E se il denaro non fosse più il modo migliore per misurare il valore?

scritto da il 18 Settembre 2020

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C’è una parola che mette tutti d’accordo e forse ci illude di star andando tutti nella stessa direzione. Questa parola è “valore”. E’ almeno da 30 anni che si dice che l’obiettivo delle aziende – e quindi delle persone che le compongono, e quindi dell’economia che esse compongono – è la creazione di valore. Poi si discute sulla destinazione del valore: per gli azionisti, per i clienti, per la comunità, per tutto il sistema degli stakeholder… ma il concetto di valore viene dato per chiaro e condiviso.

Saltando per un attimo la parte in cui ci diciamo “che cos’è” il valore, sappiamo che abbiamo imparato a misurarlo con un metodo quantitativo preciso e universale: il denaro. Il valore non è il denaro, ma il denaro ne è una misurazione. Pensiamo al Prodotto Interno Lordo e a quanto sarebbe difficile dirci che cos’è e come cambia di anno e in anno, se non potessimo misurarlo in euro o in dollari, mettendo così insieme mele, pere, case, salute, alimenti, scuole. Allo stesso modo, è la quantità di denaro che gli corrisponde a fornirci un indicatore del “peso” di un oggetto per qualità, durata, desiderabilità, disponibilità.

Così il denaro funziona come un’unità di misura, nello stesso modo in cui un metro misura le dimensioni.

Il denaro è un efficace linguaggio universale che semplifica e ci consente di capirci, di scambiarci quasi tutto ciò che è materiale e anche molto di immateriale, attraverso lo spazio e anche attraverso il tempo. Ma col passare del tempo, correggetemi se sbaglio, abbiamo iniziato a ragionare come se denaro e valore fossero la stessa cosa. Ed è comprensibile: il denaro è un’equivalenza comoda e veloce, perché dovremmo fare lo sforzo di passare alla traduzione successiva e preoccuparci di riconvertire le figure monetarie nel valore d’origine?

Prendiamo la misurazione fisica degli oggetti, pensiamo al loro peso. Tutto può essere convertito nel proprio peso. Ognuno di noi e ogni oggetto materiale “equivale” a un certo numero di grammi. Abbiamo anche un insieme culturale di credenze collegate al peso: alcune cose sono più bene accette se pesano di più, altre di meno. Alcune sono preziose perché pesano poco, altre lo sono per il motivo contrario. Lo stesso si può dire per le dimensioni: anche qui ogni cultura ha le sue regole implicite sul grande e sul piccolo, e sappiamo che cambiando geografia dovremo adattare il nostro sguardo (basi pensare alle dimensioni delle paste napoletane o delle porzioni di patatine fritte negli Stati Uniti). Ma nessuno mai penserebbe che un oggetto corrisponde esattamente al proprio peso o alle proprie dimensioni: peso e dimensioni ne sono una misura, non sono l’oggetto stesso.

Che cosa ne è stato del valore? Quand’è che la dimensione monetaria ha preso la sua strada in autonomia, diventando un assoluto?

Non abbiamo più sentito il bisogno di riconvertirla in ciò che avrebbe dovuto invece servire: il denaro era al servizio del valore, da quando ne è diventato la definizione? Sentiamo di persone il cui patrimonio vale miliardi di euro. “Misurano” più di interi Paesi. Ma è la misura di cosa? Da qualche parte dovremmo poter leggere che cosa “misura” quel numero di euro: quale valore reale c’è dietro. Invece non sembra possibile rimettere a posto l’equivalenza. Abbiamo capito che sono sette chili, ma sette chili di cosa? Abbiamo capito che dieci chili sono meglio di sette, ma dieci chili di cosa? Che valore abbiamo deciso che vogliamo creare e poi eventualmente misurare col denaro, adesso che abbiamo tutta la capacità tecnologica e umana per farlo?

history-in-hd-rhiit1q6gig-unsplashSe il valore è, per esempio, la sostenibilità del nostro pianeta e della specie umana, come si traduce in attività che posso poi misurare col denaro? Perché non c’è niente di male ad usare il denaro per misurare, se è il metodo migliore che abbiamo e se è in grado di misurare ciò che serve. Su questo, Bob Kennedy tempo fa aveva espresso qualche dubbio.

Potremmo in effetti ridiscutere la faccenda, ed eventualmente apportare dei correttivi per consentire al denaro di misurare meglio alcune dimensioni umane, naturali, possibili e sostenibili che al momento non coglie, come la quantistica sta facendo nella fisica? Ci è evidente, credo, che ciò che ha iniziato a sfuggire a questo modo di misurare il valore stia costando un po’ troppo a tutto il sistema. Non è facile fare un passo indietro sulle certezze lette nei libri di scuola, contraddire i padri della nostra economia, che però hanno vissuto in un mondo ben diverso dal nostro. Ma oggi, tra tante incertezze, ci è chiaro che occorre ricominciare a domandarci e a definire che cosa è per noi “valore”. Ricordandoci che il denaro può anche esserne la misura, ma non la sostanza.

Ultimi commenti (2)
  • Pietro Cavalli |

    E’ un grande invito alla riflessione questo di Riccarda Zecca, e credo che non dovremmo cadere nella tentazione di sostituire ad una grandezza misurabile come il denaro, una diversa ma sempre definita.
    Il problema a mio parere parte dal cambio di prospettiva, e adottare una nuova percezione di quello che guardiamo e come lo guardiamo. Per dirlo in altre parole, pensiero di uno che di grandezze (e non solo) aveva capito molto “Non tutto quel che conta può essere contato, e non tutto quello che contiamo alla fine conta veramente” A. Einstein

  • Michael |

    Quali sarebbero allora i valori da considerare per dare una misura?