Dimissioni delle mamme, le storie che ci avete raccontato

Cropped shot of a young businesswoman looking stressed out while working in an office

“Siamo così tante che possiamo definirci “classe sociale: donne lavoratrici che ad un certo punto hanno avuto figli”. Maria commenta così la valanga di commenti al post “Quel giorno di sole in cui sono andata a dare le dimissioni“. Commenti di donne che testimoniano come la perdita di lavoro dopo la gravidanza non è un’eccezione in Italia, ma un avvenimento ancora troppo frequente e spesso forzato. Una vera e propria classe sociale, un investimento in istruzione che va perso, come la fuga di cervelli italiani all’estero. Ci sono cervelli, talenti, capacità, epserienze e competenze che restano nel Paese, ma relegate fra le mura di casa perché ree di aver avuto figli.

Abbiamo voluto raccogliere in questo post alcune delle storie raccontate nei commenti, sul sito di Alley Oop o sulla pagina Facebook del Sole 24 Ore. Perché a leggerle così, una dietro l’altra, ci danno un quadro di quello che in Italia ancora non funziona perché talenti non vadano persi.

Elisa Vincenzi
Do le dimissioni a dicembre. Ho tre figli piccoli, un part time dalle 17.30 alle 21.30.. In sintesi, non li vedo se non un’ora la mattina per andare a scuola e 15 minuti quando li vado a prendere. Non ci sono a cena, né per la nanna, né per i compiti, né per giocare e sentirsi dire : ” mamma, ma tu ci manchi la sera”, mi ha devastata. Ho chiesto di essere spostata alla mattina, ho proposto anche un part time lungo, di 6 ore.. La risposta è stata : ” smettiamola di combattere contro i mulini a vento..”. Grazie alla meravigliosa multinazionale (corriere gls) per cui ho lavorato appena 17 anni. I miei figli, tutti i figli, meritano di godersi le madri e noi altrettanto.

Sandy de Giacomi
Mi sono dimessa dopo 14 anni…impiegata con due figli piccoli…3 anni e 1 anno….niente nonni e…orari lavorativi da Mattina a sera…non vado oltre!

AnnaMaria

io sedici anni fa vivevo con contratti di 12 mesi, una partita iva pseudo-dipendente. Quando con raccapriccio ho scoperto di essere incinta a quasi 37 anni sono stata colta dal panico. Ho pensato “qui non c’è soluzione ma prenderò tempo”: ho iniziato a fingere di non essere incinta. Tutto ha funzionato fino al quinto mese, poi evidentemente non mi hanno rinnovato il contratto …ho comunque lavorato facendo straordinari e senza fare alcuna assenza fino a tre giorni prima del parto.
Ma come prevedevo mi hanno lasciato a casa. Non c’era il bonus bebè e per mandare mio figlio al nido e riprendere a lavorare i primi anni non andavo neppure in pareggio….
Ora mio figlio è quasi un uomo, una persona bella ed intelligente, la vita che è beffarda, mi ha regalato a 43 anni un altro figlio maschio, io sono una libera professionista. Economicamente non è assolutamente gratificante, ma ho costruito un qualcosa insieme ai miei figli, che mi sono stati vicini negli alti e bassi della mia professione, mi sono tuttora di sostegno, quando le scadenze sono pressanti, quando faccio fatica ad incassare i miei compensi, quando devo frequentare i corsi per la formazione professionale obbligatoria. Per fortuna sono maschi, perchè in Italia essere donna non è facile.

Barbara

Io ho dovuto lasciare il mio tanto amato lavoro dove X anni avevo dato tutta me stessa, il perché? Due bambini ravvicinati e la moglie del capo che da casalinga prende il mio posto…sono stata insultata, messa in ridicola in una riunione preparata ad hoc davanti tutti i miei colleghi messa in mezzo come in una gogna e per mezz’ora fino a quando non sono scoppiata a piangere, a quel punto la moglie del capo (mamma di 3 figli) ha detto al marito che per il momento poteva bastare. Mi ero organizzata per il mio solito tempo pieno e invece no…part-time forzato di pomeriggio cosicchè non avrei mai potuto vedere i miei bambini se non il sabato e la domenica…ma no! Da adesso in poi il sabato mattina si lavorava. Mi hanno emarginata in tutto e per tutto e nessun collega avesse mai alzato un dito per difendermi. Beh dopo 4 anni non ho trovato altra soluzione se non le dimissioni volontarie…in compenso dopo 3 mesi abbiamo aperto io ed altre sue persone una ditta da soli e abbiamo guadagnato tantissimi dei suoi clienti… Mi godo i miei due bambini e la depressione non c’è più!!!

