“Non puoi controllarmi il cervello mamma”. Ma se potessi?

scritto da il 25 Gennaio 2018

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“Non puoi controllarmi il cervello mamma”, diceva qualche anno fa mia nipote, di quattro anni, alla mamma che cercava di indirizzarla nella scelta di una maglietta da mettere. Per quanto tempo ancora sarà impossibile per un genitore “controllare il cervello” del proprio bambino? Non per molto. Su Nova 24 di domenica 14 gennaio venivano segnalati i recenti sviluppi dell’Intelligenza Artificiale e delle nuove tecnologie che presto saranno in grado di capire le nostre emozioni attraverso valutazioni biometriche e parametri fisiologici. Se non bastasse, guardate il secondo episodio dell’ultima, provocatoria e sempre appassionante stagione di Black Mirror, dal titolo “Arkangel”, peraltro diretto da Jodie Foster (attenzione, contiene spoiler!).

L’episodio ci mette a confronto con una situazione paradossale: cosa succederebbe se grazie a un tablet e ad un microchip potessimo seguire nostro figlio in ogni momento della sua vita? Tutto ha inizio in una bella giornata di sole, con una mamma e una bambina in un parco giochi: un attimo di distrazione e la piccola non si trova più. Le ricerche fortunatamente hanno esito positivo ma la donna, ormai in preda all’ansia, decide di sottoporre la figlia all’impianto di un sensore nella testa, prestandosi alla sperimentazione avviata da un’azienda locale. Grazie ad un tablet, oltre a disporre dell’esatta localizzazione della bambina, potrà finalmente seguire il mondo con i suoi occhi e proteggerla da ogni pericolo: dal rapimento alla visione della violenza tra coetanei e alla pornografia in rete, fino ad arrivare all’abbaiare di un cane dietro una cancellata. Nella definizione di “pericolo” rientrano non solo ogni situazione che l’adulto sappia essere tale, ma anche ogni stato di ansia che la bambina sperimenti, prontamente segnalato da un allarme rosso sul tablet. Il sensore, infatti, a partire da alcuni parametri fisiologici, informa la mamma su cosa stia provando la bambina e laddove sia presente uno stress, offre l’opportunità di “annebbiare” la sua percezione: quando questo accade, la violenza, la pornografia, persino il cane dietro la cancellata, agli occhi della figlia si trasformano in un blob informe e incomprensibile, perdendo ogni carattere minaccioso. Ci pensate? Niente più ansie per un rientro ritardato da scuola, niente più bisogno di controllare il suo cellulare per sapere se guardi siti vietati ai minorenni, niente più ipotesi su cosa stia provando, se qualcuno l’abbia trattato male, se sia intimorito o spaventato: grazie all’Arcangelo, mamme e papà potranno finalmente vedere il mondo come lo vedono i figli e conoscere le loro emozioni.

Ma torniamo all’episodio in questione. La piccola cresce, ignara di ogni bruttura del mondo. Finché un giorno il nonno quasi muore e la bambina non può fare nulla perché i suoi livelli di cortisolo si sono innalzati e i suoi sensi, automaticamente offuscati dal sistema, le impediscono di coglierne la richiesta di aiuto. Per fortuna il tablet della madre si illumina, consentendole di attivare un intervento. A questo punto la mamma, pur con molti dubbi, decide di archiviare l’Arcangelo in soffitta e con esso le sue abitudini al controllo. Da lì in avanti alla bambina – priva di “anticorpi” e di difese – il mondo si svela nelle sue ombre e nei suoi mali. Non ha mai parlato con la mamma di cosa significhi avere paura, non le ha mai confessato la solitudine nella quale i coetanei l’hanno relegata, non sa riconoscere un pericolo e proteggersi perché nessuno le ha insegnato a farlo. Un compagno di scuola si offre di aiutarla a recuperare il tempo e le esperienze perdute, compresa la visione di video violenti e pornografici nel Web. L’ormai ragazzina se ne innamora, scoprendo la sessualità e le droghe. Non vedendola rientrare, una sera la madre cede al richiamo dell’arcangelo e lo recupera dalla soffitta. Evitando di rivelare il finale, diciamo solo che in una escalation di paura e controllo, non si risparmierà per proteggere la figlia. Farà di tutto, tranne la cosa giusta: parlare.

Black Mirror amplifica e fa germogliare semi già presenti nella società attuale, perché sotto una lente di ingrandimento sia possibile guardarli e capirne le conseguenze. Protagonisti di questo episodio sono la genitorialità, sempre più preoccupata e ansiosa (e come non esserlo visti i pericoli di cui siamo circondati?) e il senso di solitudine che molti genitori vivono. Ma è anche la storia di una mancata gestione dell’ansia e di come sotto i suoi effetti, sia facile cedere alla tentazione del controllo senza accorgersi dei suoi limiti (non si potrà mai controllare tutto!), delle trappole e dei circoli viziosi che genera (“Se le cose sono andate bene è perché ho controllato! Devo controllare di più”), dei sensi di colpa e delle colpevolizzazioni (“Se è successo qualcosa è colpa mia. Altrimenti è della scuola, dello Stato, di Facebook, etc.), delle inevitabili conseguenze sui figli (imparano che il mondo è pericoloso e anche in adolescenza o nella giovane età adulta continuano ad aver bisogno della “scorta”). “L’Arciere vede il bersaglio sul sentiero infinito, e con forza vi tende, affinché le sue frecce vadano rapide e lontane”, dice Kahlil Gibran nella poesia “I vostri figli”. Ma l’ansia rischia di annebbiare la nostra visione a lungo termine.

Da un lato è sempre più evidente la difficoltà delle giovani generazioni nell’affrontare le situazioni critiche, dall’altro non si perde occasione per rimuovere ogni ostacolo dal loro percorso, privandoli della possibilità di sperimentarsi, di imparare a dare parole alle emozioni dolorose, di sviluppare strategie utili a prevenire e gestire eventuali pericoli.

I ragazzi non hanno bisogno di sentirsi impotenti e dipendenti, ma competenti e autonomi davanti alle situazioni. Non hanno bisogno di guardie del corpo ma di imparare ad esercitare l’autodeterminazione e la responsabilità. Recita un proverbio cinese: “Dare a tuo figlio una competenza è meglio che dargli mille monete d’oro”.

Il cambiamento è nelle mani dei genitori. Solo se, come figure educative, saremo in grado di rimetterci in discussione e di gestire meglio le nostre ansie potremo trovare il giusto equilibrio tra protezione ed esplorazione, sicurezza e libertà. Solo ritrovando il significato di parole come fiducia e speranza, potremo crescere bambini e adolescenti aperti al futuro, fiduciosi, capaci di avvicinare ciò che non conoscono e di proteggersi, anche chiedendo aiuto.

Ultimi commenti (1)
  • Giorgio Forresi |

    Brava barbara articolo interessante
    Apriamo la nostra visione sulle possibili conseguense a cui andranno incontro i nostri nipotini un nonno fg