
Cambiare prospettiva. Guardare le cose in modo diverso da come il senso comune e la consuetudine potrebbero suggerire. Quando ci si trova davanti a una coppia in crisi (la propria, o una vicina), la strada che più di frequente si imbocca è: «Se proprio non va, separatevi/separiamoci».
Il libro “Come sopravvivere a un matrimonio imperfetto ed essere felici” di Elisabetta Ambrosi offre un’alternativa percorribile, in controtendenza, che previene – forse – l’extrema ratio del mandare il matrimonio (o il legame) a monte e parte dal concetto semplice, ma poco praticato, di provare a rivedere dinamiche e aspettative e rileggere il rapporto in maniera diversa. Ambrosi, giornalista e scrittrice, sempre attenta ai temi che riguardano il matrimonio e la famiglia, cerca di convincerci che sia più conveniente – qualora non sussistano situazioni di prevaricazione e violenza, come sottolinea molto spesso – rimanere insieme, sotto tanti punti di vista.
La dichiarazione di intenti che apre il volume è chiara: «È un piccolo saggio per raccontarvi un’altra posizione, per provare a vivere il vostro matrimonio (più o meno) così come è. Imperfetto, un po’ sbilenco, non del tutto riuscito, magari – almeno in apparenza, come vedremo – poco felice».
Tanti saggi in un unico saggio
I “consigli” di Ambrosi sono molto pratici e concreti, trasmessi attraverso un linguaggio e uno stile semplici e diretti, che esclude a priori l'”avvocatese”, tipico della narrazione dei rapporti al capolinea, e parla a tu per tu con tutte le coppie, non solo quelle in crisi. Capitoli brevi e molto ben organizzati in paragrafi chiari ed essenziali, che tracciano un percorso da seguire passo passo, un vademecum, «prima che arrivi la crisi». E angoli di discussione con professionisti legati alle dinamiche di coppia, che offrono approfondimenti su varie tematiche e che costituiscono brevi ed efficaci “saggi nel saggio”: l’amore romantico con la psicanalista junghiana Marta Tibaldi, la sessualità raccontata dal docente di psicologia e psicoterapia Paolo Gambini, l’avvocata penalista Brigida Gesta che focalizza l’attenzione sulla conflittualità e le incomprensioni alla base di tante separazioni, le finanze condivise e le relazioni che cambiano raccontate da due scrittrici, Azzurra Rinaldi (economista) e Simona Argentieri (psicoanalista) e un testo sull’egocentrismo, tipico dei nostri tempi, a cura della filosofa Roberta De Monticelli.
Abbandonare l’idea statica del matrimonio
Ambrosi ci guida in un percorso che invita a scardinare le convinzioni, il punto di vista sul matrimonio con il quale siamo cresciute, vuoi perché le nostre nonne e in tanti casi anche le nostre mamme hanno portato avanti un’idea patriarcale di legame, nel quale i desideri della donna erano messi a servizio dell’uomo, vuoi per la iperproduzione di immagini e storie (spesso costruite) di matrimoni perfetti, non è affatto semplice. Ci si deve esercitare a spostare lo sguardo, abbandonare l’idea di un legame statico nel tempo e godere, invece, del fatto che tutto cambia e noi possiamo e dobbiamo riscoprire la persona alla quale abbiamo detto “finché morte non ci separi”.
Il peso del passato
Possiamo partire dal nostro bagaglio culturale che ancora, a volte, “appesantisce” lo sguardo, lo limita. «Peggio del patriarcato c’è solo il patriarcato fallito». Non c’è niente da fare, siamo cresciute tutte (e cresciuti tutti) con un sottotesto per il quale dal maschio non ci si aspetti grande collaborazione, si dia per scontato che alcuni comportamenti che potrebbero essere oggetto di contenziosi e discussioni siano accettati obtorto collo. E invece dovremmo liberarci anche di quest’ultimo baluardo della cultura patriarcale, dell'”uomo di casa” ed esprimere, con educazione e rispetto, il disagio.
Il fronte economico
«La questione economica purtroppo non è secondaria, perché impoverirsi può essere un dramma reale». Tante coppie scelgono di non separarsi anche per l’impegno economico (di entrambi) che ciò comporta. A farne più spesso le spese sono le donne, i soggetti che nella maggioranza dei casi limitano i loro impegni professionali per dedicarsi ai figli o alla cura dei genitori anziani e quindi rinunciano a più alte retribuzioni, trovandosi poi a dover “dipendere” dall’ex marito o compagno. Quindi, costruire una base economica solida è fondamentale, ma anche pensare bene a questo aspetto prima di decidere di lasciarsi. Come rileva Maria Paola Mosca in questo articolo, se la moglie guadagna più del marito o è l’unica lavoratrice, separarsi diventa una scelta più concreta.
Corpi e desideri
«Ridimensionare l’importanza del sesso… impegnarsi nel fare cose interessanti, appassionanti, fuori dal matrimonio, togliendo al sesso quella centralità che forse potrebbe non avere». Sembra scontato, ma non lo è e sono tante le occasioni in cui il sesso (frequenza, qualità, modalità) diventa oggetto di discorsi fra amici, amiche, come se la salute di un legame dipendesse da questo “trattamento”. Da tabù a cartina al tornasole è un attimo. E quindi, si fa scattare la massima allerta quando l’intimità non è al centro del rapporto, quando si preferisce accoccolarsi sul divano. E invece, in un legame non più “giovane”, si può trarre soddisfazione piena nel condividere altri momenti, altre esperienze, liberandosi dal peso di quella vocina che continua a battere sullo stesso chiodo: «Se non lo fate abbastanza, poi va a finire che lui/lei cerca altrove».