Francesco

Mia moglie, dipendente della mia stessa azienda, aveva chiesto il rinnovo del part-time 9-15, oltre ad esserle stato negato addicendo all’’impossibilità le era stato preannunciato il suo nuovo “ruolo”, ruolo con orari 7-19….. il capo filiale ha risposto esattamente come l’impiegata di Nuoro “il figlio è tuo ed è solo un tuo problema “… io maledico ancora quella persona fatta di ignoranza, arroganza e stupidità… ma questa è l’italia…

Maria

Io che, per aver chiesto il part-time e poter seguire mia figlia che iniziava le elementari, ho subito un demansionamento. Sono stata PUNITA! Tutti promossi e Funzionari io impiegata! Perché chi ha il part-time per sei mesi, non può ambire alla promozione. Schifata , amareggiata e delusa mi hanno portato alle dimissioni volontarie, dopo un anno di mobbing verticale ed orizzontale. La libertà non ha prezzo e padroni! Non ho rammarico e neppure rimpianti ma, non è un mondo paritario per le donne.! Le pari opportunità sono una chimera in questa Italia, stanca e governata da ingiustizie. Ad maiora Mamme!!!!

Calamity

Entro in questa discussione al mio ultimo giorno di lavoro prima del congedo di maternità. Mi sento fortunata, anche se precaria, perché mi aspetteranno (così promettono) anche per questo secondo bambino. E al tempo stesso mi arrabbio con me stessa per il mio continuo “sentirmi fortunata” per cose che sono meno del minimo di quello che uno dovrebbe aspettarsi da un lavoro decente. Nonostante la paga ridicola, gli orari assurdi, le garanzie inesistenti… io mi sento sempre fortunata, consapevole che poter lavorare – e fare un lavoro che si ama – è ancora un privilegio per le mamme in questo Paese.

Anna

Anche io nel 2002 o firmato quel foglio con le stessa situazzione con un figlio di 5 anni e uno di8 mesi e non avevo nessuno a cui poterli lasciare mio marito xdoveva occuparsi di due lavori x portare la famiglia avanti.

Mara

Leggendo l’articolo mi sono immedesimata nella donna. Tanti sacrifici per un lavoro che amavo e amo tutt’ora , per un’azienda in cui credevo e mi sentivo parte di essa. Trascuravo la famiglia, tornando a casa tardi e stanca non avevo voglia di niente e nessuno. Mia figlia dai 7 mesi in poi seguiva il mio orario 7.30/18.15 , centri estivi, post scuola ecc. Ma dopo 25 anni dove ho dato tutta me stessa , dove ero in primis UNA LAVORATRICE e la famiglia e gli amici erano solo un mero contorno ; mi sono dimessa. Con dolore e dispiacere ma dovevo riprendere in mano la mia vita e la mia famiglia. Ora sono una Donna, una Moglie, una Mamma e una Lavoratrice.

Shua’a Jaramna

Leggendo le storie delle altre, mi ha fatto ricordare la mia storia, che tristezza questa realtà italiana. Io, un giorno prima del compimento di un anno della mia seconda figlia, sono andata all’ispettorato per dare le mie dimissioni, volontarie, non sono mai volontarie, non partono dalla volontà di stare senza lavoro, di dimettersi da un lavoro a tempo indeterminato, perchè sei costretta, non puoi con il secondo figlio, non sei la figura ideale che cercano, ti dicono che hai altre priorità, ovviamente una donna poi sola, si trova costretta a prendere le sue decisioni “volontarie” ecco ho scelto di stare con i miei figli e seguirli finche ho potuto, al costo di trovarmi ora precaria a 42 anni ma fiera di aver dato il mio tempo a loro, non ne parliamo di tutte le porte chiuse in faccia per chiedere lavoro, appena sentono che ci sono dei bimbi, ti dicono ci dispiace ect. ora che i miei figli sono di 6-8 anni sono di nuovo alla ricerca di un lavoro stabile ma che mi permette di seguirli sperando di poter conciliare il tutto sempre.

