Il numero di alunni con disabilità nelle scuole italiane è in costante aumento, ma l’accesso a insegnanti specializzati e ausili didattici rimane insufficiente. È quanto emerge dall’ultimo report dell’Istat sull’inclusione scolastica, che analizza la situazione nell’anno scolastico 2023-2024. I dati confermano quello che insegnanti, famiglie e associazioni che tutelano i diritti delle persone con disabilità denunciano da tempo e cioè la violazione quotidiana di un diritto fondamentale: quello di avere accesso a un percorso di formazione e istruzione adeguato e a un’integrazione scolastica garantita.
Quanti sono gli alunni e le alunne con disabilità
L’analisi evidenzia una crescita costante degli alunni con disabilità nelle scuole italiane. Nell’anno scolastico 2023-2024 si contavano 359mila studenti, pari al 4,5% del totale degli iscritti, con un aumento del 6% rispetto all’anno precedente. Guardando agli ultimi cinque anni, l’incremento è stato del 26%, con 75mila alunni in più.
La loro presenza è più elevata nella scuola primaria e nella secondaria di primo grado (5,5%), mentre è inferiore nella scuola dell’infanzia (3,2%) e nella secondaria di secondo grado (3,5%).
La popolazione scolastica con disabilità è composta prevalentemente da maschi, con un rapporto di 228 ogni 100 femmine. Tale evidenza è in linea con le statistiche epidemiologiche che da tempo evidenziano sensibili differenze di genere in vari disturbi dello sviluppo neurologico, tra cui i disturbi dello spettro autistico e i disturbi del comportamento e dell’attenzione.
Chi sono gli alunni e le alunne con disabilità
Il problema più diffuso è la disabilità intellettivav, che riguarda il 40% degli studenti con disabilità, quota che cresce nelle scuole secondarie di primo e secondo grado, attestandosi rispettivamente al 46% e al 52%; seguono i disturbi dello sviluppo psicologico (35% degli studenti), questi ultimi più frequenti nella scuola primaria (39%) e nella scuola dell’infanzia (63%). I disturbi dell’apprendimento e dell’attenzione riguardano quasi un quinto degli alunni con disabilità; entrambi sono più diffusi tra gli alunni delle scuole secondarie di primo grado (rispettivamente il 24% e il 20% degli alunni). Meno frequenti invece sono le problematiche relative alla disabilità motoria (9%) e alla disabilità visiva o uditiva (circa 7%), con differenze poco rilevanti tra gli ordini scolastici.
Il 37% degli alunni con disabilità presenta più tipologie di problema; in particolare, la condizione di pluri-disabilità è più frequente tra gli alunni con disabilità intellettiva (53% dei casi). Più di un quarto degli studenti (28%) ha un problema di autonomia, legato alla difficoltà nello spostarsi all’interno dell’edificio, nel mangiare, nell’andare in bagno o nel comunicare; la difficoltà più diffusa riguarda la comunicazione (21%) o l’andare in bagno (19%); meno frequenti appaiono le difficoltà nello spostarsi o nel mangiare (rispettivamente 13% e 8%). Tra gli studenti con problemi di autonomia, uno su cinque non è in grado di svolgere autonomamente nessuna delle quattro attività.
Quasi tutti gli alunni presentano una certificazione di disabilità o di invalidità (98%) che permette l’attivazione del sostegno scolastico. Inoltre, una quota marginale di alunni (1,3%) usufruisce del sostegno didattico pur non disponendo di una certificazione; si tratta spesso di alunni in attesa di certificazione o con problematiche borderline a cui la scuola decide di dedicare una parte delle risorse disponibilivi.
La situazione dei docenti
Perché la scuola sia occasione di crescita e formazione anche per gli alunni con disabilità è necessario che ognuno di loro sia affiancato da un insegnante preparato rispetto alle difficoltà dell’alunno e che conosco il tema della disabilità. Purtroppo ciò non sempre accade. Secondo il report dell’Istat le criticità maggiori riguardano proprio la carenza di insegnanti specializzati e l’alta discontinuità didattica.
Il 27% di questi docenti, pari a più di 66mila insegnanti, non possiede una formazione specifica e proviene dalle liste curricolari, con una maggiore incidenza nelle regioni del Nord (38%) rispetto al Mezzogiorno (13%) e nelle scuole dell’infanzia e primarie. L’Istat segnala però che rispetto all’anno precedente la quota di docenti non specializzati è diminuita dal 30% al 27%, «confermando un andamento decrescente che si osserva già a partire dall’anno scolastico 2019-2020».
Tuttavia, nonostante questo miglioramento, la continuità didattica resta un problema rilevante: il 57% degli alunni con disabilità ha cambiato insegnante di sostegno rispetto all’anno precedente, con picchi del 69% nelle scuole dell’infanzia e del 61% nelle secondarie di primo grado.
Poche ore e assegnazioni in ritardo
Continua a rappresentare un problema anche il ritardo nelle assegnazioni con l’11% dei docenti non ancora assegnati a un mese dall’inizio dell’anno scolastico. Anche il numero di ore di sostegno varia sul territorio, con un vantaggio per le scuole del Mezzogiorno rispetto a quelle del Nord, sebbene in quest’area si registri un maggior numero di ricorsi al Tar per assegnazioni ritenute inadeguate.