I miti da sfatare
Riflettiamo sulla narrazione della coppia con la quale siamo cresciute, con principi che salvano, il matrimonio come unica meta della vita, sognati e immaginati fin da bambine. «Sbarazzarsi del mito dell’amore romantico-fusionale» è il consiglio. Non è detto che il fatto di essere sposati significhi dover condividere ogni cosa, dalle attività quotidiane, alle vacanze, e non è detto, anzi, è ormai un fatto appurato, che la passione, la voglia di condividere ogni respiro, duri per sempre. Quindi, è bene accettare di buon grado un’unione che dopo i primi momenti di farfalle nello stomaco deve trasformarsi in un legame diverso, nel quale ognuno eserciti la libertà perfino di non sopportare alcuni aspetti del o della partner.
Aiuta, allo stesso modo, «relativizzare la centralità del matrimonio nella vita; il matrimonio è parte della vita, non tutta la vita». Quando ci si sposa, si tende a considerare il matrimonio come “la” vita; così come quando ci si lascia, si vede la fine del rapporto come il fallimento di una vita intera. Invece l’autrice invita ad aprire lo sguardo, ampliare gli orizzonti e percepire lo stare insieme come una parte di una vita fatta di amicizie, passioni, la vita professionale, “altro” oltre la condivisione di una parte di percorso insieme.
Gli spazi dentro e fuori
«Cercare spazi dentro e fuori […] trovare maggiore spazio all’interno del matrimonio». Anche questa è una raccomandazione che vale la pena seguire: non smettere mai di coltivare le proprie passioni, le amicizie, anche al di fuori della coppia, uscire. Ma anche permettersi di cercare i propri spazi in casa, all’interno della coppia, avere desideri, pensieri da non dover necessariamente condividere. Sembra scontato, ma per molte coppie non lo è, e l’autrice fa bene a sottolinearlo.
«Provare a immergere la relazione in una rete di amicizie» è un tentativo che va nella medesima direzione. Un ritorno all’antico, quando si viveva in case molto grandi, insieme ai parenti, o in piccoli paesi, quartieri, realtà nelle quali si stava spesso tutti insieme, ci si sosteneva, ci si supportava nella gestione dei figli, ci si aiutava costantemente. Oggi le coppie sono sempre più sole, chiuse in appartamenti di palazzi nei quali non si conoscono nemmeno i vicini, e questo ne mina l’equilibrio. Dovremmo invece fare rete, avere attorno amiche e amici cin le quali e con i quali confrontarci, darci una mano con la gestione familiare, sentirci supportate nei momenti difficili e condividere la gioia di stare insieme.
La perfezione non esiste
Su un punto bisogna essere chiari: «Basta idealizzare, fin dal rito. Squadre di wedding planner affinché sia tutto perfetto in quello che per molti sembra il giorno più importante del cammino di coppia». «Spesso – scrive Ambrosi – cado in ipnotica osservazione di alcune amiche che su Facebook e Instagram parlano dei propri compagni in termini estatici, esaltano la fusione di corpi e anime, l’amore intatto dopo anni se non decenni». Due suggerimenti che vanno di pari passo.
La ricerca del Principe Azzurro da sposare, riporre nel rito stesso – e in tutto ciò che da lì in poi sarà – speranze di felicità, realizzazione, del sentirsi completi solo grazie alla dolce metà è un rischio. Perché castelli e principi esistono solo nelle fiabe, e noi dovremmo imparare a leggere con onestà non solo la persona con cui abbiamo deciso di trascorrere il resto dei nostri giorni, ma il vissuto reale di una coppia. Non quello che un certo tipo di cultura ci ha trasmesso o che i profili social ci restituiscono (pensiamo alla storia di una delle coppie più social dei nostri tempi, i Ferragnez, e di altre unioni simbolo raccontate in questo articolo da Federica Ginesu).
Ricordiamo sempre che alla base di ogni relazione, tanto più un matrimonio sano, c’è il rispetto. Come sottolinea Ambrosi, «il tema, in definitiva, è quello della cura. […] Tenere in mente l’altro, pensarlo, provare a intuire ciò di cui avrebbe bisogno, farlo sentire in qualche modo protetto».
Il matrimonio non è una discarica emotiva
«La coppia, la famiglia […] è un ecosistema complesso, fragile, che va protetto e tutelato. Evitiamo di buttarci dentro cartacce e l’immondizia emotiva, proviamo maggiormente a rispettarlo, a trovare altri modi per esprimere disagi e cose che non vanno». Lo spazio della coppia non è sacro, ma non è nemmeno lo “sfogatoio” dentro il quale riversare frustrazioni, rabbia, insoddisfazione, che non ha necessariamente a che vedere, sempre, con il rapporto. Trattare la coppia come un luogo da custodire, non sporcare, misurare le parole, le reazioni, pensando che dall’altro lato c’è una persona e non solo il punching ball, che ha guadagnato il ruolo per il solo fatto di essere moglie o marito e quindi indifeso/a. Il rispetto, prima di tutto.
Portiamo a casa, anzi, dentro casa, esercizi da praticare quotidianamente e tanti suggerimenti, che ci possono guidare in questo nuovo modo di vedere la coppia, e noi stessi. Quindi, buona lettura, e prendete appunti.
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Titolo: “Come sopravvivere a un matrimonio imperfetto ed essere felici”
Autrice: Elisabetta Ambrosi
Editore: Edizioni San Paolo
Prezzo: 16 euro
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