Daniela Veronesi

Anch’io, come molte di voi, ad un certo punto ho dovuto rinunciare al lavoro per dedicarmi alla famiglia, situazione resa ancor più complessa da un trasferimento all’estero di mio marito. Non mi sono arresa, quando i figli sono stati grandicelli ho cambiato ambito, conseguito una laurea ed ora sono una partita IVA. Ora attendo l’ultima beffa, i miei contributi da lavoro dipendente non sono molti, quelli da indipendente scarsi, quindi non avrò diritto alla pensione e per come stanno andando le cose elimineranno anche la reversibilità (l’agganceranno all’ISEE, che poi è lo stesso). Dopo una vita di lavoro fuori casa e in casa h24, perché mandare avanti una famiglia è un lavoro impegnativo e non retribuito, sarà già molto essere autosufficienti e non dipendere dalla carità dei figli. Credo sarebbe almeno giusto richiedere il rimborso dei contributi versati e che non verrano usufruiti.

Alessandra

Grazie per questo articolo. Ci si sente meno soli. Avevo chiesto il telelavoro in periodo di allattamento, almeno un paio di giorni a settimana. Negato per non creare un precedente. Risultato: non mi sono licenziata, non ho chiesto nemmeno un giorno di maternità facoltativa (ed ero andata a lavoro fino all’ottavo mese compreso) perchè non potevo permettermi di non lavorare e perchè dopo tanti anni di studio e lavoro NON VOLEVO perdere il lavoro ma … alla lunga lo stress fisico ma SOPRATUTTO MENTALE ti travolge.

Nicole Teubner

Sembra esattamente la mia storia di circa 8 anni fa. Donna in carriera (per così dire), ex-pubblicitaria, marito (già con figlio piccolo), 3 figlie nostre, totale 6!! ….. impossibile gestire un lavoro “rigido” da ufficio e in parallelo una famiglia così impegnativa. Per fortuna, già da 2-3 anni mi ero – forse inconsciamente – preparata un piano B e quando sono stata “liberata” dal mio rapporto di dipendenza con il lavoro, ho finalmente potuto dedicarmi a creare la MIA impresa, indipendente e di successo, con il sistema del network marketing. Infatti oggi, gran parte del mio lavoro, consiste proprio nell’offrire a donne che si trovano in questa stessa situazione, una vera alternativa, con tanto di prospettive rosee e un gran bel futuro. Chi non ci crede, può contattarmi per saperne di più. Viva le donne!!

Loredana

Anch’io ho dovuto lasciare il lavoro, e comprendo e condivido quanto scritto nell’articolo sopra. Avevo due figli piccoli il marito sempre fuori per lavoro per giorni. Mi sono sentita sopraffatta da tanti oneri caricati sulle mie spalle lo stipendio d’estate quasi non bastava per pagare le babysitter…..Ho dovuto amaramente scegliere. Adesso dopo tanti anni con i figli grandi invidio le mie amiche che sono riuscite a resistere.Perche’ di questo si tratta di “resistenza” che si combatteva e si combatte quotidianamente in un paese dove mettere al mondo figli e’un problema.

Claudia

Io ora disoccupata per la seconda volta a 50 ho vissuto situazioni analoghe: dopo la seconda maternità rientro dal lavoro e non ho più né scrivania né un posto dove sedermi e tantomeno un lavoro, io impiegata di settimo livello vengo messa in archivio in cantina e dopo ripetute lamentele da parte mia mi viene proposto un lavoro in Sicilia inesistente peraltro ed io vivo a Como, era un chiaro messaggio: vattene le gravidanze qui non sono gradite! Il paradosso è che si tratta di un azienda che ora professa di dare spazio alle donne. Ma come la fenice sono risorta dalle ceneri, ripartita con un lavoro di più basso livello in una multinazionale ho lavorato 12ore al giorno sabato compreso con 2 figlie piccole e sono arrivata ad essere un quadro, apprezzata soprattutto dai colleghi della casa madre oltralpe. Ma eccomi qua ora dopo 14 anni in azienda x la quale ho tolto tempo a famiglia e alla mia persona che vengo messa da parte perché magari troppo costosa, meglio prendere un neolaureato sottopagato e così mi trovo a 50 anni disoccupata che risponde ad annunci senza mai avere risposta e che frequenta un corso di marketing digitale x ampliare le proprie competenze pensando di inventarsi qualcosa x risorgere dalle ceneri x la seconda volta. Ma noi donne “con le palle” ce la faremo, ne sono sicura! La storia è un po’ più complessa e travagliata ma ho cercato di sintetizzare il più possibile. In bocca al lupo a tutte noi!

