
Con il 2025 appena archiviato, è tempo di bilanci. A farlo, scegliendo Palermo come luogo simbolico di confronto, è stato il Terzo settore siciliano in occasione del 26esimo Happening della Solidarietà. Due giorni di incontri e tavoli di lavoro dedicati a welfare e inclusione, promossi dal Consorzio Sol.Co. – Rete di Imprese Sociali Siciliane, realtà nata a Catania ma attiva in tutta la regione da oltre trent’anni.
Un appuntamento che, più che celebrare, ha provato a leggere il presente. Il titolo scelto non lascia spazio a equivoci: “Allenare l’Inclusione: Tra Campo, Comunità e Digitale”. Un invito all’azione, prima ancora che alla riflessione.
«Scopo dell’evento – dicono gli organizzatori – è quello di intercettare le trasformazioni e di conseguenza aggiornare gli strumenti, i linguaggi e le competenze».
A Palazzo Comitini, sede dei workshop, il confronto si è articolato attorno a temi che raccontano le fragilità e le urgenze del nostro tempo: sport e inclusione, bullismo e cyberbullismo, digitale e welfare. Attorno ai tavoli, rappresentanti delle amministrazioni locali, docenti universitari, esponenti della società civile e dell’associazionismo, insieme a una rete ampia che ha coinvolto ANCI Sicilia, Confcooperative, Consorzio Nazionale Idee in Rete, Fondazione Èbbene, Sport for Inclusion Network, Federsolidarietà e l’associazione “Amici Le Vie dei Tesori”.
Al centro, inevitabilmente, quel Terzo settore che in Sicilia è diventato un partner imprescindibile per una Pubblica Amministrazione sempre più in affanno nel rispondere ai bisogni complessi dei territori.
Cooperative sociali, prossimità e territorio
Dal 1994, le cooperative aderenti alla rete Sol.Co. operano sull’isola offrendo servizi alla persona che vanno dal contrasto alla povertà estrema all’accompagnamento delle persone con disabilità verso l’autonomia, dalla prevenzione della devianza minorile alla promozione della legalità e della cultura. Un lavoro quotidiano che punta a costruire reti stabili e durature.
«Il sistema Sol.Co. – ci dice il presidente Sergio Mondello – è un sistema di cooperazione sociale fortemente strutturato. Sosteniamo le imprese che fanno parte della nostra rete, le affianchiamo, progettiamo e gestiamo insieme a loro i servizi e le azioni territoriali. L’Happening della Solidarietà è per la nostra organizzazione un luogo aperto al Terzo settore e alle istituzioni in cui affrontare le tematiche emergenti del welfare e guardare agli scenari futuri».
Una rete che, anche in Sicilia, dimostra di saper intercettare bandi e avvisi pubblici trasformandoli in progetti concreti per soggetti vulnerabili e famiglie in difficoltà, diventando al tempo stesso interlocutore qualificato per enti locali e amministrazioni, offrendo assistenza tecnica e formazione.
«Il Consorzio opera su tutta la regione attraverso le sue consorziate ma anche in partnerariato con altri enti, e questo proprio perché l’obiettivo è fare rete», spiega Sonia Benvenuto, responsabile dell’Ufficio Sviluppo.
«Le azioni sul territorio sono declinazioni degli assi su cui Sol.Co. si scommette: dalla lotta alla povertà sanitaria e alle dipendenze patologiche a Palermo, in collaborazione con l’ASP, ai servizi per l’housing e il co-housing a Catania; dall’inclusione delle persone con disabilità e dal contrasto alla povertà educativa tra Ragusa e Siracusa, all’accoglienza dei minori stranieri non accompagnati a Messina. E ancora: welfare culturale nel trapanese con il Polo Formativo per l’inclusione socio-lavorativa, progetti nazionali come il P.I.P.P.I. a Enna, nuovi spazi multifunzionali a Caltanissetta, fino all’accoglienza di donne e minori vittime di violenza nell’agrigentino».
La fotografia dell’isola
Il contesto in cui questo lavoro si inserisce è tutt’altro che semplice. A fotografarlo è l’Istat, che nel censimento delle istituzioni no-profit – edizione 2025 – ha coinvolto circa 60 mila enti. I dati più recenti, riferiti al 2021 e diffusi lo scorso settembre, parlano di 1.261 istituzioni non profit in Sicilia impegnate in progetti di innovazione sociale, su un totale di oltre 28 mila a livello nazionale.
I Report BesT sul benessere equo e sostenibile restituiscono l’immagine di una Sicilia collocata in classi di benessere basse e medio-basse, con valori inferiori alla media nazionale nella maggior parte degli indicatori. Solo 9 su 60 mostrano un vantaggio regionale, mentre 39 segnalano posizioni di svantaggio.
Il numero di enti no profit, pur in crescita rispetto al 2019, resta inferiore alle medie del Mezzogiorno e dell’Italia, con le sole eccezioni di Messina ed Enna. A questo si aggiungono i dati dell’Atlante della Fame in Italia, presentato lo scorso dicembre alla Camera dei Deputati: nel 2024 quasi 3 milioni di famiglie, pari a circa 6 milioni di persone, non hanno potuto permettersi un’alimentazione sana e bilanciata. Nei dati Eurostat sul rischio povertà, la Sicilia torna a comparire insieme a Calabria e Campania tra le regioni più colpite.
La fotografia della Caritas, contenuta nel report 2025, restituisce infine una povertà sempre più multidimensionale: «Il 41% presenta tre o più ambiti di bisogno (rispetto al 30% media nazionale); ai bisogni tradizionali – Povertà economica (81,7%) e Problemi di occupazione (64,1%) – si aggiungono le Problematiche abitative (21,8%), quelle familiari (19,9%) e di salute (19%)».
Guardare avanti
È da questo quadro complesso che si è partiti, anche all’Happening della Solidarietà. E a chiudere i lavori, tirando le fila e guardando al futuro, è stato ancora Sergio Mondello: «In questa edizione abbiamo voluto riaffermare il ruolo delle imprese sociali come “ponte” tra le persone, i territori, gli attori pubblici e produttivi, sempre alla ricerca di metodologie capaci di includere chi è più fragile e al contempo guardare allo sviluppo. Siamo convinti che la forza del Consorzio Sol.Co., che ci ha permesso di superare i 30anni di attività in Sicilia, sia la qualità del lavoro messo in campo da tutti i soci a cui si unisce un investimento costante su processi orientati alla sostenibilità e all’innovazione. Riteniamo che la chiave per lo sviluppo “dell’imprenditoria sociale futura” possa essere legata alla capacità di stringere alleanze, con un approccio basato sulla cooperazione e sulla creazione di valore condiviso; sulla propensione ad aprirsi al cambiamento per rispondere a bisogni sociali in modo efficace e migliore rispetto ai metodi tradizionali; sulla competenza intesa come capacità di comprendere e gestire le esigenze sociali, di valutare l’impatto delle proprie azioni e di sviluppare competenze professionali che coniugano il lato tecnico-economico con quello umano e sociale».
Un messaggio che suona come una dichiarazione d’intenti: allenare l’inclusione, oggi, significa non smettere di immaginare il futuro. Anche – e soprattutto – partendo dai margini.
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