Miriam Sylla: “Accanto a UNHCR per dare un’istruzione ai bambini rifugiati”

scritto da il 02 Febbraio 2020

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Parisa è fuggita con la famiglia dall’Afghanistan 10 anni fa, all’arrivo dei Talebani nella città di Herat. Le ragazze che andavano a scuola rischiavano di essere rapite. Si è ritrovata in Iran e lì ha potuto tornare a studiare solo qualche anno dopo.

La storia di Parisa è solo una delle tante raccolte da UNHCR negli anni. Solo lo scorso anno scolastico sono stati 3,7 milioni i bambini rifugiati in tutto il mondo, che non hanno avuto la possibilità di andare a scuola. Per la sopravvivenza di un bambino rifugiato, la scuola è centrale al pari di una tenda dove ripararsi, del cibo o delle cure mediche, sottolinea il rapporto dell’UNHCR Stepping Up: Refugee Education in Crisis. Proprio per questo diventa fondamentale la campagna dell’agenzia Onu per i rifugiati lanciata dal 26 gennaio al 16 febbraio 2020 “Mettiamocelo in Testa“, che ha come testimonial Demetrio  Albertini, Giuseppe Bergomi, Alessandro Costacurta, Kwandwo Asamoah e Miriam Sylla.

miriam-sylla-per-unhcr-2020-sportwidePrestare la mia immagine per un progetto come quello a sostegno dell’istruzione dei bambini rifugiati è una scelta importante perché bisogna sposare la causa con consapevolezza e responsabilità” spiega ad Alley Oop Sylla, che continua: “Con una semplice frase si deve essere in grado di informare e convincere a sostenere la campagna. Non è semplice. Il venire a contatto con questa realtà, vuol dire non solo impegnarsi al momento, perché non è una cosa che finisce lì. Per farlo ti devi sentire parte del progetto“.

E Miriam ha chiaro che non essere fra i ragazzini rifugiati è solo perché si è nati nella parte”gista” del nìmondo: “sarei potuta essere io una di loro, e non andando a scuola magari non avrei avuto sogni” sottolinea la campionessa, che aggiunge ricordando la propria infanzia: “Non mi piaceva andare a scuola, ma andare a scuola mi ha avvicinato allo sport, mi ha fatto apprezzare i viaggi e pensare che a dei bambini possa essere preclusa la conoscenza e quindi i sogni è per me una cosa inaccettabile“.

sylla-meme-ig-fbPer altro Miriam è un modello per molti bambini e molti ragazzi, quindi il suo impegno diventa ancora più importante per la portata che può avere il messaggio. “Ho tanti ragazzini che mi seguono e il fatto che loro ricevano questa informazione, anche se ora non possono fare niente, vuol dire che diventano consapevoli del fenomeno, potranno pensare di essere più fortunati e useranno al meglio le loro possibilità”. E Miriam è un modello a partire dalla sua famiglia: “Sono un modello per i miei fratelli, Coumba (14 anni) e Malik (12), già da quando eravamo piccoli. Mi prendevo cura di mia sorella già da quando ero piccola. E ance fuori casa mi sono trovata ad essere un modello già da piccola e diventarlo per le ragazzine che mi guardano non ha cambiato molto. Dare il buon esempio per determinate cose e trasmettere la passione per lo sport per me è naturale”.

La campagna lanciata da UNHCR, in corso fino al 16 febbraio, ha l’obiettivo di garantire ai bambini rifugiati in 12 Paesi – Siria, Iran, Ciad, Pakistan, Yemen, Etiopia, Malesia, Kenya, Uganda, Ruanda, Sud Sudan, Ciad, Sudan – l’istruzione, proteggerli dalla violenza e aiutarli a crescere e a superare il trauma della guerra e della fuga. E’ possibile sostenere la campagna “Mettiamocelo in Testa” con una chiamata da rete fissa o un sms al numero solidale 45588.

miriam-sylla-2Tornando a Sylla, ha le idee chiare su come un campione si debba comportare anche fuori dal campo: “Gli sportivi non hanno motivi validi per tirarsela, non hanno super poteri. Quando vincontro qualcuno che ha fatto tanto nello sport ma poi non si comporta in modo adeguato fuori dal campo, mi scade. A me capita, dopo le partite, di incontrare fan, ce magari tremano nel parlarmi. Allora passo più tempo ad abbracciarli che a firmare autografi