Annamaria

Ormai è prassi….nn oso immaginare ciò che spetta a me…devo rientrare dopo un parto gemellare ed una bimba di due anni e mezzo …e già nn mi hanno voluto concedere ferie (che ho abbondantemente )insieme a congedo parentale….nn voglio neanche pensare cosa succederà quando a turno si ammaleranno e noi nn abbiamo i nonni vicino. …toccherà restare a casa e poi tornare a lavoro sotto sguardi minacciosi di chi pensa ” hai voluto i figli? Adesso da noi che vuoi? Il problema è solo tuo!!!”….. purtroppo viviamo in una società dove nn c’è posto per mamme lavoratrici e nn vi nego che, ultimamente, nn so più se la scelta di avere figli sia stata giusta….. sulle mamme pesano tante, troppe responsabilità e non sono giusti né corretti i comportamenti del mondo del lavoro (anche io 8 anni in un azienda dove ho dato tanto).

Paola

Sette anni nella stessa azienda pubblica a Lugano, CH. quando mia figlia ha dieci mesi e durante la maternità rimango incinta della mia seconda figlia. Dopo due mesi mi scade la maternità e vengo chiamata qualche giorno prima a colloquio dal mio capo che mi propone una promozione ed è felicissimo che io stia per rientrare. Per correttezza gli comunico di essere di nuovo incinta e mi sento dare della poco di buono e all’improvviso mi dice che al mio rientro al lavoro non si sa se avrò il mio posto di lavoro assicurato. Mi presento incinta al lavoro il primo giorno e trovo la mia scrivania occupata e mi destinano a tutt’altre mansioni e non più nel mio ufficio nè con l’incarico di prima, mi fanno passare dal lavorare 8-17.30 al lavorare a turni, compreso serale e festivi ignorando totalmente che io sia incinta e con un’altra figlia di nemmeno un anno a casa e cosa più triste per punizione mi fanno passare circa 20 volte al giorno attraverso una macchina ai raggi X. L’essere mamme significa essere un problema?

Francesca

E chi invece arriva alla triste decisione di dimettersi perché al suo rientro dalla maternità vede la propria scrivania occupata da qualcun altro, e rimane un mese a ciondolare per gli uffici prima di poter riavere un posto e un computer, senza poter più svolgere le mansioni che ha svolto per dieci anni, perché per te hanno previsto un ruolo ” nuovo ” che poi non è altro che lo scarto di quello che tutti gli altri non vogliono più fare…ma questa è un altra storia.

Sebastiana

Io sono diventata mamma a 20 anni, nessuno mi ha nemmeno dato l’opportunità di lavorare immaginatevi di dimettermi. Bastava che mi presentasse col pancione e che dicesse che ero mamma di tre figli…. oltre che nel mio paese di lavoro per raccomandazione o per conoscenza. Oggi a 42 anni con figli adolescenti invece sei fuori. Tranne per il lavoro in nero, quei part-time che con 250 euro al mese quasi quasi li devi ringraziare, perché ti danno l’opportunità di lavora, quello che non hai mai avuto.
Ancora oggi nel mondo del lavoro l’uomo ha sempre più opportunità. Ma il problema reale tra due coniugi è sempre che la donna deve occuparsi della famiglia e non l’uomo, e che lo stipendio dell’uomo è sempre più conveniente di quello della donna che di conseguenza sacrifica le sue aspirazioni.

Maria

Anche io lo ricordo bene il giorno, anzi i giorni perché ormai le dimissioni sono online e l’ho dovuta fare più volte. Anche io sono arrivata serena alla decisione non avendo in azienda alternative valide. Un bambino di 3 anni. Part time negato, costretta a occupare una sedia senza avere un lavoro effettivo.. è vero, compilare un modulo senza poter raccontare la verità.

Kiara Ruta

Ad una selezione per un posto di lavoro impiegatizio restammo io ed un uomo; chi selezionava mi disse che gli dispiaceva molto ma prendevano l’uomo perché io avevo una figlia di cinque anni e magari nel futuro avrei voluto cambiare lavoro per essere più vicina a casa ed accudire la famiglia.. Morale lavoro da più di dieci anni in una ditta ben più distante di quella da casa mia, ma quella discriminazione assurda vale solo per noi ad un uomo non lo direbbero mai.

