Quel giorno di sole in cui sono andata a dare le dimissioni

scritto da il 06 Ottobre 2017

Business people walking together in the city

Io lo ricordo, il giorno in cui sono andata a dare le dimissioni all’ispettorato del lavoro. Era maggio: il giorno prima mio figlio Luca aveva compiuto un anno. C’era il sole, e insieme agli avvocati della mia società, che mi “scortavano”, abbiamo deciso di fare una bella passeggiata. Lasciavo un lavoro che avevo amato, un’azienda di cui mi ero sentita parte – come è sempre stato, in ogni azienda in cui ho lavorato. Lasciavo con il sollievo di chi ha risolto, di chi non ha visto alternative, ma anche di chi ha in testa e nel cuore dei progetti che disegnano già un futuro. Ma lasciavo anche con la tranquillità di chi in casa ha un secondo reddito e al suo fianco un compagno e degli amici che ti convincono che no: non sei tu ad aver fallito.

Io, che non ricordo mai niente, ricordo benissimo il foglio su cui ho sottoscritto che sì, le dimissioni erano volontarie e che no, nessuno mi stava obbligando. Sì: avevo una bambina di quattro anni e un bambino di uno, e stavo “liberamente” scegliendo di diventare una disoccupata.

Il 78% delle dimissioni convalidate dall’ispettorato del lavoro nel 2016 sono state di donne con figli. Di queste, quasi la metà ha detto apertamente che il problema era proprio l’impossibilità di tenere insieme tutto. Chi ha indicato che “mancano i nonni”, chi che il figlio non è stato accettato al nido, chi che non riesce a sostenere i costi “dell’assistenza del neonato”. Nessuna ha potuto scrivere, però, della tristezza, della solitudine e del dolore che rinunciare al lavoro ha significato per lei. Nessuna ha avuto, su quel foglio di dimissioni, la possibilità di raccontare delle situazioni, dei commenti e delle azioni che l’hanno spinta, un passo alla volta, fino alla porta.

Come quella madre di Nuoro che aveva chiesto di saltare la pausa pranzo per poter uscire alle 19.30, e poter così lasciare il bambino al nido fino a quell’ora: l’unico modo che aveva per riuscire a lavorare. La possibilità le è stata negata, “per non creare un precedente” e lei ha dovuto dimettersi.

Il commento dell’impiegata dell’azienda alla sindacalista che seguiva il caso è stato: “Era proprio necessario farsi un figlio? Si assuma la responsabilità, se non può permettersi una tata, lasci il lavoro”. Semplice, no?


Il caso, la lettera alla redazione:

Letizia: “Cara Alley, non raccontiamoci storie sulla maternità”

Ultimi commenti (47)
  • ARIANNA ozello |

    POVERA ITALIA .MA NON DI CUORE .DI PERSONE CON UNA TESTA FUNZIONANTE CHE PENSINO CHE PASSATA UNA CERTA ETA NON SI E PIU COSI DISPONIBILI A SUPE ORARI DA RAGZZE 20ENNI ANCHE SE LO SIAMO STATE .CJE CE LA FAMIGLIA E I FIGLI DA ACCUDIRE CHE E IL ALVORO A DORSI ADATTARE ALLA VITA E NON IL CONTRARIO ..ALLORA MEGLIO AVERE UN ATTIVITA N PROPRIO E ESSERE FELICI UN CANE DEI FIGLI E UNA TAVOLA DA APPARECCHIARE PER TUTTI….CHE TRISTEZZA SENTIRSI DIRE DI DOVERE RINUNCIARE A UN DIRITTO CHE E LA MATERNITA.IN QUESTO PAESE DI MASCHIILISTI LE DONNE ARRIVANO PER UTIME DIVENTANO PERFIDE .SI FANNO LE SCARPE TRA LORO ….CHI NON NE HA HA IL LAVORO E IL CONTRARIO CHE HA FIGLI DA MANTENERE VIENE SCARTATA A PRIORI …….MA COME??????E CHI HA FAMIGLIA CHE DEVE AVERE REDDITO SUFFICIENTE PER MANTENERE…E TUTTI ASSURDO .QUASI IRREALE HO VISSUTO IN FRANCIA E SEI INCENTIVATA AD AVERNE PERCHE CHE UNA RETE DI DONNE L TUO FINCO ..LE ITALIANE NON SONO SOLIDALI TRA LORO HANNO DEI GRAVI PROBLEMI….GIUDICI DONNE CHE AFFIDANO BAMBINE A DROGATI PADRI CHE HANNO 2000 EURO DI STIPENDIO…MA COSA VUOL DIRE???CHE PRIMA FAI FIGLI ?STAI A CASA E POI COME NON BASTASSE TELITOLGONO PERCHENONHAI REDDITTO???SIETE UNA COZZAGLIA DI IPOCRITE….DA UNA PARTE CHI FA FATICA E DALL ALTRA CHI FA IL VOCIONE GRANDE PER SOTTOMETTERE GLI ALTRI…HAI HAI POI VI CHIEDETE PERCHE GLI UOMINI UCCIDO DONNE? PERCHE GLIELO PERMETTETE COME PERMETTETE TUTTE UNA SERIE DI INGIUSTIZIE SOCIALI. CULTURALI ECC….A ME FA INCAZZARE VEDERE CIO VISTO CHE LA GENERAZIONE PRECEDENTE SI ERA BATTUTA PER OTTENERE LA ABORTO.LA PARITA SUL LAVORO E LA GIUSTIZIA NEI TRIBUNALI SIAMO TORNATA INDIETRO DI 30 ANNI….COMPLIMENTI A QUESTO PAESE ……..

