilità nel settore lifestyle, affiancate da un gruppo di “proprietarie-atlete” che rappresenta l’élite mondiale della pallavolo: oltre a Lindsey Napela Berg, ci sono campionesse come Alix Klineman (oro olimpico nel beach volley), Kelsey Robinson Cook e la stella coreana Kim Yeon-koung. Una compagine che riflette il dinamismo di un progetto capace di attirare investitori in numero massiccio e in continua crescita. Una combinazione di competenze imprenditoriali e esperienza sportiva ai massimi livelli che permette di mettere l’atleta al centro delle decisioni.
La scalabilità del modello è confermata anche dall’interesse dei grandi investitori: LOVB Austin, fresca vincitrice del titolo nazionale per la seconda volta, è stata la prima franchigia a passare dalla gestione centrale all’acquisizione privata. A guidare l’operazione, un consorzio capitanato da David Blitzer, figura di spicco di Wall Street e leader in Blackstone.
«Al Super Bowl abbiamo fatto un incontro tra i proprietari della franchigia di San Francisco: imprenditrici donne straordinarie, medaglie olimpiche e uomini che credono nello sport femminile. Ci coinvolgono molto, vogliono che ci sentiamo tutte proprietarie allo stesso modo», racconta Lindsey, che ha investito nel progetto fin dagli esordi nel 2022.
Verso Los Angeles 2028: lo sport femminile come asset prioritario
Il tempismo della scalata di LOVB punta dritto alle prossime Olimpiadi. Per Lindsey, vedere il suo sport occupare questo spazio non è solo un’emozione, ma la conferma di un trend analizzato dai dati globali di Deloitte. Secondo il report Future of Sport, il 65% dei leader sportivi mondiali identifica oggi nello sport femminile la «più grande opportunità di crescita dell’intero settore».
I numeri parlano di una crescita esponenziale: il mercato globale dello sport femminile d’élite ha generato oltre 1,28 miliardi di dollari di ricavi nel 2024, segnando un incremento del 300% rispetto alle valutazioni del 2021. In questo scenario, il volley si posiziona come uno degli asset più dinamici, attirando capitali che fluiscono nel settore a ritmi superiori rispetto allo sport professionistico maschile. La visibilità è garantita anche per il futuro: la lega ha siglato un accordo broadcast pluriennale con USA Network per trasmettere i match del mercoledì sera a partire dal 2026.
Welfare e diritti: un modello co-creato con le atlete
Diritti e parità in LOVB sono diventati pilastri operativi, definiti insieme all’Athlete’s Council. L’obiettivo è semplice: costruire programmi, calendari e benefit che rispondano davvero alle esigenze delle giocatrici. Il pacchetto di welfare è senza precedenti per il volley professionistico: salari competitivi integrati da contratti di marketing, assistenza sanitaria completa con congedo di maternità, supporto all’infanzia e programmi dedicati alla fertilità. Un approccio pensato per eliminare il conflitto tra carriera sportiva e vita personale.
Ma il progetto guarda anche oltre il campo. LOVB ha creato percorsi di sviluppo professionale per aiutare le atlete a costruire competenze utili nel post-carriera, trasformando l’esperienza agonistica in un trampolino verso ruoli manageriali o imprenditoriali. «A San Francisco vogliamo offrire mentorship per la carriera post-atletica. Vogliamo aiutarle a trovare lavoro o a crescere nel business mentre ancora giocano. Il mio sogno? Che tra 20 anni siamo ancora qui. Voglio che le donne non solo giochino, ma siano proprietarie delle squadre».
Vedere Lindsey guidare questa transizione chiude un cerchio iniziato anni fa, su un campo a Pesaro. Il futuro del volley è già qui. Ed è globale, ambizioso e guidato, sempre di più, dalle donne.
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