Emanuela Solimeno
Ricordo ancora quando andai a firmare per le mie dimissioni, era fine gennaio del 2014 e piangevo di nascosto in metropolitana perché sapevo che quello sarebbe stato il mio ultimo “viaggio di lavoro”. È stato faticosissimo accettare che non potessi più lavorare perché i miei bambini avevano bisogno di me non essendoci soluzioni alternative. Ancora oggi mi manca il lavoro moltissimo e ho ripiegato l’attività professionale con progetti sociali di cui mi posso occupare nei momenti liberi. Tutte le volte che qualcuno mi chiede di cosa mi occupi e rispondo “faccio la mamma a tempo pieno” mi sento rispondere “ma è il lavoro più bello del mondo”… certo so bene che ci sono molte mamme che devono fare i salti mortali per far tutto e io invece posso dedicarmi “senza pressioni” ai miei figli, al tempo stesso penso a quanto avrei potuto ancora dare e fare in ambito professionale se avessi avuto l’opportunità di conciliare tutto.
Silvia Ceriegi
Anch’io mi sono licenziata in luglio. Ho un bimbo di 6 anni e uno di 2. Ho aperto partita iva e faccio la blogger a tempo pieno. Cioè. Quando loro sono a scuola. Il nido del piccolo costa 490 euro dalle 8 alle 13 e non avete idea di quanto io lavori in quelle poche ore, per far tornare il bilancio familiare e per essere meritatamente felice e soddisfatta.
Emanuele Viserbi
Mia moglie è proprio in quel 78% del 2016. Nessuna tutela per la maternità e, anche laddove ci sono norme scritte che dovrebbero aumentare tali tutele, queste vengono non rispettate o, ancora peggio, male interpretate dalla giustizia.
Elisa Bianchi
Eccomi!!!! Io sono una fra le tante che avrebbe voluto lavorare solo un paio di ore in meno x avere il privilegio di stare con i propri figli almeno qualche ora al giorno e non solo il week end ma a quanto pare chiedevo troppo e così, mio malgrado, ho rinunciato del tutto al lavoro. Sono felice della scelta che ho fatto ma lo sarei stata ancora di più se avessi potuto non annullare una parte di me.
Carla Siccardi
Vissuto sulla mia pelle…un momento indimenticabile, soprattutto quando ti ritrovi vedova, senza lavoro ed una modesta pensione di reversibilità e non puoi nemmeno sostenere i tuoi figli. Solo la fortuna di avere figli responsabili ti consente di andare avanti con dignità.
Jolanta Sad
Ho dovuto rinunciare al mio lavoro perché l’azienda dove lavoravo non è andata incontro alle mie esigenze di madre! Facendomi sentire una persona inadeguata e scomoda perché ho due figli! Lo trovò veramente ingiusto!! Il lavoro per una donna è importante non solo per la parte economica ma soprattutto per sentirsi utile e realizzata! Amo i miei figli e ho rinunciato volentieri per poter prendermi cura io di loro ma non sopporto la discriminazione nei confronti delle donne e delle mamme!!
Vincenza Bordoni
Ho dovuto lasciare il mio lavoro perché avendo 3 figli bisognava seguirli,ho provato a mettere una baby sitter ma andava via quasi tutto il mio stipendio,ero sempre nervosa e stanca e i nonni non volevano lasciare il paesello per venire a vivere con noi al nord.Ora i miei figli sono grandi e i nonni anziani e malati e mi viene chiesto di andare ad aiutarli……Mi dispiace ma io resto qui e mi pento di aver dovuto rinunciare al mio lavoro.
Stefania Scorsonelli
Io sono da sola con un bambino meraviglioso. Sono assistente di volo. La mia compagnia aerea chiude da un giorno all’altro la base nella mia citta’(“da un giorno all’altro” vuol dire letteralmente con “24 ore di preavviso”)e mi assegna un’altra base ad 1 ora di volo da casa mia. Devo prendere una casa li,a spese mie,1 automobile li,a spese mie,e iniziare a pendolare su e giu’ di continuo facendo anche 5 voli al giorno e dormendo 3 ore al giorno. Non ho i genitori. Come potrei farmi aiutare dato che vivo contemporaneamente in due citta’ e a fine mese ho zero lire e devo stare lontana da mio figlio che è tutta la mia vita oltre ad essere tutta la mia famiglia? Le mie colleghe in Olanda hanno l’asilo in aeroporto aperto 24 ore su 24.
Giusi Zingarelli
Avevo un ottimo lavoro,multinazionale americana operante nel farmaceutico,già dopo la prima gravidanza il mio capo mi osteggiò in modo vergognoso….sapevo ,tanto per citare un esempio,che nel primo anno di vita del bambino potevo non pernottare fuori…..lasciai perdere…amavo quel lavoro e per dimostrare che ero sempre operativa portai con me il tiralatte,giusto per non avere anche la mastite e perdere giorni in malattia!!l’inserimento al nido chiaramente non lo feci io e ricordo ancora i pianti di mio figlio quando la sera tornavo tardi e doveva andare via la tata….quanta frustrazione!!dopo arrivarono le mie due gemelle e quando avevano poco più di due mesi mi chiamo’il mio capo dicendomi che sarebbe venuto a trovarmi ….non mi fece gli auguri mi consigliò vivamente di licenziarmi !!!Oggi i miei figli sono autosufficienti ma io il lavoro l’ho lasciato…quasi 10 anni di contributi nella mia ex amata azienda e ora combatto come precaria nell’ambito scolastico.