  • Maryna |

    Una volta lavorava padre di famiglia, mamma accudiva i figli e bene o male riuscivano a vivere in tre in quattro. Ora si lavora tutti e due ma stipendi non bastano, tempo libero non c’ è, i luoghi di lavoro sono accumulatori dello stress, asili che costano un patrimonio e alle ore 16.00 son già tutti chiusi. E un vicolo cieco. Per forza non tutti riescono a resistere a questa corsa e decidono di mettere un punto sopra la i.

  • Elena orlandi |

    Io ho lasciato un posto a tempo indeterminato in cui un capo donna e una collega più anziana donna hanno fatto di tutto per farmi sentire inadeguata ed incapace, senza mai fare un giorno a casa di ferie in più di quelle decise dal datore di lavoro…ero anche inquadrata al quinto livello (usciere) pur essendo laureata con 110 nella materia per cui prestavo la mia opera. Questo è il rispetto per il lavoro delle donne, spesso calpestato da altre donne. Ora lavoro per uomini, non sono a tempo indeterminato, ma ho uno stipendio dignitoso, nessuno mi regala nulla, lavoro molto e ho poco tempo per me è le mie bambine, ma sono rispettata e benvoluta. Purtroppo molto dipende dai datori di lavoro, è molto comodo anche dar la colpa solo alle leggi dello stato, bisogna anche applicarle con umanità, ciò spesso manca.

  • Luana borgognoni |

    La mia storia è simile alle altre, storie di donne che per sbarcare il lunario sono costrette a scendere a patti con il diavolo. Ho tre figli e non ho mai lavorato con un contratto regolare, faccio parte quindi di quelle persone dette INVISIBILI che lavorano con partita iva, che vivono ogni giorno senza certezze senza garanzie. Per anni sono tornata a casa solo per mettere il pigiama ai miei figli, ho iniziato a lavorare da casa peggio non avevo più un momento per me lavoravo praticamente h24 senza mai un giorno di riposo, una tredicesima un incentivo, poi ho detto basta non potevo fare altrimenti ora piano piano mi sto riappropriando della mia vita, ma so che non potrò mai più recuperare il tempo perduto… le cose da dire sono tante se siete curiosi trovate la mia storia qui https://papercircus.it/chi-siamo
    cambiare forse si può ma bisogna trovare tanto coraggio e sempre non è facile

  • Caterina la Rocca |

    Complimenti ti fa onore.

  • Silvia Ceriegi |

    Io invece ho lasciato un posto a tempo indeterminato per rincorrere i miei sogni e fare carriera lavorando per me, facendo ciò che amo. Questo mi permette di stare di più coi miei bimbi, ma no, non l’ho fatto per loro. Ne ho scritto qui http://www.trippando.it/lettera-ai-miei-figli-dopo-essermi-licenziata-non-l-ho-fatto-per-voi/ e mi piacerebbe dare un segnale positivo a tutte le mamme che non osano buttarsi.

  • Giovanna |

    Brava!!!!Grazie per la tua testimonianza

  • Francesca |

    Io lavoravo al sole 24 ore! Ero incinta di tre mesi !
    Non dico altro solo che oggi sono molto più felice….
    Con titoli, esperienza , capacità e fortuna ho avuto una buona opportunità e ho saputo coglierla .
    Non tutte hanno fortuna!

  • alberto menegazzi |

    l’Italia è arretrata…..non si respira libertà, non si vive e gode anche del proprio lavoro. Non so chi e perchè ma vogliono che tutto quello che è gioia, sole, vita, sia e venga odiato, ridimensionato e comunque in qualche modo “pagato” in sofferenza…Fantozzi lungimirante, siamo e rimarremmo quelli….

  • Barbara |

    Io ho dovuto lasciare il mio tanto amato lavoro dove X anni avevo dato tutta me stessa, il perché? Due bambini ravvicinati e la moglie del capo che da casalinga prende il mio posto…sono stata insultata, messa in ridicola in una riunione preparata ad hoc davanti tutti i miei colleghi messa in mezzo come in una gogna e per mezz’ora fino a quando non sono scoppiata a piangere, a quel punto la moglie del capo (mamma di 3 figli) ha detto al marito che per il momento poteva bastare. Mi ero organizzata per il mio solito tempo pieno e invece no…part-time forzato di pomeriggio cosicchè non avrei mai potuto vedere i miei bambini se non il sabato e la domenica…ma no! Da adesso in poi il sabato mattina si lavorava. Mi hanno emarginata in tutto e per tutto e nessun collega avesse mai alzato un dito per difendermi. Beh dopo 4 anni non ho trovato altra soluzione se non le dimissioni volontarie…in compenso dopo 3 mesi abbiamo aperto io ed altre sue persone una ditta da soli e abbiamo guadagnato tantissimi dei suoi clienti… Mi godo i miei due bambini e la depressione non c’è più!!!