Lo scorso anno è stato pieno di soddisfazioni sportive per Miriam, sia con la squadra di club con la quale ha conquistato la Coppa del Mondo in Cina, sia con la Nazionale che, dopo la medaglia d’argento ai Mondiali, ha portato a casa il bronzo agli Europei. Ma questa è stata una settimana particolarmente intensa perché con il Conegliano ha affrontato quarti e semifinale di Coppa Italia per arrivare oggi, domenica 2 febbraio,alla finale vinta contro Busto Arsizio per tre set a zero. “Stiamo facendo bene in campionato, ma bisogna sempre essere concentrati. La voglia di vincere è tanta. Siamo affamate ma bisogna avere più fame degli altri” sottolinea Miriam, che per prepararsi a livello mentale passa il tempo con le compagne. “In genere prima delle partite importanti dormo poco. Mi rilassa anche solo fare una cena o un pranzo con le compagne. Passiamo tanto tempo insieme e questa è la forza del nostro gruppo. Dopo il giorno di riposo, tornando siamo contente di rivederci”. E fra le altre un rapporto speciale la lega a Paola Egonu (con cui ha pranzato in settimana in vista dei quarti): “Per me è come fosse la mia sorellina più piccola. Fra noi non c’è falsità. se mi deve dire no mi dice no e io faccio lo stesso. E’ questo la forza della nostra amicizia“.

grg_1245Certo che il Campione del Mondo a dicembre a Shaoxing in Cina, con 5 vittorie su 5 gare e un’epica rimonta in semifinale con il Vakifbank campione iridato in carica, è qualcosa che resta nell’albo dei ricordi più belli: “Vincere con questa squadra è qualcosa di incredibile. L’emozione più forte è stata recuperare da 14 a 3 e andare a vincere. Io ero in panchina e vivevo l’emozione da fuori: Paola in quel caso si è caricata sulle spalle uno zaino pesante ed è come se avesse detto se mi aiutate a portarlo io me lo carico“.

grg_1384Gli obiettivi per il 2020 sono chiari: Coppa Italia, scudetto, Champions. E poi ci sono le Olimpiadi. “La maglia della Nazionale pesa perché rappresenti un’intera Nazione. Sei uno dei giocatori scelti per scendere in campo. Alle Olimpiadi di Tokyo incontreremo tutte le squadre più forti. Siamo nel girone della morte con Cina (che detiene il titolo olimpico), Russia, Argentina, Turchia e Stati Uniti. Io ho avuto un po’ di perplessità all’ufficializzazione delle nostre avversarie, ma Paola mi ha detto: “Sono contenta, andiamo a giocarcela con le migliori“.

Ma come si fa ad esorcizzare il pre partita? “Io ballo, mi scateno davanti allo specchio con hip hop, reggaetton e afro“. Per far ballare poi le avversarie una volta in campo.

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Ultimi commenti (3)
  • Monica D'Ascenzo |

    Ha ragione! Grazie

  • Monica D'Ascenzo |

    Ha ragione!

  • Francesca |

    Una bella persona e una iniziativa importante alla quale non mancherà il mio piccolo contributo 🙂
    https://dona.unhcr.it/campagna/mettiamocelo-in-testa/

    …Avrei solo una curiosità, una domanda all’autrice.
    Dall’articolo risulta chiaro che nè Miriam Sylla nè l’iniziativa alla quale contribuisce attivamente, discrimina per sesso i bambini rifugiati, relativamente all’aiuto fornito in termini di opportunità di istruirsi in un luogo sicuro. Del resto, una pratica simile, non solo sarebbe completamente estranea all’iniziativa dell’UNHCR citata nell’articolo, ma sarebbe a dir poco indecente se si usasse un criterio simile di selezione su bambini profughi di zone di guerra.
    Come mai il titolo è:

    ‘Miriam Sylla: “Accanto a UNHCR per dare un’istruzione alle bambinE rifugiatE”’ ?

    Non sarebbe il caso di correggerlo, anche solo per aderenza ai fatti?