Beatrice Trionfi
Ragazze io lavoravo full time in ufficio, impresa edile…. ho lavorato fino all’ultimo, in maternità ho lavorato da casa…. quando sono rientrata ho chiesto se potevo fare il part time…. dato che la mia busta paga era quella di un part time…. mi é stato accordato per un mese… poi mi é stata fatta la riduzione delle ore. Dopo 6 anni di disonorato servizio…. in cui sono marcita dal lunedì al venerdì dalla mattina alle 9 alle sette la sera!
Marika Tommaseo
Purtroppo anche io faccio parte della una percentuale di mamme che si sono licenziate, in un altro anno , ma l’ho fatto! mi godo i miei figli questo sicuramente, ma a me piaceva lavorare , realizzavo me stessa e sfruttato il mio potenziale. oggi non posso più farlo.
Mario Sommani
A mia figlia la ditta non ha concesso il part-time, pur avendo due bambine piccole; e meno male che ci sono i nonni a supportarla. Ma che tristezza x lei non esserci per tante, troppe ore. Lacune legislative e menefreghismo regnano sovrani; purtroppo!
Rosa Casalino
Dopo il primo figlio e, dopo due anni e mezzo, due gemelli, ho chiuso lo studio commerciale. Impossibile leggere il sole 24ore e conciliare il resto. Naturalmente non mi é spettata nessuna indennità. Ero una partita IVA! 
Pamela Trulla
E quando prima ti danno il part time….poi ti dicono di tornare a tempo pieno….oppure è meglio che resti a casa….qui non c’è più posto per te….meglio che resti a casa con i tuoi figli….e questo dopo 15 anni di servizio….
Rossin Fabiana
Anche io faccio parte delle mamme che hanno deciso il licenziamento per il cucciolo. ..quindi ora invece di essere una famiglia in tre praticamente siamo in 2 ….il papà deve lavorare il doppio e sta con noi proprio poco. . È QUESTO IL CONCETTO DI FAMIGLIA?
Silvia De Bari
Anche io ho dato le dimissioni x impossibilità di conciliare il mio vecchio lavoro con la mia prima figlia…..Dopo 12anni le mie difficoltà non erano un loro problema……
Valeria Monetti
Come scritto nell’articolo,ti portano lentamente alla porta…e se non ti licenzi tu ,perché da madre sai che stai facendo i salti mortali e i miracoli per riuscire a tenerti stretto quel posto che ti permette di vivere e mantenere i figli, ti licenziano loro con delle scuse che sono al limite della legalità! Questo perché non ci sono leggi che permettono alle madri lavoratrici di poter rendere più flessibile l’orario di lavoro….non si chiede di lavorare meno mantenendo l’intero stipendio,ma di fare le stesse ore degli altri magari iniziando 15 minuti dopo e finendo 15 minuti dopo,o giistrandosi la pausa pranzo… Ma si creerebbero precedenti! Questa è la risposta che ci si sente dire! E allora la soluzione è migliore è lasciarti a casa…
Gilda Gangemi
Sono mamma single, l anno scorso io e mio figlio di 1 anno vivevamo in una casa prestata riscaldata a legna, entrata a novembre non ho avuto modo di recuperare legna durante il periodo estivo, chiedo in comune se hanno qualche tipo d aiuto, risposta : signora si trovi un lavoro! Ruspndo grazie lo sto cercando la un part time la mattina non è un gioco da ragazzi..le offerte sono più serali e non ho nessuno a cui lasciare mio figlio. Risposta: beh non si può mica volere tutto perfetto come si desidera, bisogna adeguarsi.
Fabiola D’Agostino
Lo feci anch’io anni fa, ed ora vado avanti con contratti a termine o sostituzioni, ho solo quasi quarant’anni.
Savina Brussolo
Eccomi, costretta a dare le dimissioni neanche un mese fa, “causa” figli..
Elena Pedroncelli
La mia storia di aprile 2017…ma forse avrò la mia rivincita…..le mie bambine sono comunque la mia piu grande vittoria…..
Angelo Mogavero
La mia compagna una di queste.. dopo 10 anni di lavoro presso una multinazionale che non le ha voluto cambiare orario.. vergognosi! 3 bimbi piccoli.
Daniela Baroni
E’ stato l’errore più grande che ha commesso mia madre, rinuciare al suo lavoro per seguire figli e genitori anziani.
Sonia Rispoli
che stupidaggine…ti dimetti perché ti manca tuo figlio. Io l’ho fatto. Che balle galattiche…ci manca il lavoro.
Luana Di Giovanni
Nel mio primo lavoro dopo la laurea appena il mio datore venne a sapere che ero incinta mi tolse 100.000 lire dallo stipendio…in nero….. nel mio secondo lavoro premettendo che non mi assentai mai durante la gravidanza , il datore di lavoro un giorno chiuse la porta e mi disse che non avrei dovuto avere altri figli….
Cristiana Simoncini
Anch’io mamma con bimbo di 18 mesi…la ditta nn mi vuole concedere il p time…senza nessun valido motivo…sono disperata!
Maria Elena Schirone
Lo ricorderò bene quel giorno, sempre.
Alessandra Bartolozzi
Una gran rabbia che.nemmeno dopo 2 anni mandi via!
  • Nicoletta Di Pietro |

