Identità fake: arrivano le professioniste della reputazione

scritto da il 30 Gennaio 2024

Nell’epoca delle fake news, arrivano le professioniste della reputazione. Parliamo di “garanti” chiamate a misurare le competenze reali di persone fisiche e giuridiche attraverso un rating di affidabilità basato su un algoritmo “umanizzato”. La professione, del tutto nuova, potrebbe rappresentare un’opportunità preziosa soprattutto per le donne.

È a loro, infatti, che si rivolge il bando “Odg – Occupazione digitale giovani”, partito il 25 gennaio e attivo fino al 15 marzo prossimo: 214 donne d’età compresa tra 19 e 50 anni, sia disoccupate che inoccupate, ma anche dipendenti di operatori economici interessati ad accrescerne abilità e competenze digitali in funzione di migliori condizioni contrattuali, potranno candidarsi per partecipare al programma di formazione. A selezionarle e formarle sarà l’Università Lumsa.

L’algoritmo umanizzato

Il bando, sperimentale e gratuito, è stato ideato da Mevaluate Holdig e Crop News, le società che hanno sviluppato l’algoritmo alla base del meccanismo di valutazione dalla reputazione. L’intuizione arriva da Jacopo e Maria Vittoria Marotti e dal loro papà Eduardo, ceo di Mevaluate Holdig, ed è stata realizzata con un team internazionale di filosofi, matematici ed esperti di etica.

A partire da dati autentici, l’algoritmo consente di riconoscere eventuali false identità, inaffidabilità delle controparti o riciclaggi identitari, mettendo fine alla cosiddetta “ingegneria reputazionale”, per cui, a pagamento, è possibile migliorare o peggiorare la reputazione online di attività o persone.

«Ogni impresa, ente o singolo individuo può documentare la propria posizione penale, fiscale e civile, la propria attività lavorativa ma anche la formazione e il percorso di studi, ottenendo così il proprio rating» spiega Eduardo Marotti e aggiunge: «Il rating rappresenta una tutela anche per le donne, perché consente di conoscere eventuali precedenti per violenza degli uomini che frequentano».

Come diventare professioniste della reputazione

Per ottenere la qualifica da “professionista della reputazione”, bisognerà non solo essere selezionate dall’Ateneo Lumsa, ma anche sostenere il percorso formativo che prevede 224 ore di didattica, di cui 72 ore focalizzate sulle competenze digitali. Un ambito su cui, fino a oggi, le donne hanno mostrato non poche vulnerabilità. Meno del 30% delle donne in Europa, infatti, ha competenze digitali superiori a quelle di base[1]. Ma il futuro del lavoro è nel digitale e non acquisire queste skills, potrebbe portare le donne ad ampliare – anziché ridurre – il gap che già scontano sul mercato del lavoro.

Il bando riserva anche una quota di posti a 30 donne vittime di violenza, preselezionate dalle associazioni convenzionate (come Doppia Difesa e Telefono Rosa). Ogni candidata idonea beneficerà di 2.970 euro in formazione online e riceverà un tablet, una sim dati e uno smartphone da utilizzare durante il percorso di inserimento lavorativo di 480 ore realizzato in collaborazione con sette partner sostenitori del progetto quali: Agens Confindustria (che associa realtà come Ferrovie dello Stato, Atac Roma, Atm Milano, Anm Napoli, Amts Catania), Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili, Consiglio nazionale forense, Confcommercio Sicilia, Ordine Avvocati di Roma, Konsumer Italia e Ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili di Palermo.

Una volta acquisita la qualifica di professioniste della reputazione (RAM, ovvero Reputation audit manager Apart o RATER, Reputation and trust expertise representative Apart), le certificatrici saranno chiamate ad acquisire i dati su delega del soggetto che vuole farsi valutare, inserirli nella piattaforma, effettuare il rating e fare consulenza al cliente per la sua reputazione. Al momento, la professione è a numero chiuso: potranno operare in tutta Italia al massimo 12.000 RAM e 30.000 RATER.

Ridurre il digital gap

Il progetto, conforme alla normativa privacy ai sensi del Gdpr (articoli 6, 10 e 85) e legittimato anche da una recente ordinanza della Corte di Cassazione (prima sezione civile, numero 28358/2023, pubblicata il 10 ottobre 2023), è finanziato dal Fondo per la Repubblica Digitale con 635mila euro. Il Fondo, entro il 2026 impiegherà complessivamente 350 milioni di euro, per attivare altri progetti di formazione e inclusione digitale. L’obiettivo del bando e del progetto Odg è, infatti, ridurre il deficit di competenze digitali che affligge buona parte della popolazione, tra cui le donne, affinchè l’innovazione non diventi un’ulteriore causa di segregazione, ma anzi, possa abilitare nuovi progressi nella parità di genere.

Per candidarsi https://lumsa.it/it/odg

[1] Women in Digital 2021

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