Lettera d’amore a Carlo, che vede il mondo com’è

scritto da il 15 Novembre 2019

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Se a tutti noi sembra di avere “un baule di parole” nascosto dentro, che ogni giorno riempiamo un po’ con pensieri che non trovano spazio per uscire – ma esistono ugualmente – per Carlo Ceci Ginistrelli questo è vero ancor di più.

Carlo è un ragazzo di 26 anni, vive ad Andria con la mamma e il papà. Carlo è anche autistico: il suo autismo gli impedisce di parlare. Ma Carlo ha scoperto di poter scrivere: la tastiera è una bacchetta magica che dà forma alla magia che c’è nella sua testa, e che fino a ieri era rimasta intrappolata, portandolo alla depressione e a pensieri disperati. Da pochi giorni, Carlo racconta i suoi pensieri in un blog (promosso e curato dalla Durango Edizioni) che è un segnale di vita lanciato verso lo spazio, ma anche verso il mondo.

Mi chiamo Carlo Ceci Ginistrelli. Ho 26 anni.
Sono un ragazzo con autismo che si esprime solo per iscritto grazie alla sua tastiera, ma le parole mi vengono e il mio pensiero corre limpido. Che bello riuscire a scrivere.
È molto bello sentire il mio pensiero fluido senza blocchi e senza lentezza dettata da paure.

Leggere i pensieri di Carlo è come guardare attraverso una finestra e scoprire la meraviglia che tutti, probabilmente, abbiamo dentro, ma che la maggior parte del tempo resta sepolta sotto una realtà che è troppo piena di altro: altro che non siamo noi ma che ugualmente ci definisce. Carlo, invece, è solo Carlo:

Potere, fare, dire, vivere: sono guidato da una serenità che aleggia su di me riempendo la mia vita piena di difficoltà di una leggera vena di speranza, di determinazione, di grinta. Mi sento felice di gareggiare nella lotta contro gli stereotipi del mio autismo. Ho voglia di scommettere, di provare a fare, a vivere la mia vita cercando di testimoniare la sua bellezza.
Poter pensare, che grande dono. Oggi ringrazio il mio Dio di darmi questa possibilità: pensare e poter scrivere i miei pensieri.

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La finestra di Carlo ci svela il dentro di un fuori che è troppo facile definire per minimi comuni denominatori. Carlo, infatti, non è “normale”, non è “come noi”. Includerlo, per la nostra società, vuol dire fare lo sforzo di immaginarlo più simile a noi. Invece Carlo ci rivela, grazie alla sua tastiera magica, che se siamo fortunati potremmo immaginare di assomigliargli noi un po’ di più: il nostro dentro al suo.

Tutti si chiedono come vivo io dentro un corpo che mi porta ad essere impulsivo e scoordinato.
Poi invece, mi sgorgano pensieri e parole che fanno di me un altro, una persona a cui piace riflettere, soffermarsi sulle sfumature che ci circondano e soprattutto sulla bellezza della vita.
Quello che mi ha bloccato finora non è stato il timore della pagina bianca, ma il timore della vita.
Poter riprendere a scrivere è un po’ riprendere il cammino della mia vita.

Stupendo poter pensare alla mia vita in cammino non più chiusa in una stanza piena di angoscia.
Vorrei cantare un alleluia ma non ho voce e allora scrivo!

Che fortuna, dice Carlo, poter pensare. Che fortuna non aver perso per sempre il mio baule di pensieri e di parole. Che fortuna la lentezza, che fortuna aver trovato una crepa nel guscio. Certo, non è stato facile, e continua a non essere facile, ma la finestra è un luogo attraverso cui Carlo vede e Carlo parla, per nostra fortuna.

Se non avessi la capacità di pensiero sarei un animale, un uomo fregato, un essere facilmente vulnerabile, un individuo nullo.
Per accettare il mio vivere ho pianto perché guardavo con invidia quello che mi manca: la voce.
Ho pianto per il dolore negli occhi di mia madre e nel volto di mio padre, ho pianto per il loro combattere inutile e per la loro dedizione instancabile.
Ho pianto il dover accettare di non essere autonomo.
Ho pianto.
Ho pianto cercando di uscire dal guscio opprimente di una vita da disabile.
Ho trovato una crepa in quel guscio. Ho tentato di romperla, allargarla. Ho cercato la luce. Ho cercato le parole.

La tecnica, la tecnologia, sono solo matite. Diventano magiche se a prenderle in mano è un poeta: salvano lui, ma soprattutto danno anche a tutti noi la possibilità di vederci diversi, attraverso gli occhi innamorati di qualcuno come Carlo.

Ogni parola che scrivo esce liberamente dal mio dentro e così la propongo a chi avrà la sfortuna di leggermi.
Tutto poi amerò.

Ultimi commenti (2)
  • pierluigi |

    sei un grande e ti auguri tutto il bene del mondo

  • Inchingolo Sabino |

    Potrei essere tuo nonno…forse da ragazzo ho lavorato per la tua famiglia raccogliendo le olive nel suo periodo…
    in contrada “”petrone””Carlo leggendoti mi hai arricchito e commosso…sono nato in Andria ma dal1963 abito a Como da ragazzo anni 70 avevo un gruppo musicale
    E mi esibivo nelle balere “”ora sono discoteche”” poi smisi
    di suonare…tuttora il gruppo da me formato tutti dinosauri””ultrasettantenni settimanalmete ci troviamo
    e ci dilettiamo a suonare e cantare …mi piacerebbe cantare insieme a te halleluia …sarei il “”dinosauro””
    Più felice del mondo…un grande ,grandissimo abbraccio.