    Anche io ricordo bene le due volte, dopo i miei due figli, in cui ho dovuto chiudere col lavoro da libera professionista. La colpa è della ns Società ma anche degli uomini che abbiamo accanto. Loro tornano a lavoro e danno per scontato che sia normale che tu resti lì coi figli mentre si tirano dietro la porta di casa. Però poi quando ti separi vieni insultata e trattata come una profittatrice, perché hai bisogno dell’ assegno di mantenimento, ma allora sì che per noi donne è finita e il carico diventa al 100%
    Pesa sapere di essere una risorsa sprecata, per la Società e per noi stesse, perché la depressione certi GG prende, prende di brutto, e ti ritrovi a vergognarti perché a volte hai pensato di voler tornare indietro e non aver fatto le stesse scelte .

  • memole |

    Aggiungo la mia alla vostra esperienza. Lavoro da 13 anni per la stessa società. Ho avuto due bambini, 16 mesi di differenza l’uno dall’altro. Sono rientrata subito dopo la seconda gravidanza, lavorando da casa grazie al covid, e poi – finita l’emergenza – tornando in ufficio. Sono una pendolare. Impiego quasi due ore per arrivare in ufficio e altrettante per tornare a casa. Ho fatto l’errore di chiedere lo smart-working o il part time. I rifiuti, netti e ripetuti, sono piombati come massi. E tra qualche giorno sarò obbligata a chiedere il congedo parentale e poi le dimissioni se non voglio limitarmi a vedere i miei figli solo durante il fine settimana. Aggiungo che ci sono colleghi, amici degli amici, che lavorano da casa da anni o che hanno il part time, Ma io, ahimè!, non sono amica di nessuno. E il risultato sarà che a 40 anni dovrò tornare a mettermi in gioco per colpa di persone che non capiscono minimamente cosa voglia dire svegliarsi di notte con l’incubo di restare senza lavoro e senza dignità.

  • silvia |

    ho una figlia di quattro anni e con il problema dell’emilia romagna in zona arancione i miei suoceri nono posso venire a prendere mia figlia per portarla alla materna e io non posso portarla ne dai miei genitori che abitano in un’altro comune ne a scuola perchè inizio a lavorare presto.
    In questo caso posso dimettermi dal lavoro e avere la naspi?

  • Marta |

    Leggo e penso. Io mi trovo dall’altra parte del tavolo, sono chi da il lavoro o ci provo. Ho iniziato l’attività Un paio di anni prima di assumere una segretaria. Con la prima gravidanza in accordo con i soci, sempre molto disponibili, riesco a dedicare a mio figlio un mese intero prima di ritornare in ufficio Fulltime e lasciare il piccolo prima ai nonni e poi ai vari asili. La segretaria nel frattempo inizia a guardarmi male se ritardo 10 minuti, le cose vanno avanti così x un po’ di anni finché non peggiorano con la 2 gravidanza che praticamente comunico solo ai soci ma evito di farlo,finché non evidente,alla segretaria, brava professionalmente ma mancante di empatia. Ogni giorno una stilettata finché a 20 giorni dal parto, fisicamente esausta non le comunico che ho bisogno di riposo e dovrá iniziare a fare qualche ora straordinaria. Io lavoro fino al giorno prima del parto e dopo 1 settimana rientro in ufficio portandomi il piccolo ma inizio a prendermi qualche ora di permesso… il clima diventa pesante con lunghi musi se arrivò in ritardo o se non sono cordiale perché magari non ho dormito tutta la notte. Le cose vanno avanti i figli crescono si ritorna ad una pseudo normalità finché a distanza di anni è lei a dirmi che è incinta, a 6 mesi è troppo stressata x continuare a lavorare e mi rinfaccia le 40 ore straordinarie in 6 mesi fatte x colpa mia. entra in maternità anticipata, fa tutta l’obbligatoria, aggiunge tutta la facoltativa è un mese prima di rientrare mi dice che è di nuovo incinta E che vorrebbe un partime, lavorando il mattino perché ha un bambino piccolo. Secondo voi dovrei ora provare empatia ed accogliere le sue richieste? Con la sostituta finalmente riesco a seguire i figli un paio d’ore al pomeriggio… Noi datori di lavoro non siamo tutti uguali, e tra donne qualsiasi sia il tuo ruolo, non c’è sempre solidarietà

