Psicologi, dopo 20 anni torna una donna alla guida Ordine della Lombardia

scritto da il 23 Gennaio 2020

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Dopo 20 anni una donna torna alla guida dell’Ordine degli Psicologi della Lombardia.Lei si chiama Laura Parolin, ha 48 anni ed è appena stata eletta alla Presidenza dell’Ordine degli psicologi della Lombardia, il più grande come dimensioni e come numero di iscritti in Italia insieme al Lazio. Non è dunque una “prima volta” (come erroneamente scritto in una prima versione di questo post) ma un ritorno, dopo la presidenza di Wally Capuzzo, presidente dell’Ordine degli Psicologi Lombardia dal 1996 al 1999. Parolin arriva alla guida di una comunità che di donne è fatta per oltre l’80%.

Parolin è professoressa associata presso il Dipartimento di Psicologia dell’Università degli Studi di Milano Bicocca, si occupa prevalentemente di psicologia clinica e, nel suo nuovo incarico, si propone di aumentare la consapevolezza sulla disparità di genere tra gli iscritti all’ordine. E, nella sua opinione, è proprio sulle donne che occorre fare un gran lavoro di sensibilizzazione.

L’Ordine nazionale degli psicologi conta oltre 108mila iscritti in Italia (quasi 20mila sono in Lombardia, l’Ordine regionale più grande subito dopo il Lazio), di cui circa l’83% sono donne.

Molti Ordini regionali hanno rinnovato il direttivo alla fine del 2019 e con le ultime elezioni è aumentata la rappresentanza femminile in ruoli apicali: siamo infatti passati da 7 a 9 presidenti regionali donne, che sono oggi alla guida in Lombardia, Liguria, Toscana, Marche, Basilicata, Sicilia, Sardegna, Trento e Bolzano.

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Laura Parolin, presidente dell’Ordine degli psicologi della Lombardia

In una ricerca realizzata dall’Ordine nazionale nella professione, emerge la presenza di barriere e di discriminazioni legate al genere. Qual è il suo punto di vista su questo tema?
Questo realizzato dal Gruppo di lavoro sulle pari opportunità è un documento prezioso per la nostra professione. Quello che più mi ha colpito e mi ha fatto riflettere è che sono proprio le donne quelle che, nel rispondere alle domande, sottolineano una non parità, come se ci fosse una forte interiorizzazione degli stereotipi.

Le faccio un esempio: se si prende in considerazione il tema conciliazione, le colleghe si dicono soddisfatte della loro situazione. Andando a vedere però la loro realtà effettiva e soprattutto il riconoscimento economico si vede che non è adeguato a renderle autonome e a sostenere le loro famiglie.

La disparità salariale, anche questa presente nella ricerca, è quindi secondo lei una questione prioritaria da affrontare?
Assolutamente sì. Noto una confusione nel concetto di conciliazione: come se lavorando poco e guadagnando poco funziono perché riesco a conciliare tutto. Non può essere questo: è necessario un lavoro per aumentare la consapevolezza con particolare attenzione proprio al femminile.

Serve uno spazio di parola, una riflessione seria su questo tema che aiuti le colleghe in primo luogo ad aumentare la consapevolezza sull’importanza del raggiungimento dei propri obiettivi professionali. Da questo punto di vista la parità salariale deve essere il punti di partenza necessario per garantirsi una vera conciliazione. E’ la parità salariale che permette la crescita professionale e per raggiungerla serve una maggiore sensibilizzazione e conoscenza, soprattutto da parte delle donne.

Qual è la sua esperienza in questo senso?
Io ho sempre scelto di circondarmi di persone che mi hanno consentito di non essere mai in conflitto, di dover scegliere tra aspirazioni professionali e quelle della vita privata e questo mi ha permesso di esprimermi in maniera completa, sia dal punto di vista professionale che personale.

Va detto che la nostra professione viene spesso percepita prevalentemente come professione di cura, dimenticando che può svilupparsi anche in molte altre direzioni, che permette di ambire a ruoli apicali, a una professionalità ampia. Proprio questa dimensione di cura è quella che attira le donne verso una professione che, in realtà, può essere molto più sfaccettata.