A supporto degli studenti con disabilità operano anche circa 80mila assistenti all’autonomia e alla comunicazione, con un rapporto nazionale di quattro alunni per assistente, che peggiora in alcune regioni come la Campania (7,5 alunni per assistente). Tuttavia, più di 15mila studenti (4,2% degli alunni con disabilità) necessitano di un assistente ma non ne usufruiscono, mentre quasi 5mila alunni (1,3%) avrebbero bisogno di un assistente igienico personale, con percentuali più alte nel Mezzogiorno (1,7%).
Questi dati evidenziano la necessità di aumentare il numero di insegnanti specializzati, riducendo il ricorso a personale non formato, il cui impiego è stato recentemente definito da una sentenza come “un trattamento discriminatorio” nei confronti degli alunni con disabilità.
La sentenza che potrebbe cambiare le cose
Lo scorso 18 febbraio, per la prima volta, un tribunale ordinario – in questo caso quello di Roma – ha pronunciato una sentenza che condanna il ministero dell’Istruzione per aver assegnato a un’alunna con disabilità un insegnante non specializzato. «C’è stato qualche precedente al Tar ma questa è la prima sentenza di questo tipo e auspichiamo che possa rappresentare una svolta in relazione allo tutela del diritto allo studio, all’istruzione e all’inclusività degli alunni con disabilità», commenta Maurizio Benincasa, presidente di First, la Federazione italiana rete sostegno e tutela che ha supportato la famiglia dell’alunna.
La vicenda ha riguardato una bambina che frequenta una scuola elementare di Roma a cui erano state assegnate, non solo meno ore di sostegno (18 ore su 22 richieste nel Pei, il Piano educativo personalizzato), ma le ore venivano svolte da due docenti di cui solo una aveva il titolo di specializzazione. «Il tribunale – ricostruisce Benincasa – ha accolto tutte le argomentazioni della famiglia e ha stabilito che la riduzione di ore e la mancanza di specializzazione di una delle due insegnanti rappresentano un trattamento discriminatorio “in grado di determinare un danno irreparabile nel percorso formativo”». Ministero e Ufficio scolastico devono quindi assegnare un docente specializzato all’alunna per tutte le ore indicate nel Pei.
Alle origini del problema
Il fatto che molti posti che dovrebbero essere riservati a insegnanti di sostegno specializzati finiscano invece per essere occupati da docenti senza alcun titolo specifico è un problema tutt’altro che recente. «Sono più di 10 anni che famiglie e alunni pagano il prezzo di errori di programmazione. In realtà – spiega il presidente di First – gli insegnanti di sostegno ci sono ma non sono distribuiti uniformemente sul territorio nazionale. In particolare ce ne sono in esubero al sud e al centro, mentre mancano al nord». Secondo l’associazione, il problema ha origine da un errore di programmazione commesso da diverse università del Nord Italia. Sollecitate dal ministero ad attivare corsi per insegnanti di sostegno al fine di soddisfare un determinato fabbisogno, queste università non hanno adottato strategie efficaci per raggiungere la quota concordata «creando così un buco – commenta Benincasa – che con il tempo è diventato una voragine».
Di conseguenza, soprattutto nelle scuole del Nord, i posti destinati agli insegnanti di sostegno vengono spesso assegnati a docenti privi di specializzazione. Questo avviene sfruttando un’eccezione prevista dalla legge 104 del 1992, che consente alle scuole, una volta esaurite le graduatorie dei docenti di sostegno, di attingere dalle graduatorie delle classi di concorso ordinarie. Si tratta però, come ha sancito l’ordinanza del tribunale di Roma, di una disposizione superata, sulla quale deve prevale il diritto degli alunni ad avere sempre un docente specializzato.
«La situazione – riflette Benincasa – deve e può essere risolta attraverso un dialogo tra ministero e università in modo da allinearsi sul numero di docenti che servono nelle varie regioni. Nel frattempo il ministero dovrebbe mettere mano al portafoglio e incentivare i docenti formati che risiedono al sud a trasferirsi al nord».
Pochi ausili e troppe barriere
La mancanza di docenti formati si traduce in danni che gli esperti definiscono incalcolabili. «Trascorrere il tempo con docenti privi delle competenze necessarie per stimolare e supportare adeguatamente gli alunni con disabilità compromette la loro formazione e può persino aggravare le loro difficoltà», precisa l’esperto.
Allo stesso modo, la mancanza di strumenti didattici adeguati può ostacolare la creazione di un ambiente di apprendimento realmente inclusivo. L’indagine Istat rivela che sebbene il 75% delle scuole primarie e secondarie disponga di postazioni informatiche adattate, quasi la metà delle scuole (46%) segnala una domanda insoddisfatta per carenza o assenza di tali strumenti, con una situazione più grave nel Mezzogiorno (53%). Inoltre, il 39% delle scuole che possiedono queste postazioni le ritiene insufficienti. Anche l’uso di tecnologie educative resta limitato: solo il 23% degli insegnanti per il sostegno ha frequentato almeno un corso di formazione specifico, e appena il 7% degli insegnanti curricolari utilizza strumenti tecnologici per predisporre materiali accessibili.
Un altro grande problema riguarda l’accessibilità fisica delle scuole. Solo il 41% degli edifici è privo di barriere architettoniche, con il Mezzogiorno che registra le percentuali più basse (37%). Ancora più critico è l’accesso per gli studenti con disabilità sensoriali, con segnalazioni visive presenti solo nel 17% delle scuole e percorsi tattili in appena l’1%. Queste carenze evidenziano la necessità di maggiori investimenti in tecnologie educative, formazione del personale e adeguamenti infrastrutturali per garantire un’istruzione realmente inclusiva.
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