#Unimpresadadonne, creare valore con l’economia della relazione

scritto da il 15 Aprile 2019

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Daniela Ducato ha immaginato un’economia dove non esistono sprechi. Bucce di pomodoro, eccedenze delle uve, sansa di olive: c’è chi in questi prodotti vedrebbe solo uno scarto, per Daniela Ducato invece sono risorse preziose. Con un’attenta osservazione di quello che la natura ci offre e lo studio dei materiali ecco che, scopriamo, il pomodoro restituisce un antiruggine, dagli scarti dell’olio d’oliva nasce un diserbante e da quelli del vino si ottengono pitture naturali per intonaci.

daniela-ducato-350x381Ducato è un’imprenditrice sarda che vive e lavora a Guspini, nel sud ovest dell’isola. Con spirito innovativo e amore per l’ambiente ha dato vita alla filiera “Edizero architettura di pace“. Lavora in team per la progettazione e la produzione di biomateriali ad alta tecnologia industriale che provengono esclusivamente da eccedenze vegetali, animali e minerali. Uno dei prodotti simbolo della filiera nasce dal recupero della lana a pelo corto. Per i produttori si tratta uno scarto di lavorazione e per la legge italiana va smaltito come un rifiuto speciale (e quindi bruciato ad alta temperatura in modo molto inquinante). Eppure le sue caratteristiche lo rendono un eccezionale isolante termico per l’edilizia e un ottimo disinquinante mangia-petrolio nel mare.

galline_libereDagli scarti della lavorazione della lana, si è passati a quelli di latte, legumi, vinacce e posidonia fino ad arrivare a produrre 120 materiali che oggi vengono impiegati in molti settori, dall’edilizia all’interior design, dalla geotecnica all’ingegneria del territorio. Tutti ricavati da sotto-lavorazioni di altre filiere e con prestazioni altissime.

Questa capacità di immaginare una seconda vita industriale per le eccedenze l’ha resa famosa in tutto il mondo: Ducato è considerata tra le donne più innovative d’Italia; il Wef – Women economic forum che ha collocato la sua Edizero nella top ten delle eccellenze tecnologiche mondiali e nel 2016 il presidente Sergio Mattarella l’ha insignita del titolo di Cavaliera della Repubblica. E fra qualche giorno, il 18 aprile, andrà in visita in Senato con Greta Thunberg.

Daniela Ducato si definisce una freelance. Nella filiera non ci sono legami di natura gestionale e lei non ha quote di partecipazione nelle aziende che vi appartengono. Tra loro le imprese sono unite da un senso etico condiviso e da pochi ma rigorosi principi di produzione, che lei stessa racconta ad Alley Oop: «La prima regola è non sottrarre materie prime in nessun luogo del pianeta. In secondo luogo, non usare acqua per la produzione, per evitare gli sprechi e non aumentare il volume del prodotto e quindi anche l’imballaggio. E ancora, non usare inquinanti tanto meno derivati petrolchimici. Quarta e ultima regola: finito di vivere, il prodotto deve tornare ad essere terra feconda o inerte». I vincoli sono un limite per lo studio dei prodotti? Niente a fatto perché, spiega, «seguendo queste regole si aprono scenari di innovazione straordinari. Si va a posare lo sguardo su ingredienti nuovi, su altre ipotesi di processi di lavorazione».

Essenziale però è poter lavorare in team dove circolano idee, si uniscono competenze e si scambiano – oltre che i punti di vista – anche le proprie fragilità perché «la parte sentimentale gioca un grande ruolo nell’innovazione e ogni giorno vanno dosati in modo equilibrato coraggio e paura. Se il coraggio ha la meglio si è troppo arditi e il pericolo è sbagliare. Un eccesso di paura invece è un freno. Sentirsi parte di una comunità aiuta ad avere un approccio più equilibrato e quindi concreto» dice l’esperta. Quando si parla di modelli produttivi, Ducato preferisce la definizione di “economia della relazione” a quella “circolare” . Perché questo ultimo termine sottende la produzione di uno scarto che poi qualcun altro dovrà preoccuparsi di smaltire mentre la relazione è basata su uno scambio. Anche umano. Produrre senza creare sprechi, oltre che un aspetto etico, porta con sé ma anche un messaggio di legalità perché, dice, «tutto ciò che è smaltimento non solo causa un problema ambientale ma diventa anche un business per la malavita. Non generare rifiuti, utilizzando sotto-lavorazioni, vuol dire sottrarre materiale che potrebbe finire nelle mani della criminalità organizzata».

56764451_404281860409457_5592770305337589760_nUn’economia basata sullo scambio è sempre stata nei pensieri di Ducato che per alcuni anni ha anche diretto l’Osservatorio nazionale sulle Banche del tempo, associazioni dove i cittadini si uniscono e fanno del “tempo” la loro valuta di scambio aiutandosi soprattutto nelle piccole necessità quotidiane, oltre ad averne creata una nella sua Guspini. Oggi l’imprenditrice continua a essere impegnata nel sociale attraverso la fondazione “La Casa Verde CO2.0” che si occupa di ricerca e alta formazione ed è impegnata nel progetto “Galline libere“. Un’idea nata ascoltando i bisogni dei piccoli abitanti del paese. «Qui l’80% delle persone ha uno spazio verde, anche piccolo, dove gli animali possono razzolare. Adottare una o due galline fa felici i bambini e ci aiuta ad abbassare l’emissioni di anidride carbonica legata ai rifiuti organici che gli umani producono e che possono diventare il loro nutrimento. Gli animali poi portano anche altri vantaggi: un esemplare aiuta a rendere fertili 50 mq di terreno in un mese e in una settimana sanifica due mq di terreno da blatte e scarafaggi che sono aumentate a causa dei cambiamenti climatici», racconta.Le galline inoltre provengono da aziende del territorio che le donano al progetto salvandole dalla macellazione.

lab_edizeroL’ultima lotta di Ducato è quella nei confronti della plastica, derivato del petrolio, che avvolge letteralmente la nostra vita: «ci vestiamo di petrolio e non ce ne rendiamo conto e quando compriamo un prodotto non riusciamo più a prescindere dal packaging. É vero, la plastica si ricicla ma la parola “riciclo” ci aiuta a legittimare tutto questo utilizzo. Stiamo semplicemente lasciano il problema a chi verrà dopo di noi. Ci sono settori come quello delle costruzioni o il tessile dove la consapevolezza deve ancora aumentare». Ci salutiamo con un augurio: «Il futuro è fatto di fibre naturali e fonti rinnovabili. Scegliamo di abbandonare il petrolio dalle nostre case ai nostri abiti o cosmetici, e scegliamo la vita».

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#Unimpresadadonne è il progetto che vede insieme AlleyOop, Istituto Oikos e AICS, Agenzia Italiana per la Cooperazione e lo Sviluppo, per raccontare l’imprenditoria femminile sostenibile. Segnalateci le storie di imprenditrici che coniugano business, sostenibilità ambientale e inclusione sociale. Le candidature vanno inviate all’indirizzo email alleyoop@ilsole24ore.com con le seguenti informazioni (*obbligatorio)

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