Un altro elemento che emerge dalla ricerca, realizzata su un campione di 5.600 psicologhe e psicologi, è la difficoltà delle psicologhe nel gestire la propria progettualità professionale. In che direzione si deve andare secondo lei?
Bisogna riflettere sul concetto di progettualità per vedere come si possa applicare in maniera differente nelle diverse fasi di vita. E’ importante che le donne abbiamo tanti momenti diversi in cui possano organizzarsi professionalmente, pensate sulle fasi evolutive. Per far questo torno su un punto secondo me centrale: è importante pensare alla conciliazione agganciata a una reale indipendenza economica.

Cosa si propone di fare concretamente su questi temi?
Mi auguro innanzi tutto di poter lavorare in un contesto con un welfare migliore in Italia. Dal nostro punto di vista, insieme al nuovo Consiglio – a maggioranza femminile  -pensavo di mettere in cantiere un lavoro concreto e pratico che permetta di andare oltre il soffitto di cristallo. Insieme al comitato per le Pari opportunità stiamo pensando a iniziative di sensibilizzazione e formazione che, come dicevo prima, aiutino subito e in maniera sostanziale all’aumento della consapevolezza su questi temi. In particolare, nei prossimi 4 anni metteremo al centro il lavoro sulle progettualità buone realizzate, che dovrebbero favorire dei percorsi di carriera. Inoltre, faremo iniziative di formazione su stereotipi di genere ed educazione finanziaria, che rendano le colleghe sempre più attive e promotrici di altre e nuove iniziative.

Quali sono secondo lei gli ambiti in cui gli psicologi dovrebbero essere maggiormente coinvolti e le direzioni in cui l’Ordine è importante che si muova
Abbiamo concentrato il programma per i prossimi anni in tre macro categorie: la prima riguarda le azioni volte agli psicologi (per i quali il tema centrale è l’occupabilità) cion un progetto che valuta i benefici degli interventi psicologici in termini economici per la comunità. Un secondo macro contenitore riguarda la diffusione della cultura psicologica intesa come insieme di competenze, continueremo il progetto della Casa della psicologia ampliandolo su base regionale.

Una particolare attenzione la rivolgeremo al tema dei diritti, sul quale gli psicologi hanno molto da dire. Infine, l’ultimo punto ma che è anche la nostra specificità riguarda le questioni della deontologia e della tutela e in questo senso introdurremo un bilancio partecipato, in modo che i progetti possano partire dal basso e non siano imposti dall’alto.

Ultimi commenti (3)
  • Sardi |

    Salve..sono sardi..molto interessato..ai scienze humane..soprattutto psicologia.
    Sono lieto di scambiare qualche idee e punti di vista ;imparando e chiedendo informazione dai professionesti(e)grazie

  • Chiara Di Cristofaro |

    Buongiorno, ha ragione. Purtroppo il comunicato stampa dell’Ordine era così intitolato: “Laura Paolin è la nuova presidente dell’Ordine degli psicologi della Lombardia. Per la prima volta una donna alla guida dell’Ordine regionale”. Errore mio non aver verificato. In ogni caso, legga anche Parolin, che dice cose interessanti e molto sensate. Continui a seguirci e grazie per l’attenzione.

  • mario r |

    Come quotidiano lettore del “Sole” gia’ dagli scorsi anni ’80, senza nulla togliere a Laura Parolin, segnalo che all’Ordine Psicologi qui in Lombardia la “prima volta” risale al 1996, con la presidenza di Wally Capuzzo. Presidente dell’Ordine degli Psicologi Lombardia dal 1996 al 1999, anni in cui collabora con il Ministero delle Politiche Sociali per la stesura delle leggi, attualmente vigenti, sulla tutela dell’infanzia e della famiglia. Docente di Età Evolutiva nella Scuola di specializzazione Psicoterapia Psicoanalitica, Psiba – Istituto di Psicoterapia del Bambino e dell’Adolescente.