Le nuove carriere: quando uno stop è un nuovo inizio, non solo per Totti e Cagnotto

scritto da il 13 Giugno 2017

piscina

Abbiamo detto addio alle carriere tradizionali: stessa azienda, stesso ruolo e crescita in verticale. Ci sono diversi fattori demografici e macro economici che ci stanno portando ad una nuova concezione di carriera molto più fluida rispetto al passato.

Negli ultimi anni la fotografia del nostro Paese è cambiata. L’aumento della vita media, il progressivo invecchiamento della popolazione e l’innalzamento dell’età pensionabile hanno avuto un impatto all’interno delle organizzazioni aziendali. Anche l’economia del lavoro è cambiata perché sono entrate nel mercato piattaforme virtuali che intercettano domanda e offerta di lavoro in modo semplice e veloce che rompono definitivamente il modello del “posto fisso” e aprono le porte a quella che viene chiamata “GIG economy”.

Il mondo dello sport ci ha recentemente lasciato due addii. Il 13 maggio Tania Cagnotto ha regalato ai suoi tifosi un ultimo tuffo “a bomba” e il 28 maggio Francesco Totti ha annunciato lo stop della sua carriera da calciatore con una grande festa.

Tuttavia “spegnere la luce”, utilizzando la metafora di Totti, non è semplice. Non è semplice quando sei all’apice della tua carriera oppure quando sei tranquillo nella posizione di sempre e qualcuno ti fa notare che il tuo tempo è scaduto. Non è semplice quando ti accorgi che non hai più nulla da imparare dall’azienda ma solo viceversa. Non è semplice quando ti trovi in un incarico internazionale, passano gli anni, e non riesci a rientrare. Oppure vieni nominato per un ruolo prestigioso ma non operativo e ti accorgi che in realtà sei stato allontanato come spiega un’espressione latina “Promoveatur ut amoveatur”.

totti_roma_1Se spegniamo la luce cosa succede? Stiamo male. Totti parla di paura e pianto. Cagnotto di nostalgia. E se fa male spegnere le luci nello sport, mondo in cui è usuale lasciare molto giovani i ruoli di sportivi, figuriamoci nel mondo lavorativo più classico. Eppure le nuove carriere sono e saranno sempre più fluide. Gli stop saranno nuove ripartenze e le pause sono fasi di transizione che possono portare più lontano.

Nella recente ricerca di BCG, The Mix That Matters, viene rilevato che i percorsi di carriera variegati portano ad una maggiore innovazione e beneficio per le aziende in cui si lavora oltre che per sé stessi.

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All’estero i periodi sabbatici sono usati con maggiore normalità e spesso utilizzati per un percorso di formazione alternativo che potrebbe portare a delle opportunità nuove e inaspettate. I passi indietro che si compiono nelle carriere possono essere investimento per dedicarsi ad altro. E io non credo che nella vita professionale bisogni avere sempre un obiettivo preciso perché le situazioni, l’economia e il lavoro cambia e la carta della flessibilità è quella che vince sempre.

Il coraggio a cambiare è davvero come un tuffo, dura pochi secondi, si trattiene il respiro e ci si ritrova da un piccolo trampolino ad un mare immenso di opportunità.

Ultimi commenti (4)
  • massimo squarza |

    Ogni lustro ha il suo gusto! Vivi

  • Cetti |

    Il tuo articolo mi è molto piaciuto.
    Se te ne vai prima che “spengano la luce” conservi autostima energia ecc. e puoi ripartire per nuove avventure lavorative. In caso contrario il percorso è difficile e non sempre riesci a riemergere.

  • Francesca Devescovi |

    Grazie Marco per il commento che condivido. Prima di tuffarsi è bene prepararsi bene sia in termini di competenze che di relazioni.

  • Marco |

    E’ tutto vero, talvolta, ma bisogna prestare attenzione a non fare tuffi nel vuoto….. nel mare ci sono anche gli scogli, e ci si può far male.