  • Sasha |

    Io ho avuto per 3 anni il part time, ho chiesto quello da 30 ore ma me lo hanno negato, per motivi di budget (risparmiavano). Io avevo paura di non farcela e per un po’ ho dovuto fare conti, perchè il nido costava e avevo due figli ravvicinati. Ho l’impressione, non tanto fantasiosa, di essere stata punita per avere avuto due gravidanze di seguito (anche se almeno così hanno dovuto cercare la sostituta una volta sola e poi se la sono anche tenuta assieme a me al mio rientro, per potenziare l’ufficio). Con il cambio di management, improvvisamente cambia tutto. Fino al giorno prima avevo un dirigente che mi firmava tranquillamente il part time e che se fosse aumentato il lavoro magari mi avrebbe parlato e avremmo concordato un part time più lungo. Invece non solo hanno chiuso il mio ufficio nonostante fosse aumentato il lavoro (bastava chiedermi di aumentare da 20 a 30 ore e vedere, poi in realtà quella mole di lavoro, come era successo altre volte, sarebbe andata scemando nell’arco di un anno), ma con questa scusa mi hanno spostata in un’area non gradita, dove non avevo competenze, dove cercavano una persona full time e con questa scusa mi hanno tolto il part time. Dopo avermi anche illuso di poter concordare una proroga, possibilità che non esisteva, che la responsabile delle risorse umane aveva citato senza controllare. é stato tutto inutile, hanno fatto pressioni nonostante avessi chiarito subito che i nonni stanno male e non possono fornire supporto continuativo. Una settimana può andare bene, quella dopo tra visite e malori, resto a piedi. Mio marito lavora in proprio, lavora anche a casa, quindi in casa fa quello che può considerando che di sera e di notte e pausa pranzo si tiene la contabilità. Io ho bisogno del part time e me lo hanno strappato via, demansionandomi e buttandomi a marcire in un ufficio dove hanno bisogno di una persona full time, possibilmente che possa fare straordinari, quindi non con una famiglia, emergenze, malattie etc, e con delle competenze. Io ho una laurea umanistica oltre tutto, non ho fatto ragioneria, e in più per molto tempo mi giro i pollici, inserisco dati, distruggo documenti e faccio fotocopie, dopo una laurea, due stage in grossi nomi (gratis) un lavoro precedente a questa azienda, e più di dieci anni qui dentro dove ho cambiato 4 volte ufficio. Ci sono colleghi che sono nello stesso ufficio da 30 anni e non hanno chiaramente sviluppato quella visione che ho io. Ma io faccio le fotocopie e non avendo capacità e competenze non crescerò mai in quel settore, non è l’area adatta a me e non produco più di tanto. La logica dove sta? Mi sono sentita una pedina, per quel che c’è da fare potevano tenermi 4 ore a inserire dati e via, almeno potevo gestirmi la famiglia. E il rapporto di fiducia si è rotto, è ormai inesistente, perchè non mi sento più di appartenere a questa azienda, non credo in quel che faccio, soffro di attacchi di panico e nonostante lo sappiano capi e risorse umane, nonostante abbia chiesto almeno il cambio ufficio (part time chissà, il gruppo assicurativo parla parla ma in realtà nelle sue società periferiche ogni presidente fa quel che gli pare) tutto tace. Si sono dimenticati di me, e io ora cosa faccio, scelgo, o resto lì senza crescere, ad arricchire qualcuno in cui non credo più, o penso alla mia famiglia e rinuncio alla carriera. carriera che non avrò mai visto come sta andando.

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